Sicurezza energetica, l’Ue rischia la dipendenza dalla Cina

Affrancarsi dalla dipendenza russa in materia energetica per consegnarsi ad un analogo dominio della Cina. Una prospettiva tutt’altro che incoraggiante per l’Europa, chiamata a sviluppare un’efficace strategia sul clima per raggiungere gli ambiziosi obiettivi che si è proposta. L’Ue vanta una lodevole storia di leadership in materia, avendo assunto impegni giuridicamente vincolanti per la neutralità climatica e creato un quadro politico ambizioso per soddisfarli. Ma rischia di incontrare serie difficoltà di “messa a terra” in uno scenario geopolitico pesantemente condizionato dalla produzione delle materie prime per le energie rinnovabili.
La sostanza del ragionamento è che esiste un solo clima, quindi la riduzione delle emissioni in un continente non aiuta se nel frattempo si continuano ad importare prodotti realizzati con energia “sporca” in altre parti del mondo. Entro il 2030, è probabile che l’Ue sia responsabile di meno del 5% delle emissioni globali, grazie al suo pacchetto “Fit for 55”. Ma la domanda europea determinerà comunque una grossa fetta dell’altro 95% delle emissioni, a causa della CO₂ incorporata nelle importazioni da altre regioni.
Le emissioni di carbonio non sono l’unico problema. L’Ue è un grande importatore di risorse vergini che vengono estratte in altre parti del mondo. L’estrazione globale di materiali da risorse naturali è triplicata negli ultimi 50 anni, secondo l’International Resource Panel delle Nazioni Unite, mentre la produttività globale dei materiali è diminuita e si prevede che il consumo raddoppierà entro il 2060. Per evitare di esternalizzare le emissioni e il danno ecologico di tale consumo, i Paesi ad alto reddito devono utilizzare le risorse in modo molto più efficiente passando a un’economia circolare.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che se gli Stati Uniti e l’Europa dovessero mantenere gli stessi livelli di consumo, le miniere attualmente note potrebbero fornire solo il 50% circa del litio e l’80% del rame necessari agli esseri umani per passare alla mobilità elettrica e alla generazione di energia alternativa. La soluzione? Aumentare la produzione di rinnovabili, il modo migliore per decarbonizzare l’economia e fornire sicurezza energetica a lungo termine. Ma le materie prime fondamentali per produrre pannelli solari e altre tecnologie pulite sono concentrate in luoghi specifici e la maggior parte della fornitura è controllata da un solo Paese: la Cina. Dopo aver concentrato gli sforzi per liberarsi dal giogo della Russia, l’Europa rischierebbe così di trovarsi dipendente da un altro monopolista, molto più pericoloso di Mosca, innescando una nuova stagione di potenziali conflitti per la sicurezza.
In un simile scenario, per essere un leader in materia di clima, l’Ue deve bloccare l’attività estrattiva e rendere la propria economia più autonoma ed efficiente in termini di risorse ed energia, attuando nel contempo una politica di sostegno agli altri Paesi per la modifica dei loro sistemi economici, non solo minacciando misure coercitive e sanzioni. Il Green Deal europeo avrà successo solo se promuoverà una visione comune che faccia avanzare i partner commerciali europei lungo i propri percorsi verso la sostenibilità.

Affrancarsi dalla dipendenza russa in materia energetica per consegnarsi ad un analogo dominio della Cina. Una prospettiva tutt’altro che incoraggiante per l’Europa, chiamata a sviluppare un’efficace strategia sul clima per raggiungere gli ambiziosi obiettivi che si è proposta. L’Ue vanta una lodevole storia di leadership in materia, avendo assunto impegni giuridicamente vincolanti per la neutralità climatica e creato un quadro politico ambizioso per soddisfarli. Ma rischia di incontrare serie difficoltà di “messa a terra” in uno scenario geopolitico pesantemente condizionato dalla produzione delle materie prime per le energie rinnovabili.
La sostanza del ragionamento è che esiste un solo clima, quindi la riduzione delle emissioni in un continente non aiuta se nel frattempo si continuano ad importare prodotti realizzati con energia “sporca” in altre parti del mondo. Entro il 2030, è probabile che l’Ue sia responsabile di meno del 5% delle emissioni globali, grazie al suo pacchetto “Fit for 55”. Ma la domanda europea determinerà comunque una grossa fetta dell’altro 95% delle emissioni, a causa della CO₂ incorporata nelle importazioni da altre regioni.
Le emissioni di carbonio non sono l’unico problema. L’Ue è un grande importatore di risorse vergini che vengono estratte in altre parti del mondo. L’estrazione globale di materiali da risorse naturali è triplicata negli ultimi 50 anni, secondo l’International Resource Panel delle Nazioni Unite, mentre la produttività globale dei materiali è diminuita e si prevede che il consumo raddoppierà entro il 2060. Per evitare di esternalizzare le emissioni e il danno ecologico di tale consumo, i Paesi ad alto reddito devono utilizzare le risorse in modo molto più efficiente passando a un’economia circolare.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che se gli Stati Uniti e l’Europa dovessero mantenere gli stessi livelli di consumo, le miniere attualmente note potrebbero fornire solo il 50% circa del litio e l’80% del rame necessari agli esseri umani per passare alla mobilità elettrica e alla generazione di energia alternativa. La soluzione? Aumentare la produzione di rinnovabili, il modo migliore per decarbonizzare l’economia e fornire sicurezza energetica a lungo termine. Ma le materie prime fondamentali per produrre pannelli solari e altre tecnologie pulite sono concentrate in luoghi specifici e la maggior parte della fornitura è controllata da un solo Paese: la Cina. Dopo aver concentrato gli sforzi per liberarsi dal giogo della Russia, l’Europa rischierebbe così di trovarsi dipendente da un altro monopolista, molto più pericoloso di Mosca, innescando una nuova stagione di potenziali conflitti per la sicurezza.
In un simile scenario, per essere un leader in materia di clima, l’Ue deve bloccare l’attività estrattiva e rendere la propria economia più autonoma ed efficiente in termini di risorse ed energia, attuando nel contempo una politica di sostegno agli altri Paesi per la modifica dei loro sistemi economici, non solo minacciando misure coercitive e sanzioni. Il Green Deal europeo avrà successo solo se promuoverà una visione comune che faccia avanzare i partner commerciali europei lungo i propri percorsi verso la sostenibilità.

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