Siamo tutti tartassati

Un popolo di tartassati che, stretto nella morsa della pressione fiscale tra le più alte d’Europa e dell’inflazione che galoppa inarrestabile, è costretto a dar fondo ai suoi risparmi per fare la spesa. Il quadro dell’Italia che esce dai report dell’Istat sui conti economici relativi al secondo trimestre di quest’anno è inquietante. Altro che luoghi comuni, quello che sta accadendo alle famiglie del nostro Paese appare una premessa, disastrosa, su quanto potrà accadere già nelle prossime settimane se le istituzioni, nazionali e comunitarie, non prenderanno provvedimenti efficaci ad arginare la violenta crisi energetica in atto.

L’indebitamento della pubblica amministrazione scende in maniera brusca: il rapporto tra debito netto e Pil è sceso al -3,1%, in netto miglioramento rispetto ai dati del 2021 quando era stato stimato, invece, nel -7,6%. Tuttavia la pressione fiscale è aumentata di ulteriori 0,3 punti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, percentuali attestando al 42,4%. Il combinato disposto tra tasse e inflazione ai massimi ha ridotto notevolmente la propensione al risparmio degli italiani che ora raggiunge il tasso del 2,3%. Non siamo ancora ai livelli della pandemia ma, purtroppo, le famiglie italiane sembrano andarci molto vicine.

La spesa delle famiglie, che attingono ai risparmi per continuare a comprare, regge la domanda interna e la produzione italiana. Dai privati, secondo i dati Istat, è giunta una sostanziale spinta ai consumi: +1,5 punti i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private, +0,2 punti relativi agli investimenti fissi lordi. Negativo, invece, l’apporto di spesa delle amministrazioni pubbliche che hanno visto calare il loro contributo al Pil nazionale dello 0,2 per cento. Riferisce a proposito l’Istat che ”rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in ripresa, con un aumento dell’1,6% dei consumi finali nazionali e dell’1,1% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono aumentate, rispettivamente, del 2% e dell’1,6%”.
A proposito di Pil, le stime redatte dagli analisti dell’istituto nazionale di statistica riferiscono che nel secondo trimestre di quest’anno è aumentato dell’1,1% rispetto a quello precedente e del 5% se il parametro di confronto è lo stesso periodo del 2021. La variazione acquisita per il 2022 è pari, dunque, a un aumento del 3,6%. Non c’è molto da festeggiare. Il rialzo, infatti, è frutto dei primissimi mesi dell’anno quando l’economia, finalmente uscita fuori dalla pandemia Covid, stava riprendendosi il terreno che aveva ceduto proprio durante l’emergenza sanitaria.

Le buone performance sul tema del debito hanno fatto esultare il ministro uscente della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Che in una nota ha rivendicato il fatto che “il governo uscente lascia i conti pubblici in forte miglioramento e un`eredità solida per affrontare i prossimi (difficili) mesi”. E dunque, dopo aver elencato i numeri pubblicati dall’Istat ha aggiunto: “Questi dati dimostrano l`efficacia della politica economica del governo Draghi, confermando che una crescita solida e duratura produce effetti positivi anche sui conti pubblici. Se davvero, come ritengono i principali analisti, i prossimi mesi saranno difficili per l`economia globale, l`Italia con la cura Draghi è meglio posizionata nell’affrontare un possibile peggioramento del ciclo economico. Del buon fieno in cascina lasciato in dote al Paese”.

Duro, invece, il commento del Codacons. Secondo l’associazione dei consumatori: “Le famiglie italiane sono costrette a intaccare i propri risparmi per affrontare il caro-prezzi e riuscire a fare acquisti. I numeri dell’ Istat evidenziano come gli italiani abbiano ridotto la propensione al risparmio per colmare la perdita di potere d`acquisto determinata dall`aumento dei prezzi al dettaglio”. Il presidente Carlo Rienzi ha rincarato la dose: “Dati che tuttavia sono destinati a scontrarsi con il nuovo quadro degli ultimi mesi del 2022, caratterizzato da una inflazione alle stelle e da fortissimi rialzi delle bollette di luce e gas. Questo significa che rispetto al secondo trimestre, consumi, potere d`acquisto e ricchezza delle famiglie crolleranno negli ultimi mesi del 2022, con effetti economici e sociali enormi”.

