Siamo in Permacrisi

Secondo Christine Lagarde siamo in “permacrisi” scatenata da una serie di “potenti choc”. Per l’agenzia di rating Standard’s & Poor, più prosaicamente, siamo sull’orlo del precipizio. L’Europa è alla vigilia di un anno orribile e la situazione, all’orizzonte, non è per nulla rosea.
S&P ha elaborato tre scenari di previsione. Il peggiore dei quali, stando agli analisti, ha una possibilità su tre di avverarsi. E vede coinvolta, in prima battuta, proprio l’Eurozona: la cui crescita sarebbe di novanta punti base più debole rispetto al nostro scenario di base nel 2023. In questo caso, secondo gli analisti, “la Germania subirebbe una recessione prolungata, con una crescita inferiore di 1,2 punti percentuali nel 2023 e di 90 punti base nel 2024”. E ancora: “L’inflazione sarebbe di uno o due punti percentuali più alta rispetto al nostro scenario di base nel 2023 e diminuirebbe gradualmente, rimanendo al di sopra dell’obiettivo fino al 2025”. Infine, stando a S&P, lo Stato più colpito di tutti in Europa sarebbe la Polonia “soprattutto a causa della sua esposizione diretta alle interruzioni delle forniture energetiche”.
Le stime per questo scenario non sono positive nemmeno per il resto del pianeta. Ma gli Stati Uniti se la caverebbero con una recessione lieve, specialmente nel primo semestre, mentre le economie rampanti dell’Asia risentirebbero poco della crisi globale dal momento che riversano gran parte della propria produzione sul mercato interno. Manco a dirlo, gli “ingredienti” del cocktail micidiale che ci attende per il prossimo anno sono quelli che abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene: “pressioni inflazionistiche radicate, che richiedono una risposta di politica monetaria più forte e più lunga da parte delle banche centrali, e il trascinarsi della guerra Russia-Ucraina che esacerba la crisi energetica in corso e l’aumento dell’avversione al rischio”.
Insomma, c’è poco da star tranquilli. E lo sa anche la presidente Bce Christine Lagarde che, in un videomessaggio per la conferenza Esrb a Francoforte, ha spiegato: “Quando gli storici futuri guarderanno indietro ai nostri tempi, potrebbero ben dire che abbiamo vissuto un’era di “permacrisi”. Una serie di potenti shock: la pandemia, l’ingiustificabile invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la crisi energetica, hanno colpito l’economia globale in rapida successione. Questo contesto instabile pone notevoli rischi per la stabilità finanziaria in Europa, accresciuti dall’indebolimento delle prospettive economiche”. Dopo aver indicato la via della resilienza per resistere e rilanciarsi, Lagarde ha invitato le banche a prevedere “accantonamenti adeguati e una prudente pianificazione patrimoniale”. In particolare, per la presidente Bce, gli istituti di credito “dovrebbero essere attente al rischio di credito e rimanere attente a potenziali difetti nei loro modelli interni, a mano a mano che l’ambiente di rischio si evolve”. Non c’è da abbassare la guardia “date le prospettive economiche indebolite di oggi, non ci sono motivi per compiacersi”. E dunque: “Le banche hanno anche un ruolo chiave da svolgere nel contribuire alla resilienza, avendo una buona visibilità dei rischi di liquidità a breve termine e piani concreti per affrontarli; forti difese informatiche; e la capacità di resistere alle vendite forzate e al relativo impatto sul prezzo di mercato delle attività detenute nei loro bilanci. Se non gestiti correttamente, si tratta di tipi di rischi che possono amplificare e propagare choc nel sistema finanziario”.

Secondo Christine Lagarde siamo in “permacrisi” scatenata da una serie di “potenti choc”. Per l’agenzia di rating Standard’s & Poor, più prosaicamente, siamo sull’orlo del precipizio. L’Europa è alla vigilia di un anno orribile e la situazione, all’orizzonte, non è per nulla rosea.
S&P ha elaborato tre scenari di previsione. Il peggiore dei quali, stando agli analisti, ha una possibilità su tre di avverarsi. E vede coinvolta, in prima battuta, proprio l’Eurozona: la cui crescita sarebbe di novanta punti base più debole rispetto al nostro scenario di base nel 2023. In questo caso, secondo gli analisti, “la Germania subirebbe una recessione prolungata, con una crescita inferiore di 1,2 punti percentuali nel 2023 e di 90 punti base nel 2024”. E ancora: “L’inflazione sarebbe di uno o due punti percentuali più alta rispetto al nostro scenario di base nel 2023 e diminuirebbe gradualmente, rimanendo al di sopra dell’obiettivo fino al 2025”. Infine, stando a S&P, lo Stato più colpito di tutti in Europa sarebbe la Polonia “soprattutto a causa della sua esposizione diretta alle interruzioni delle forniture energetiche”.
Le stime per questo scenario non sono positive nemmeno per il resto del pianeta. Ma gli Stati Uniti se la caverebbero con una recessione lieve, specialmente nel primo semestre, mentre le economie rampanti dell’Asia risentirebbero poco della crisi globale dal momento che riversano gran parte della propria produzione sul mercato interno. Manco a dirlo, gli “ingredienti” del cocktail micidiale che ci attende per il prossimo anno sono quelli che abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene: “pressioni inflazionistiche radicate, che richiedono una risposta di politica monetaria più forte e più lunga da parte delle banche centrali, e il trascinarsi della guerra Russia-Ucraina che esacerba la crisi energetica in corso e l’aumento dell’avversione al rischio”.
Insomma, c’è poco da star tranquilli. E lo sa anche la presidente Bce Christine Lagarde che, in un videomessaggio per la conferenza Esrb a Francoforte, ha spiegato: “Quando gli storici futuri guarderanno indietro ai nostri tempi, potrebbero ben dire che abbiamo vissuto un’era di “permacrisi”. Una serie di potenti shock: la pandemia, l’ingiustificabile invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la crisi energetica, hanno colpito l’economia globale in rapida successione. Questo contesto instabile pone notevoli rischi per la stabilità finanziaria in Europa, accresciuti dall’indebolimento delle prospettive economiche”. Dopo aver indicato la via della resilienza per resistere e rilanciarsi, Lagarde ha invitato le banche a prevedere “accantonamenti adeguati e una prudente pianificazione patrimoniale”. In particolare, per la presidente Bce, gli istituti di credito “dovrebbero essere attente al rischio di credito e rimanere attente a potenziali difetti nei loro modelli interni, a mano a mano che l’ambiente di rischio si evolve”. Non c’è da abbassare la guardia “date le prospettive economiche indebolite di oggi, non ci sono motivi per compiacersi”. E dunque: “Le banche hanno anche un ruolo chiave da svolgere nel contribuire alla resilienza, avendo una buona visibilità dei rischi di liquidità a breve termine e piani concreti per affrontarli; forti difese informatiche; e la capacità di resistere alle vendite forzate e al relativo impatto sul prezzo di mercato delle attività detenute nei loro bilanci. Se non gestiti correttamente, si tratta di tipi di rischi che possono amplificare e propagare choc nel sistema finanziario”.

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