Serendipità

Tra i neologismi della nostra lingua c’è “serendipità”. Fu coniato dallo scrittore inglese Horace Walpole (1717-1797),dopo aver letto la fiaba “Tre prìncipi di Serendippo”, nella quale i protagonisti scoprono, lungo la loro strada, indizi che li aiuteranno in varie occasioni. Il termine indica la fortuna di fare scoperte per puro caso o di trovare una cosa imprevista. Nel 2008, Steve Hollinger lanciò in aria, per gioco, una macchina fotografica digitale e, recuperando l’immagine fissata per caso dall’obiettivo, gli venne in mente di costruire un apparecchio per registrare foto particolari. Negli anni Sessanta del secolo scorso, Gay Talese, all’epoca giovane reporter, sostenne che New York era una città di cose che passano inosservate. A Manhattan, durante le sue peregrinazioni, seguì le scorribande dei gatti randagi, catalogò i lustrascarpe, sparsi qua e là, e scoprì una colonia di formiche, in cima all’Empire State Building. Alla fine, pubblicò le sue scoperte nel libro “New York: A Serendipiter’s Journey”. Fu serendipità anche per Cristoforo Colombo, con la scoperta dell’America, mentre era alla ricerca della via per le Indie.

Mauro De Vincentiis

Tra i neologismi della nostra lingua c’è “serendipità”. Fu coniato dallo scrittore inglese Horace Walpole (1717-1797),dopo aver letto la fiaba “Tre prìncipi di Serendippo”, nella quale i protagonisti scoprono, lungo la loro strada, indizi che li aiuteranno in varie occasioni. Il termine indica la fortuna di fare scoperte per puro caso o di trovare una cosa imprevista. Nel 2008, Steve Hollinger lanciò in aria, per gioco, una macchina fotografica digitale e, recuperando l’immagine fissata per caso dall’obiettivo, gli venne in mente di costruire un apparecchio per registrare foto particolari. Negli anni Sessanta del secolo scorso, Gay Talese, all’epoca giovane reporter, sostenne che New York era una città di cose che passano inosservate. A Manhattan, durante le sue peregrinazioni, seguì le scorribande dei gatti randagi, catalogò i lustrascarpe, sparsi qua e là, e scoprì una colonia di formiche, in cima all’Empire State Building. Alla fine, pubblicò le sue scoperte nel libro “New York: A Serendipiter’s Journey”. Fu serendipità anche per Cristoforo Colombo, con la scoperta dell’America, mentre era alla ricerca della via per le Indie.

Mauro De Vincentiis

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli