SINISTRA BASTA COSì

di MAFALDA BOCCHINO

“Distinguerei le persone morali dai moralisti, perché molti di coloro che parlano di etica, a forza di discuterne, non hanno poi il tempo di praticarla”. Le parole di Giulio Andreotti, oggi più che mai, sono attuali. Le indagini che riguardano il gruppo dei Socialisti & Democratici stravolgono quel mondo che fino a ieri deva lezione di comportamento. La stessa “questione morale”, introdotta dal segretario del Pci Enrico Berlinguer, rischia di saltare dopo i fatti di Bruxelles. A dirlo non sono le destre, ma gli stessi compagni 2.0, che se la prendono non con i collaboratori parlamentari coinvolti nell’inchiesta, ma con chi da tempo è protagonista di un certo modus operandi. Una forte denuncia, in tal senso, arriva dal leader di Unione Popolare Luigi De Magistris, che parla di “sistema Europa” e non di “mele marce”. Per l’ex sindaco di Napoli, da anni, va avanti un vero e proprio “mercimonio”: “Se l’obiettivo del corruttore è mutare l’orientamento politico di un organismo così ampio e complesso, a che serve corrompere dei singoli”. Ecco perché l’ex sindaco di Napoli non utilizza giri di parole verso chi fa del giusto la sua principale bandiera. In tal senso, durissimo Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva utilizza la parola doppia morale riferendosi ai democratici, già alle prese con il delicato caso della famiglia Soumahoro. “Dobbiamo essere garantisti, anche se entro in casa e ti becco come zio Paperone – scherza l’ex premier. C’è sempre la presunzione di innocenza. In questo caso si fa un po’ più di fatica a crederci”. A scagliare dardi, però, non sono solo i centristi. Basti pensare alle durissime parole di Pierluigi Bersani. “Uno sputo in faccia – ribadisce l’ex inquilino del Nazareno – a sinistra e istituzioni Ue”. Sono in diversi a fare autocritica tra le stanze del Nazareno. Tra questi c’è l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, il quale pur non avendo preso la tessera, può essere considerato più di un semplice dirigente. “Occorre – sostiene – rivedere i meccanismi. Un Parlamento in cui la fisiologia è che gli assistenti siano protagonisti e i parlamentari comprimari, qualcosa non funziona”. Il Pd, intanto, fa sapere di costituirsi parte civile nel procedimento in corso, così come di tenere una condotta inflessibile, come previsto dalllo statuto, verso le persone coinvolte. “Siamo sconcertati – scrivono in una nota – per le notizie relative all’inchiesta giudiziaria in corso. Gli atti e le condotte che stanno emergendo sono di una gravità assoluta e minano la reputazione dell’istituzione, il Parlamento Europeo, per noi cuore della democrazia”. Lo stesso Enrico Letta, nel suo ultimo intervento da segretario in aula, parla di “vicenda scandalosa e inaccettabile”, nonché di “danno ai nostri ideali”. La questione Qatar non risparmia neanche i protagonisti del prossimo congresso. Per Elly Schlein, ad esempio, non è sufficiente la semplice indignazione: “Le istituzioni devono reagire con fermezza assoluta. Rafforzare i registri obbligatori dei gruppi di interesse che accedono alle istituzioni, con norme di trasparenza sui loro bilanci, così come maggiore trasparenza dei parlamentari sugli incontri con le organizzazioni e i portatori di interesse, e sulle proposte ricevute nella stesura delle normative, devono essere priorità”. Per Paola De Micheli, invece, il Partito Democratico deve essere in prima linea affinché “si faccia chiarezza a tutti i livelli, con il rigore e la fermezza richieste dalla situazione”. Stefano Bonaccini, infine, sostiene come la questione morale debba essere in cima alle priorità: “Non c’è sano e vero garantismo senza l’esercizio di questa responsabilità. Chi pensa e agisce al contrario non può far parte del Pd, in nessuna maniera o ruolo”.

