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Politica

Il No al referendum decapita anche i sinistri riformisti 

di Alessandro Scipioni -


Ha vinto tutta la sinistra, ma solo un ben preciso tipo di sinistra. Per i riformisti la vittoria della segretaria del PD al referendum sulla giustizia è la fine.

Ha vinto il massimalismo e l’immobilismo più retrivo. Una vittoria che pesa soprattutto sull’equilibrio interno. Mette un ben preciso ordine nel partito.

Con le liste bloccate la matita del capo diventa una ghigliottina.

Ha perso il centrodestra, certo. 

Ma ha perso soprattutto una sinistra riformista, sacrificata sull’altare di girotondi, sardine e movimenti di piazza. 

Colpa di chi, anni fa, li ha utilizzati come strumenti di mobilitazione sperando di poterli gestire e contenere. Gli esplosi in faccia ai loro stessi creatori.

Adesso Elly Schlein ha in mano la penna e potrà decidere tra i canti dei girotondini e sullo sventolio delle bandiere della pace. Del resto, anche i giacobini ghigliottinavano tra la festa di popolo e gli applausi della piazza.

Il referendum non l’ha perso solo la destra. La testa sotto la lama è soprattutto quella dei riformisti del PD, di chi credeva ancora nella possibilità di cambiare le cose invece di opporsi a ogni riforma per principio.

Se Atene piange, Sparta non ride affatto. Anzi, piange più forte.

Per il governo è una brutta botta, per i riformisti l’epurazione.

Questa vittoria del “No” segna la fine di un ciclo. Conferma una sinistra sempre più allergica al cambiamento, definita progressista ma di fatto iperconservativa e retrograda. Invece di guardare al futuro, tende a tornare indietro, idealizzando un ritorno alle radici massimaliste e considerando la svolta moderata degli ultimi trent’anni come un errore da correggere, come ha giustamente sottolineato il politologo Luca Ricolfi.

Di fronte alle grandi sfide — guerra, crisi energetica, tensioni globali — non ha una soluzione per poterle affrontare. Dunque paralizza tutto per preservare lo status quo tramite un sempre maggiore ricorso alla demagogia. 

Una sinistra che, pur di non cambiare, sceglie l’immobilismo e si allontana sempre più dalla capacità di governare le trasformazioni del presente. Il riformismo è stato messo da parte. E con lui, ogni idea concreta di futuro per una parte importante della sinistra italiana.

Al suo posto politicamente corretto, demagogia, gender, woke, cancel culture e demonizzazione del dissenso.

Il moderno giacobinismo!

Tremate eretici riformisti la lama è affilata la penna carica, e soprattutto Elly molto determinata.

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