“Se vogliamo la pace dobbiamo allargare l’Unione Europea”

 

Si vis pacem, allarga l’Unione europea. L’Italia, ieri, si fa promotrice e sostenitrice dell’ingresso, nella Ue, dei Paesi dell’area dei Balcani occidentali. Dopo l’ingresso della Croazia nell’eurozona, Roma ora intesse un dialogo per favorire l’approdo nella casa comune europea di Paesi come l’Albania, il Kosovo, la Macedonia del Nord, la Bosnia Erzegovina, la Serbia e il Montenegro. Nazioni con le quali, storicamente, l’Italia ha da sempre ottimi rapporti economici e anche politici. La premier Giorgia Meloni, intervenuta con un videomessaggio alla conferenza tenutasi a Trieste sul tema del rapporto tra Roma e l’area balcanica occidentale, ha richiamato l’Europa alle sue responsabilità. Perché la vicenda, oltre che storica e culturale, prima ancora che economica, è politica e strategica. Si tratta di un quadro tutt’altro che banale. Anzi, di una prospettiva importante e potenzialmente foriera di conseguenze di capitale importanza sugli assetti continentali. Un allargamento della Ue a Est porterebbe pace e stabilità a tutta l’Europa orientale e, adesso che infuria la guerra tra Kiev e Mosca, rappresenta una necessità che l’Ue deve affrontare a tutti i costi. Ne è convinto Alessandro Battilocchio, deputato di Forza Italia, membro delle commissioni Affari Esteri e Politiche dell’Unione Europea della Camera, che questi argomenti li conosce benissimo e non solo per essere stato il più giovane eurodeputato eletto di sempre e per aver guidato, nel corso degli ultimi anni, numerose delegazioni e spedizioni umanitarie e diplomatiche in giro per il mondo, dall’Asia e dal Medio Oriente fino, proprio, agli scenari balcanici.
Onorevole Battilocchio, la premier Giorgia Meloni ha detto che è urgente, per l’Unione europea, riaffermare la propria presenza, culturale e valoriale, dunque politica, nell’area dei Balcani occidentali.
“Sono assolutamente d’accordo. È quello che è emerso nel corso dell’importante conferenza che si è tenuta a Trieste, promossa dal nostro ministero degli esteri e dal ministro Antonio Tajani. Occorre una sempre maggiore integrazione dell’area dei Balcani Occidentali in Europa e in questo contesto l’Italia vuole e può giocare un ruolo importante, portando pace e stabilità in tutta la regione. Spero che la conferenza rappresenti un momento veramente importante anche a causa e come conseguenza, ovviamente, di quello che è accaduto dal 24 Febbraio, con l’aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa”.
Cosa bolle in pentola? Che processo si può innescare da Trieste?
“Noi siamo per un’accelerazione dell’adesione dei paesi dei Balcani occidentali all’Unione Europea. E questo lo ha detto e ribadito anche il nostro ministro. L’incontro di Trieste rappresenta uno step ulteriore e nuovo verso questo obiettivo e rafforza, inoltre, l’amicizia tra il nostro Paese e l’intera area. L’Italia deve riprendersi quel ruolo che la storia, e un po’ anche la geografia, ci ha assegnato”.
Quel ruolo storico e geografico di dialogo naturale attraverso l’Adriatico e non solo come potrebbe essere declinato oggi, secondo lei?
“L’area occidentale dei Balcani va integrata nel contesto europeo. E l’Italia può recitare la sua parte. Siamo all’inizio della legislatura ma abbiamo, su questo tema, un ministro degli Esteri come Antonio Tajani che è molto determinato. Le parole della presidente Meloni vanno nella direzione giusta. Quindi sono piuttosto ottimista sul fatto che questi anni ci potrà essere effettivamente un’accelerazione importante. Che, ripeto, dopo l’aggressione russa all’Ucraina diventa sempre più necessaria”.
Le relazioni bilaterali, specialmente sul profilo economico e commerciale sembrano ottime..
“Siamo i primi investitori stranieri nell’area, l’aspetto economico è importantissimo, basilare. Però c’è tutta un’altra serie di altri elementi da tenere presenti…”
Tipo?
“Si tratta di un’area dall’importanza strategica rilevantissima, uno snodo di collegamento fondamentale tra l’Est e l’Ovest. Avere l’area balcanica nella Ue significherebbe avere maggiori e più solide chance di pace, vorrebbe dire più stabilità nell’intero quadrante che deriverebbe dalla gestione condivisa di diversi temi e di diverse questioni”.
Quali sono i più pressanti?
“Mi viene in mente, per esempio, il tema legato all’immigrazione. Che non riguarda soltanto la frontiera sud dell’Europa ma anche quella orientale, che passa proprio dall’area balcanica, come ben sappiamo. Ho trovato molto positivo, poi, che appena la settimana scorsa, il nostro rappresentante italiano, il consigliere diplomatico della presidenza del consiglio, l’ambasciatore Francesco Talò, abbia partecipato alla riunione del quintetto che si occupa di formulare ipotesi e proposte di pace tra Serbia e Kosovo. Si tratta di un altro, importante, segnale che testimonia l’impegno dell’Italia per portare la pace e la stabilità nei Balcani. E ciò, oggi più che mai con il conflitto in Ucraina, rappresenta il segnale che si sta andando nella direzione giusta”.
A proposito di guerra, il parlamento ha appena licenziato il decreto Ucraina. Con qualche sorpresa, ma nemmeno così imprevedibile, sui voti finali in aula. L’Italia resta al fianco di Kiev. E non fa nessun passo indietro.
“Assolutamente sì. Nel segno della continuità. Forza Italia conferma la sua posizione che è, ovviamente, quella di supporto all’Ucraina. Supporto che abbiamo garantito già dal giorno dopo all’aggressione russa iniziata il 24 febbraio scorso. Su questo punto, già nella scorsa legislatura, nelle risoluzioni e negli atti che sono stati approvati, si era registrata una convergenza sostanzialmente unanime. Ora ci sono stati, invece, dei distinguo. Che non fanno bene. Però il Parlamento, a larga maggioranza con un centrodestra compatto, ha confermato appunto il supporto dell’Italia a Kiev che, in questo momento, sta lottando in un contesto di aggressione, da parte della Federazione russa. Bene, dunque, ha fatto che il Parlamento che si è mosso, compatto, andando nella giusta direzione”.
Non tutti hanno votato sì però…
“Dispiace per alcune forze politiche che pure, in altre occasioni avevano garantito il loro sostegno e che ora si sono un po’ sfilate. FI, in maniera coerente, ha ribadito la necessità che l’Italia faccia la sua parte nel contesto del blocco occidentale nella cornice della Nato e della Ue”.

 

Si vis pacem, allarga l’Unione europea. L’Italia, ieri, si fa promotrice e sostenitrice dell’ingresso, nella Ue, dei Paesi dell’area dei Balcani occidentali. Dopo l’ingresso della Croazia nell’eurozona, Roma ora intesse un dialogo per favorire l’approdo nella casa comune europea di Paesi come l’Albania, il Kosovo, la Macedonia del Nord, la Bosnia Erzegovina, la Serbia e il Montenegro. Nazioni con le quali, storicamente, l’Italia ha da sempre ottimi rapporti economici e anche politici. La premier Giorgia Meloni, intervenuta con un videomessaggio alla conferenza tenutasi a Trieste sul tema del rapporto tra Roma e l’area balcanica occidentale, ha richiamato l’Europa alle sue responsabilità. Perché la vicenda, oltre che storica e culturale, prima ancora che economica, è politica e strategica. Si tratta di un quadro tutt’altro che banale. Anzi, di una prospettiva importante e potenzialmente foriera di conseguenze di capitale importanza sugli assetti continentali. Un allargamento della Ue a Est porterebbe pace e stabilità a tutta l’Europa orientale e, adesso che infuria la guerra tra Kiev e Mosca, rappresenta una necessità che l’Ue deve affrontare a tutti i costi. Ne è convinto Alessandro Battilocchio, deputato di Forza Italia, membro delle commissioni Affari Esteri e Politiche dell’Unione Europea della Camera, che questi argomenti li conosce benissimo e non solo per essere stato il più giovane eurodeputato eletto di sempre e per aver guidato, nel corso degli ultimi anni, numerose delegazioni e spedizioni umanitarie e diplomatiche in giro per il mondo, dall’Asia e dal Medio Oriente fino, proprio, agli scenari balcanici.
Onorevole Battilocchio, la premier Giorgia Meloni ha detto che è urgente, per l’Unione europea, riaffermare la propria presenza, culturale e valoriale, dunque politica, nell’area dei Balcani occidentali.
