Sicurezza in Rete: la Giornata nazionale e una ricerca sul digitale tra i giovani

Il digitale deve continuare ad essere una risorsa per la scuola e i giovani. E deve essere sempre più da loro stessi governato. Queste le premesse della Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea e oggi vissuta in vari eventi lungo tutta l’Italia.

L’appuntamento con il Safer Internet Day, accompagnato dallo slogan Together for a better Internet, ha mosso il ministero dell’Istruzione, in campo con il progetto Generazioni connesse e il Safer Internet Centre (Centro italiano per la sicurezza in Rete).

Discusse ovunque, nel mondo della scuola, le tematiche del Better Internet for Kids, le opportunità e criticità connesse al mondo delle tecnologie digitali. Nella partita degli eventi anche l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Polizia di Stato, Telefono Azzurro e Save the Children. e la scuola deve insegnarlo”.

In primo piano, e di pressante quotidiana attualità, le diverse forme di prevaricazione e vessazione realizzate per mezzo della Rete (ieri ricordate dalla Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo) e la necessità di maggiore consapevolezza di adulti e ragazzi su questo problema. In soccorso di questa esigenza può esserci l’educazione digitale: l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha un piano di interventi che coinvolgeranno anche i più piccoli, con un’iniziativa destinata ai bambini della primaria.

 

Nel dibattito, anche i risultati della ricerca realizzata da Generazioni Connesse, sulla quantità e la qualità delle ore passate in Rete dalle ragazze e dai ragazzi. Rispetto al 2020 e al 2021, l’annuale ricerca di Generazioni Connesse riscontra una riduzione del tempo passato online dai giovani. “Solo” il 42% si collega dalle 5 alle 10 ore al giorno, contro il 59% dell’anno del lockdown. Chi è “sempre connesso” scende dal 18% del 2021 al 12% del 2022. Merito di un graduale ritorno alla normalità dopo le restrizioni del periodo più difficile della pandemia, che comunque qualcosa ha insegnato: il 55% sostiene, infatti, di aver ricevuto indicazioni sulla sicurezza online, soprattutto dai docenti.

Il digitale deve continuare ad essere una risorsa per la scuola e i giovani. E deve essere sempre più da loro stessi governato. Queste le premesse della Giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea e oggi vissuta in vari eventi lungo tutta l’Italia.

L’appuntamento con il Safer Internet Day, accompagnato dallo slogan Together for a better Internet, ha mosso il ministero dell’Istruzione, in campo con il progetto Generazioni connesse e il Safer Internet Centre (Centro italiano per la sicurezza in Rete).

Discusse ovunque, nel mondo della scuola, le tematiche del Better Internet for Kids, le opportunità e criticità connesse al mondo delle tecnologie digitali. Nella partita degli eventi anche l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Polizia di Stato, Telefono Azzurro e Save the Children. e la scuola deve insegnarlo”.

In primo piano, e di pressante quotidiana attualità, le diverse forme di prevaricazione e vessazione realizzate per mezzo della Rete (ieri ricordate dalla Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo) e la necessità di maggiore consapevolezza di adulti e ragazzi su questo problema. In soccorso di questa esigenza può esserci l’educazione digitale: l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha un piano di interventi che coinvolgeranno anche i più piccoli, con un’iniziativa destinata ai bambini della primaria.

 

Nel dibattito, anche i risultati della ricerca realizzata da Generazioni Connesse, sulla quantità e la qualità delle ore passate in Rete dalle ragazze e dai ragazzi. Rispetto al 2020 e al 2021, l’annuale ricerca di Generazioni Connesse riscontra una riduzione del tempo passato online dai giovani. “Solo” il 42% si collega dalle 5 alle 10 ore al giorno, contro il 59% dell’anno del lockdown. Chi è “sempre connesso” scende dal 18% del 2021 al 12% del 2022. Merito di un graduale ritorno alla normalità dopo le restrizioni del periodo più difficile della pandemia, che comunque qualcosa ha insegnato: il 55% sostiene, infatti, di aver ricevuto indicazioni sulla sicurezza online, soprattutto dai docenti.

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