A spasso nel tempo con l’AI: l’inganno del selfie facile
Il pericolo della tendenza che trasforma tutto in un gioco… e ci fa dimenticare la realtà.
All’inizio i selfie con le celebrità creati con l’IA sembravano una magia. Bastava una foto e poche parole per ritrovarsi accanto a un attore famoso o dentro una scena che non abbiamo mai vissuto. Era una novità che colpiva, un gioco che sembrava aprire mondi nuovi. Poi tutto è cambiato in fretta. Oggi chiunque può farlo: ragazzi che si abbracciano con la loro versione anziana, come se il tempo fosse un filtro; mini‑video che ripropongono barzellette vecchie, rese più “forti” con parolacce e bestemmie; facce incollate ovunque, trailer inventati, contenuti fatti in serie. La scopa nuova è passata di mano e ora la usano tutti, senza pensarci troppo.
L’inquinamento che non si vede
Il consumismo ci ha abituati all’usa e getta, ma qui succede il contrario: l’uso dura un attimo, ma il “gettare” è impossibile. Ogni video resta online, si accumula, si somma agli altri. È un inquinamento che non si vede ma si sente, un rumore continuo che ci segue ovunque. E mentre ci abituiamo a questa valanga di contenuti, nasce un’idea pericolosa: che tutto sia facile, che basti un comando per ottenere ciò che vogliamo, che la vita vera funzioni come un’app. Così diventiamo più pigri, più superficiali, più convinti che la realtà sia un gioco da schermo. E senza uno sguardo più ampio, senza un progetto, senza un’idea di futuro, l’umanità perde la sua direzione.
Sangue, sudore e lacrime
L’unica speranza è che tutto questo resti una moda, una tendenza che passa. E che si torni a creare davvero: studiare, progettare, provare, sbagliare, ricominciare. Metterci dentro tempo, fatica, impegno. Sangue, sudore e lacrime, come si diceva una volta. Perché solo ciò che richiede sforzo lascia un segno. Solo ciò che nasce da un percorso vero ha valore nella sua unicità.
E allora la domanda è semplice: cosa resterà di questo mare di contenuti che non si possono nemmeno buttare E ancora: vogliamo davvero vivere in un eterno copia‑incolla E soprattutto: quanto ci metteremo a capire che la vita non funziona cosi e che i problemi non si risolvono con un prompt?
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