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Esteri

Siria: un mosaico complesso che risente delle ingerenze esterne

L'Iraq ha dato inizio ai procedimenti giudiziari a carico dei primi 150 detenuti dell'Is trasferiti dal territorio siriano

di Ernesto Ferrante -


La situazione in Siria è complessa. L’equilibrio continua ad essere molto instabile, anche per la forte influenza di attori esterni, Stati Uniti, Turchia e Israele su tutti, più impegnati a muovere le rispettive “pedine” sul campo, che ad assicurare la fine delle ostilità nelle varie aree del territorio siriano. L’esercito siriano ha annunciato giovedì sera di aver preso il controllo della prigione di Al Aqtan, nel governatorato di Raqqa, nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto la scorsa settimana con le Forze Democratiche Siriane (Fds). L’intesa prevede l’immediata cessazione dell’offensiva di Damasco nel nord-est del Paese e l’integrazione delle istituzioni e delle forze curdo-arabe nello Stato siriano.

Le forze regolari siriane hanno avuto la meglio su quelle curde

“Le unità dell’esercito hanno appena iniziato a trasferire i combattenti delle Forze Democratiche Siriane dalla prigione di Al Aqtan e dai suoi dintorni, nella provincia di Raqqa, alla città di Ain al-Arab, a est di Aleppo”, ha fatto sapere il comando operativo delle Forze Armate all’agenzia di stampa statale Sana, definendolo “il primo passo” nell’attuazione di quanto stabilito domenica scorsa.

Poche ore prima che l’operazione fosse portata a termine, le Fds avevano denunciato bombardamenti sulla prigione, che ospita circa duemila combattenti dello Stato Islamico, da parte di forze affiliate alla leadership siriana. Le forze curdo-arabe hanno accusato il governo guidato da Ahmed al-Shara di 22 violazioni del cessate il fuoco.

L’Unhcr consegna aiuti nel campo di Al-Hol

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha reso noto di essere riuscita a entrare nel campo di Al-Hol, in cui sono trattenuti gli jihadisti, con 24mila persone, 15mila delle quali siriane, 6.300 donne e bambini di 42 nazionalità diverse, e di aver ripreso la consegna degli aiuti.

L’Iraq sta processando gli affiliati all’Is

L’Iraq ha dato inizio ai procedimenti giudiziari a carico dei primi 150 detenuti dell’Is trasferiti dalla Siria nel quadro dell’iniziativa delle forze militari americane, che potrebbe coinvolgere fino a 7mila detenuti. Washington ha comunicato lo spostamento di un gruppo di prigionieri dal carcere siriano di Hassaké, “per ragioni di sicurezza”.

La richiesta del premier iracheno

Il premier iracheno, Shia al-Sudani, ha detto a Emmanuel Macron che i Paesi europei devono rimpatriare i detenuti che sono stati trasferiti nei confini iracheni. In una telefonata con il presidente francese, Sudani ha “sottolineato l’importanza che Paesi di tutto il mondo, in particolare i membri dell’Unione Europea, si assumano la responsabilità di ricevere gli individui che hanno la loro cittadinanza”.

Il possibile ritiro delle truppe Usa

Gli Usa starebbero valutando un ritiro completo delle truppe dalla Siria, alla luce dell’indebolimento delle Forze democratiche siriane a guida curda, loro storico alleato. Stando a quanto riferito al Wall Street Journal da funzionari americani, il Pentagono avrebbe rimesso in discussione l’utilità della presenza militare dopo che il presidente siriano Ahmed al-Sharaa ha riconquistato ampie aree. Attualmente, sul suolo siriano sono dispiegati circa mille soldati statunitensi.


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