Salute

Settembre detox, né miracoli né diete da guru: serve testa, costanza e la voglia di smettere con le scuse

di Nicola Santini -


Settembre arriva sempre con l’aria di una raccomandata di equitalia che sai che deve arrivare ma non sai il giorno preciso e speri di dimenticartene mentre stai a mollo: presenta il conto di quello che hai fatto a luglio e agosto. Non quello dei viaggi, ma quello dei chili.

La bilancia diventa un tribunale e tu l’imputato, reo confesso di fritti, mojito e granite.
A quel punto partono le solite sceneggiate: iscrizioni in palestra mai frequentata, tisane miracolose, detox che durano il tempo di una storia su Instagram.
È la stagione in cui tutti diventano guru della ripartenza, ma la verità è che per rimettersi in riga non servono punizioni medievali, basta buonsenso, parola oggi in disuso.

Il corpo non ha bisogno di essere frustato con maratone improvvisate, ma di tornare a muoversi.
Camminare, salire scale, smettere di lamentarsi con la scusa del tempo.
È umile, ma funziona.

Quanto alla tavola, il dramma è che ci ostiniamo a chiamare dieta quello che in realtà dovrebbe essere la normalità: verdure vere, non decorative, carboidrati sì ma con cervello, senza la paranoia da “pane bandito” che finisce sempre per esplodere in abbuffate notturne.
E poi bere, che non significa cocktail allungati ma acqua, semplice, noiosa, ma necessaria.
Sarebbe persino gratis, dettaglio che la rende sospetta ai più. Mangiare piano, invece, è la condanna più dura in un mondo dove tutto dev’essere veloce: eppure ascoltare il corpo è l’unico vero lusso che abbiamo.

Settembre non è il mese dei buoni propositi (magari: quello funziona su Facebook ed è un acchiappalike datatissimo) è quello delle scuse: chi vuole si rimette in riga subito, chi non vuole trova sempre un modo per raccontarsi che “tanto da lunedì cambio tutto”. Il problema è che lunedì non arriva mai, ma intanto la pancia resta.

E resta pure lo specchio che non fa sconti, la camicia che tira e la cintura che segna.
Settembre è crudele perché non è carnevale: non ti lascia maschere, ti toglie l’abbronzatura e ti riconsegna al neon dell’ufficio. E allora via con le nuove ossessioni: il collega che vanta già cinque chili persi, l’amica che posta centrifugati color palude, il nutrizionista improvvisato che spiega la chetogenica dopo aver fatto due giorni di digiuno a metà. È un circo e tu, che pure non ti senti un acrobata, ci caschi. La verità è che le scorciatoie non esistono: non c’è bacchetta magica, non c’è filtro Instagram che regga davanti allo specchio.

L’unico modo è la costanza, quella noiosa, che non vende libri e non fa like. È cucinare senza grassi nascosti, rinunciare al pacchetto di patatine “perché tanto è piccolo”, non pensare che un giro in bicicletta la domenica equivalga a un allenamento olimpico. È fatica silenziosa e spesso ingrata, perché i risultati non arrivano subito e nel frattempo ti domandi chi te lo faccia fare.

Poi però un giorno ti ritrovi a chiudere la giacca senza trattenere il fiato, e capisci che era quella la vittoria. Non servono santoni, né slogan motivazionali, né diete vendute come religioni: serve la testa.
Settembre è un banco di prova, non un atto di fede. E chi lo affronta con realismo si ritroverà a dicembre con qualche chilo in meno e un po’ di orgoglio in più. Gli altri continueranno a raccontarsi la favola del “da lunedì comincio”, salvo poi arrivare a gennaio con la stessa pancia e in più i cenoni di Natale sul groppone. E allora smettiamola con i rosari motivazionali: non serve diventare asceti né gladiatori, serve scegliere. Colazioni che non sembrano dessert, pranzi decenti con verdure vere e una proteina senza travestimenti, cene senza bis “per educazione”, stop alle bibite che chiamano energia e sono zucchero.

Se un giorno sgarri, respira: non è la fine del mondo, il problema è chiamare eccezione ciò che ormai è abitudine. Settembre non chiede giuramenti, chiede continuità. Chi lo capisce a novembre ha già cambiato taglia senza averlo urlato sui social; gli altri continueranno con litanie, filtri e promesse al lunedì. Il corpo, che non fa sconti e non racconta balle, capisce subito da che parte stai: o con te, o contro di te.


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