“Sono assolutamente d’accordo. È quello che è emerso nel corso dell’importante conferenza che si è tenuta a Trieste, promossa dal nostro ministero degli esteri e dal ministro Antonio Tajani. Occorre una sempre maggiore integrazione dell’area dei Balcani Occidentali in Europa e in questo contesto l’Italia vuole e può giocare un ruolo importante, portando pace e stabilità in tutta la regione. Spero che la conferenza rappresenti un momento veramente importante anche a causa e come conseguenza, ovviamente, di quello che è accaduto dal 24 Febbraio, con l’aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa”.
Cosa bolle in pentola? Che processo si può innescare da Trieste?
“Noi siamo per un’accelerazione dell’adesione dei paesi dei Balcani occidentali all’Unione Europea. E questo lo ha detto e ribadito anche il nostro ministro. L’incontro di Trieste rappresenta uno step ulteriore e nuovo verso questo obiettivo e rafforza, inoltre, l’amicizia tra il nostro Paese e l’intera area. L’Italia deve riprendersi quel ruolo che la storia, e un po’ anche la geografia, ci ha assegnato”.
Quel ruolo storico e geografico di dialogo naturale attraverso l’Adriatico e non solo come potrebbe essere declinato oggi, secondo lei?
“L’area occidentale dei Balcani va integrata nel contesto europeo. E l’Italia può recitare la sua parte. Siamo all’inizio della legislatura ma abbiamo, su questo tema, un ministro degli Esteri come Antonio Tajani che è molto determinato. Le parole della presidente Meloni vanno nella direzione giusta. Quindi sono piuttosto ottimista sul fatto che questi anni ci potrà essere effettivamente un’accelerazione importante. Che, ripeto, dopo l’aggressione russa all’Ucraina diventa sempre più necessaria”.
Le relazioni bilaterali, specialmente sul profilo economico e commerciale sembrano ottime..
“Siamo i primi investitori stranieri nell’area, l’aspetto economico è importantissimo, basilare. Però c’è tutta un’altra serie di altri elementi da tenere presenti…”
Tipo?
“Si tratta di un’area dall’importanza strategica rilevantissima, uno snodo di collegamento fondamentale tra l’Est e l’Ovest. Avere l’area balcanica nella Ue significherebbe avere maggiori e più solide chance di pace, vorrebbe dire più stabilità nell’intero quadrante che deriverebbe dalla gestione condivisa di diversi temi e di diverse questioni”.
Quali sono i più pressanti?
“Mi viene in mente, per esempio, il tema legato all’immigrazione. Che non riguarda soltanto la frontiera sud dell’Europa ma anche quella orientale, che passa proprio dall’area balcanica, come ben sappiamo. Ho trovato molto positivo, poi, che appena la settimana scorsa, il nostro rappresentante italiano, il consigliere diplomatico della presidenza del consiglio, l’ambasciatore Francesco Talò, abbia partecipato alla riunione del quintetto che si occupa di formulare ipotesi e proposte di pace tra Serbia e Kosovo. Si tratta di un altro, importante, segnale che testimonia l’impegno dell’Italia per portare la pace e la stabilità nei Balcani. E ciò, oggi più che mai con il conflitto in Ucraina, rappresenta il segnale che si sta andando nella direzione giusta”.
A proposito di guerra, il parlamento ha appena licenziato il decreto Ucraina. Con qualche sorpresa, ma nemmeno così imprevedibile, sui voti finali in aula. L’Italia resta al fianco di Kiev. E non fa nessun passo indietro.
“Assolutamente sì. Nel segno della continuità. Forza Italia conferma la sua posizione che è, ovviamente, quella di supporto all’Ucraina. Supporto che abbiamo garantito già dal giorno dopo all’aggressione russa iniziata il 24 febbraio scorso. Su questo punto, già nella scorsa legislatura, nelle risoluzioni e negli atti che sono stati approvati, si era registrata una convergenza sostanzialmente unanime. Ora ci sono stati, invece, dei distinguo. Che non fanno bene. Però il Parlamento, a larga maggioranza con un centrodestra compatto, ha confermato appunto il supporto dell’Italia a Kiev che, in questo momento, sta lottando in un contesto di aggressione, da parte della Federazione russa. Bene, dunque, ha fatto che il Parlamento che si è mosso, compatto, andando nella giusta direzione”.
Non tutti hanno votato sì però…
“Dispiace per alcune forze politiche che pure, in altre occasioni avevano garantito il loro sostegno e che ora si sono un po’ sfilate. FI, in maniera coerente, ha ribadito la necessità che l’Italia faccia la sua parte nel contesto del blocco occidentale nella cornice della Nato e della Ue”.
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