Se lo Zar ora fa sul serio

La “risposta dura” promessa dal presidente Vladimir Putin, è arrivata. Nel corso della mattinata di ieri, si sono registrati massicci attacchi missilistici su Kiev (lungo la via Vladimirskaya, dove si trova l’ufficio centrale dell’Sbu, i Servizi di Sicurezza ucraini), Dnipro, Zhytomyr, Poltava, Ternopil, Khmelnytsky, Vinnytsa, Kharkov e Leopoli.

In un discorso trasmesso dalla televisione di Stato russa, durante la riunione con il suo Consiglio del sicurezza, Putin ha giustificato i raid con armi ad alta precisione di lunga gittata come una rappresaglia per quella che ha definito una “azione terroristica” contro il territorio russo, ovvero il danneggiamento del ponte di Kerch in Crimea.

L’allerta aerea nella capitale è stata la più lunga dal 24 febbraio, quando è iniziata l’operazione speciale di Mosca.

Il cambio di strategia ha segnato anche l’esordio al comando delle forze russe di Sergei Surovikin, soprannominato “generale Armageddon” per la sua brutalità. Pare sia stato proprio lui a proporre l’uso di missili su larga scala contro il sistema militare, energetico e delle comunicazioni dell’Ucraina.

Le forze armate russe hanno “colpito tutti gli obiettivi” prefissati. Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Mosca citato dall’agenzia di stampa Interfax. Per la Tass “la finalità dei raid in Ucraina è stata raggiunta”.

Le autorità ucraine hanno precisato che “alle 14 la Federazione russa aveva fatto uso di 84 missili cruise e 24 Uav, tra cui 13 droni iraniani Shahid-136”. “56 dei proiettili usati, 43 missili e 13 Uav sono stati distrutti”.

Pesante la conta dei danni: “Impianti infrastrutturali critici, in particolare nel settore delle forniture energetiche, sono stati colpiti in otto regioni e nella città di Kiev, dove sono scoppiati oltre 30 incendi”.

“La prima puntata è andata in onda, ce ne saranno altre”, ha scritto su Telegram il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev. Poi un avvertimento a Zelensky: “L’obiettivo delle azioni future della Russia dovrebbe essere lo smantellamento completo del regime politico dell’Ucraina”.
A tenere banco è stata anche l’entrata nel conflitto della Bielorussia, dopo che il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, ha annunciato che Minsk e Mosca “dispiegheranno un gruppo regionale congiunto di truppe” per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi, denunciando la preparazione di un attacco contro il suo Paese da parte di Kiev.

“Non c’è bisogno che truppe bielorusse partecipino all’operazione militare speciale russa in Ucraina”, ha detto alla Ria Novosti il presidente della commissione Difesa della Duma, Andrei Kartapolov. Per Kartapolov il dispiegamento di forze congiunte è principalmente una risposta alle azioni della Polonia, che ha iniziato a schierare formazioni al confine con la Bielorussia. Poi una frase sibillina: “È stata semplicemente presa la decisione, su richiesta del presidente bielorusso, di schierare questo gruppo. È troppo presto per dire in che misura. La decisione sarà presa dagli Stati maggiori dei nostri Paesi”.
Proprio dalla Bielorussia sarebbero stati lanciati i temibili ed efficaci droni iraniani Shahed-136. Lo si legge in una nota dello Stato Maggiore ucraino pubblicata su Facebook.

Il bilancio delle vittime continua a salire. Secondo i servizi di emergenza ucraini, sono 11 le persone rimaste uccise e 64 quelle ferite. A Kiev, secondo le autorità cittadine, 8 persone sono morte nel quartiere di Shevchenkivskyi.

Gli Stati Uniti hanno chiesto ai propri cittadini in Ucraina di stare al riparo e lasciare il Paese in modo sicuro. “La Russia ha lanciato attacchi contro le infrastrutture civili ucraine ed edifici governativi a Kiev ed in altri posti – si legge in una dichiarazione dell’ambasciata Usa in Ucraina – gli attacchi continui della Russia costituiscono una minaccia diretta ai civili ed alle infrastrutture civili”.
“L’ambasciata degli Stati Uniti esorta i cittadini americani a stare al riparo ed a lasciare l’Ucraina usando mezzi privati disponibili, quando sarà sicuro farlo”, continua l’ambasciata, sottolineando che “la situazione della sicurezza è estremamente volatile e potrebbe deteriorare senza un preavviso”. “I cittadini americani, conclude, devono rimanere vigili ed adottare misure appropriate per aumentare la propria sicurezza”.