di MAFALDA BOCCHINO

“Distinguerei le persone morali dai moralisti, perché molti di coloro che parlano di etica, a forza di discuterne, non hanno poi il tempo di praticarla”. Le parole di Giulio Andreotti, oggi più che mai, sono attuali. Le indagini che riguardano il gruppo dei Socialisti & Democratici stravolgono quel mondo che fino a ieri deva lezione di comportamento. La stessa “questione morale”, introdotta dal segretario del Pci Enrico Berlinguer, rischia di saltare dopo i fatti di Bruxelles. A dirlo non sono le destre, ma gli stessi compagni 2.0, che se la prendono non con i collaboratori parlamentari coinvolti nell’inchiesta, ma con chi da tempo è protagonista di un certo modus operandi. Una forte denuncia, in tal senso, arriva dal leader di Unione Popolare Luigi De Magistris, che parla di “sistema Europa” e non di “mele marce”. Per l’ex sindaco di Napoli, da anni, va avanti un vero e proprio “mercimonio”: “Se l’obiettivo del corruttore è mutare l’orientamento politico di un organismo così ampio e complesso, a che serve corrompere dei singoli”. Ecco perché l’ex sindaco di Napoli non utilizza giri di parole verso chi fa del giusto la sua principale bandiera. In tal senso, durissimo Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva utilizza la parola doppia morale riferendosi ai democratici, già alle prese con il delicato caso della famiglia Soumahoro. “Dobbiamo essere garantisti, anche se entro in casa e ti becco come zio Paperone – scherza l’ex premier. C’è sempre la presunzione di innocenza. In questo caso si fa un po’ più di fatica a crederci”. A scagliare dardi, però, non sono solo i centristi. Basti pensare alle durissime parole di Pierluigi Bersani. “Uno sputo in faccia – ribadisce l’ex inquilino del Nazareno – a sinistra e istituzioni Ue”. Sono in diversi a fare autocritica tra le stanze del Nazareno. Tra questi c’è l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini, il quale pur non avendo preso la tessera, può essere considerato più di un semplice dirigente. “Occorre – sostiene – rivedere i meccanismi. Un Parlamento in cui la fisiologia è che gli assistenti siano protagonisti e i parlamentari comprimari, qualcosa non funziona”. Il Pd, intanto, fa sapere di costituirsi parte civile nel procedimento in corso, così come di tenere una condotta inflessibile, come previsto dalllo statuto, verso le persone coinvolte. “Siamo sconcertati – scrivono in una nota – per le notizie relative all’inchiesta giudiziaria in corso. Gli atti e le condotte che stanno emergendo sono di una gravità assoluta e minano la reputazione dell’istituzione, il Parlamento Europeo, per noi cuore della democrazia”. Lo stesso Enrico Letta, nel suo ultimo intervento da segretario in aula, parla di “vicenda scandalosa e inaccettabile”, nonché di “danno ai nostri ideali”. La questione Qatar non risparmia neanche i protagonisti del prossimo congresso. Per Elly Schlein, ad esempio, non è sufficiente la semplice indignazione: “Le istituzioni devono reagire con fermezza assoluta. Rafforzare i registri obbligatori dei gruppi di interesse che accedono alle istituzioni, con norme di trasparenza sui loro bilanci, così come maggiore trasparenza dei parlamentari sugli incontri con le organizzazioni e i portatori di interesse, e sulle proposte ricevute nella stesura delle normative, devono essere priorità”. Per Paola De Micheli, invece, il Partito Democratico deve essere in prima linea affinché “si faccia chiarezza a tutti i livelli, con il rigore e la fermezza richieste dalla situazione”. Stefano Bonaccini, infine, sostiene come la questione morale debba essere in cima alle priorità: “Non c’è sano e vero garantismo senza l’esercizio di questa responsabilità. Chi pensa e agisce al contrario non può far parte del Pd, in nessuna maniera o ruolo”.

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