Si stringe la morsa nel Donbass, i russi prendono Lyman

Prosegue l’offensiva nel Donbass, dove le truppe russe sono riuscite a sfondare e potrebbero isolare in una sacca le forze ucraine. I russi hanno conquistato la città di Lyman, a poco più di 20 chilometri a nordest del grande centro di Slovjansk. Si tratta di un importante snodo strategico collegato all’altro grande centro del Donbass di Severodonetsk dalla strada T0513 e dalla linea ferroviaria. In questo modo i russi non solo tolgono a Severodonetsk un’altra linea di rifornimento, ma possono mettere sotto il tiro dell’artiglieria Slovjansk. La morsa su Slovjansk e Severdonetsk (circondata per due terzi) dunque si stringe sempre di più.

Intanto il ministero della Difesa russo rende noto che sono entrati in azione i cannoni di artiglieria pesante 2S7M “Malka” da 203 mm, definiti i “più potenti del mondo”. Sotto continuo bombardamento ci sono le fortificazioni e i bunker ucraini. Un solo proietto di “Malka” può distruggere un bunker di tre-cinque livelli, tanto per rendere l’idea di quanto sia micidiale tale pezzo di artiglieria.

Secondo l’intelligence di Kiev, la Russia è pronta a condurre una guerra di lunga durata. A sostenerlo è Vadym Skibitsky, della direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa. “Putin non rinuncia ai suoi piani. Questa guerra si trascinerà. Quanto durerà la fase attiva, che sia settembre o ottobre, o la fine dell’anno, dipende dalla nostra resistenza, dallo stato delle nostre forze di difesa e dall’aiuto che ci danno”, spiega Skibitsky. Una posizione perfettamente in linea con quella del presidente ucraino Zelensky, secondo il quale “l’unica possibilità è combattere fino alla vittoria”.

La realtà dei fatti è ben diversa: appare irrealistico che le forze ucraine possano avere la meglio rispetto a quelle russe, nonostante l’Occidente garantisca un flusso continuo e crescente di armamenti. Anche il premier britannico Boris Johnson ammette che le forze russe stanno facendo “progressi lenti ma tangibili” in Ucraina. “Temo che Putin, a caro prezzo per se stesso e per l’esercito russo, continui a guadagnare terreno nel Donbass”, dichiara Johnson a Bloomberg Uk. “Sta continuando a fare progressi graduali, lenti, ma temo tangibili e quindi è assolutamente vitale continuare a sostenere militarmente gli ucraini. Anche con missili a lunga gittata”, conclude il premier britannico. Insomma, dopo gli Usa, anche il Regno Unito vuole dotare Kiev di sistemi d’arma per colpire obiettivi in territorio russo. Scenario che scatenerebbe una pericolosa escalation, dagli sviluppi imprevedibili.

Unica nota positiva – almeno a sentire la Turchia – Mosca e Kiev sarebbero impegnate in colloqui per lo scambio dei soldati catturati da entrambi i fronti. Tuttavia – conferma Ankara – il negoziato per il cessate il fuoco è fermo. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu afferma che “il processo negoziale è in fase di stallo, l’Ucraina ha fatto sapere che è stato interrotto”. A tal proposito va chiarito che sull’interruzione dei negoziati lo scambio di accuse tra Mosca e Kiev non può nascondere la realtà dei fatti. Fintanto che Kiev sarà in grado di rispondere all’offensiva russa, non ha alcuna intenzione di sedersi al tavolo della pace. Così come Mosca non intende affatto porre fine al conflitto. Né tantomeno – che poi è la condicio sine qua non posta da Zelensky per trattare il cessate il fuoco – ritirare le forze in campo.

Prosegue l’offensiva nel Donbass, dove le truppe russe sono riuscite a sfondare e potrebbero isolare in una sacca le forze ucraine. I russi hanno conquistato la città di Lyman, a poco più di 20 chilometri a nordest del grande centro di Slovjansk. Si tratta di un importante snodo strategico collegato all’altro grande centro del Donbass di Severodonetsk dalla strada T0513 e dalla linea ferroviaria. In questo modo i russi non solo tolgono a Severodonetsk un’altra linea di rifornimento, ma possono mettere sotto il tiro dell’artiglieria Slovjansk. La morsa su Slovjansk e Severdonetsk (circondata per due terzi) dunque si stringe sempre di più.

Intanto il ministero della Difesa russo rende noto che sono entrati in azione i cannoni di artiglieria pesante 2S7M “Malka” da 203 mm, definiti i “più potenti del mondo”. Sotto continuo bombardamento ci sono le fortificazioni e i bunker ucraini. Un solo proietto di “Malka” può distruggere un bunker di tre-cinque livelli, tanto per rendere l’idea di quanto sia micidiale tale pezzo di artiglieria.

Secondo l’intelligence di Kiev, la Russia è pronta a condurre una guerra di lunga durata. A sostenerlo è Vadym Skibitsky, della direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa. “Putin non rinuncia ai suoi piani. Questa guerra si trascinerà. Quanto durerà la fase attiva, che sia settembre o ottobre, o la fine dell’anno, dipende dalla nostra resistenza, dallo stato delle nostre forze di difesa e dall’aiuto che ci danno”, spiega Skibitsky. Una posizione perfettamente in linea con quella del presidente ucraino Zelensky, secondo il quale “l’unica possibilità è combattere fino alla vittoria”.

La realtà dei fatti è ben diversa: appare irrealistico che le forze ucraine possano avere la meglio rispetto a quelle russe, nonostante l’Occidente garantisca un flusso continuo e crescente di armamenti. Anche il premier britannico Boris Johnson ammette che le forze russe stanno facendo “progressi lenti ma tangibili” in Ucraina. “Temo che Putin, a caro prezzo per se stesso e per l’esercito russo, continui a guadagnare terreno nel Donbass”, dichiara Johnson a Bloomberg Uk. “Sta continuando a fare progressi graduali, lenti, ma temo tangibili e quindi è assolutamente vitale continuare a sostenere militarmente gli ucraini. Anche con missili a lunga gittata”, conclude il premier britannico. Insomma, dopo gli Usa, anche il Regno Unito vuole dotare Kiev di sistemi d’arma per colpire obiettivi in territorio russo. Scenario che scatenerebbe una pericolosa escalation, dagli sviluppi imprevedibili.

Unica nota positiva – almeno a sentire la Turchia – Mosca e Kiev sarebbero impegnate in colloqui per lo scambio dei soldati catturati da entrambi i fronti. Tuttavia – conferma Ankara – il negoziato per il cessate il fuoco è fermo. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu afferma che “il processo negoziale è in fase di stallo, l’Ucraina ha fatto sapere che è stato interrotto”. A tal proposito va chiarito che sull’interruzione dei negoziati lo scambio di accuse tra Mosca e Kiev non può nascondere la realtà dei fatti. Fintanto che Kiev sarà in grado di rispondere all’offensiva russa, non ha alcuna intenzione di sedersi al tavolo della pace. Così come Mosca non intende affatto porre fine al conflitto. Né tantomeno – che poi è la condicio sine qua non posta da Zelensky per trattare il cessate il fuoco – ritirare le forze in campo.

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