La “risposta dura” promessa dal presidente Vladimir Putin, è arrivata. Nel corso della mattinata di ieri, si sono registrati massicci attacchi missilistici su Kiev (lungo la via Vladimirskaya, dove si trova l’ufficio centrale dell’Sbu, i Servizi di Sicurezza ucraini), Dnipro, Zhytomyr, Poltava, Ternopil, Khmelnytsky, Vinnytsa, Kharkov e Leopoli.

In un discorso trasmesso dalla televisione di Stato russa, durante la riunione con il suo Consiglio del sicurezza, Putin ha giustificato i raid con armi ad alta precisione di lunga gittata come una rappresaglia per quella che ha definito una “azione terroristica” contro il territorio russo, ovvero il danneggiamento del ponte di Kerch in Crimea.

L’allerta aerea nella capitale è stata la più lunga dal 24 febbraio, quando è iniziata l’operazione speciale di Mosca.

Il cambio di strategia ha segnato anche l’esordio al comando delle forze russe di Sergei Surovikin, soprannominato “generale Armageddon” per la sua brutalità. Pare sia stato proprio lui a proporre l’uso di missili su larga scala contro il sistema militare, energetico e delle comunicazioni dell’Ucraina.

Le forze armate russe hanno “colpito tutti gli obiettivi” prefissati. Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Mosca citato dall’agenzia di stampa Interfax. Per la Tass “la finalità dei raid in Ucraina è stata raggiunta”.

Le autorità ucraine hanno precisato che “alle 14 la Federazione russa aveva fatto uso di 84 missili cruise e 24 Uav, tra cui 13 droni iraniani Shahid-136”. “56 dei proiettili usati, 43 missili e 13 Uav sono stati distrutti”.

Pesante la conta dei danni: “Impianti infrastrutturali critici, in particolare nel settore delle forniture energetiche, sono stati colpiti in otto regioni e nella città di Kiev, dove sono scoppiati oltre 30 incendi”.

“La prima puntata è andata in onda, ce ne saranno altre”, ha scritto su Telegram il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev. Poi un avvertimento a Zelensky: “L’obiettivo delle azioni future della Russia dovrebbe essere lo smantellamento completo del regime politico dell’Ucraina”.
A tenere banco è stata anche l’entrata nel conflitto della Bielorussia, dopo che il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, ha annunciato che Minsk e Mosca “dispiegheranno un gruppo regionale congiunto di truppe” per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi, denunciando la preparazione di un attacco contro il suo Paese da parte di Kiev.

“Non c’è bisogno che truppe bielorusse partecipino all’operazione militare speciale russa in Ucraina”, ha detto alla Ria Novosti il presidente della commissione Difesa della Duma, Andrei Kartapolov. Per Kartapolov il dispiegamento di forze congiunte è principalmente una risposta alle azioni della Polonia, che ha iniziato a schierare formazioni al confine con la Bielorussia. Poi una frase sibillina: “È stata semplicemente presa la decisione, su richiesta del presidente bielorusso, di schierare questo gruppo. È troppo presto per dire in che misura. La decisione sarà presa dagli Stati maggiori dei nostri Paesi”.
Proprio dalla Bielorussia sarebbero stati lanciati i temibili ed efficaci droni iraniani Shahed-136. Lo si legge in una nota dello Stato Maggiore ucraino pubblicata su Facebook.

Il bilancio delle vittime continua a salire. Secondo i servizi di emergenza ucraini, sono 11 le persone rimaste uccise e 64 quelle ferite. A Kiev, secondo le autorità cittadine, 8 persone sono morte nel quartiere di Shevchenkivskyi.

Gli Stati Uniti hanno chiesto ai propri cittadini in Ucraina di stare al riparo e lasciare il Paese in modo sicuro. “La Russia ha lanciato attacchi contro le infrastrutture civili ucraine ed edifici governativi a Kiev ed in altri posti – si legge in una dichiarazione dell’ambasciata Usa in Ucraina – gli attacchi continui della Russia costituiscono una minaccia diretta ai civili ed alle infrastrutture civili”.
“L’ambasciata degli Stati Uniti esorta i cittadini americani a stare al riparo ed a lasciare l’Ucraina usando mezzi privati disponibili, quando sarà sicuro farlo”, continua l’ambasciata, sottolineando che “la situazione della sicurezza è estremamente volatile e potrebbe deteriorare senza un preavviso”. “I cittadini americani, conclude, devono rimanere vigili ed adottare misure appropriate per aumentare la propria sicurezza”.

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