Un popolo di tartassati che, stretto nella morsa della pressione fiscale tra le più alte d’Europa e dell’inflazione che galoppa inarrestabile, è costretto a dar fondo ai suoi risparmi per fare la spesa. Il quadro dell’Italia che esce dai report dell’Istat sui conti economici relativi al secondo trimestre di quest’anno è inquietante. Altro che luoghi comuni, quello che sta accadendo alle famiglie del nostro Paese appare una premessa, disastrosa, su quanto potrà accadere già nelle prossime settimane se le istituzioni, nazionali e comunitarie, non prenderanno provvedimenti efficaci ad arginare la violenta crisi energetica in atto.

L’indebitamento della pubblica amministrazione scende in maniera brusca: il rapporto tra debito netto e Pil è sceso al -3,1%, in netto miglioramento rispetto ai dati del 2021 quando era stato stimato, invece, nel -7,6%. Tuttavia la pressione fiscale è aumentata di ulteriori 0,3 punti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, percentuali attestando al 42,4%. Il combinato disposto tra tasse e inflazione ai massimi ha ridotto notevolmente la propensione al risparmio degli italiani che ora raggiunge il tasso del 2,3%. Non siamo ancora ai livelli della pandemia ma, purtroppo, le famiglie italiane sembrano andarci molto vicine.

La spesa delle famiglie, che attingono ai risparmi per continuare a comprare, regge la domanda interna e la produzione italiana. Dai privati, secondo i dati Istat, è giunta una sostanziale spinta ai consumi: +1,5 punti i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private, +0,2 punti relativi agli investimenti fissi lordi. Negativo, invece, l’apporto di spesa delle amministrazioni pubbliche che hanno visto calare il loro contributo al Pil nazionale dello 0,2 per cento. Riferisce a proposito l’Istat che ”rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in ripresa, con un aumento dell’1,6% dei consumi finali nazionali e dell’1,1% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono aumentate, rispettivamente, del 2% e dell’1,6%”.
A proposito di Pil, le stime redatte dagli analisti dell’istituto nazionale di statistica riferiscono che nel secondo trimestre di quest’anno è aumentato dell’1,1% rispetto a quello precedente e del 5% se il parametro di confronto è lo stesso periodo del 2021. La variazione acquisita per il 2022 è pari, dunque, a un aumento del 3,6%. Non c’è molto da festeggiare. Il rialzo, infatti, è frutto dei primissimi mesi dell’anno quando l’economia, finalmente uscita fuori dalla pandemia Covid, stava riprendendosi il terreno che aveva ceduto proprio durante l’emergenza sanitaria.

Le buone performance sul tema del debito hanno fatto esultare il ministro uscente della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. Che in una nota ha rivendicato il fatto che “il governo uscente lascia i conti pubblici in forte miglioramento e un`eredità solida per affrontare i prossimi (difficili) mesi”. E dunque, dopo aver elencato i numeri pubblicati dall’Istat ha aggiunto: “Questi dati dimostrano l`efficacia della politica economica del governo Draghi, confermando che una crescita solida e duratura produce effetti positivi anche sui conti pubblici. Se davvero, come ritengono i principali analisti, i prossimi mesi saranno difficili per l`economia globale, l`Italia con la cura Draghi è meglio posizionata nell’affrontare un possibile peggioramento del ciclo economico. Del buon fieno in cascina lasciato in dote al Paese”.

Duro, invece, il commento del Codacons. Secondo l’associazione dei consumatori: “Le famiglie italiane sono costrette a intaccare i propri risparmi per affrontare il caro-prezzi e riuscire a fare acquisti. I numeri dell’ Istat evidenziano come gli italiani abbiano ridotto la propensione al risparmio per colmare la perdita di potere d`acquisto determinata dall`aumento dei prezzi al dettaglio”. Il presidente Carlo Rienzi ha rincarato la dose: “Dati che tuttavia sono destinati a scontrarsi con il nuovo quadro degli ultimi mesi del 2022, caratterizzato da una inflazione alle stelle e da fortissimi rialzi delle bollette di luce e gas. Questo significa che rispetto al secondo trimestre, consumi, potere d`acquisto e ricchezza delle famiglie crolleranno negli ultimi mesi del 2022, con effetti economici e sociali enormi”.

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