Società – Contro il materialismo dominante RIBELLARSI!

Che valore ha l’uomo nella società di oggi?  Cosa ci condiziona nel pensare e nell’esprimerci? 

A cosa stiamo rinunciando? A cosa andiamo incontro? 

E come ritrovare la forza di sognare e alimentare un presente e un futuro migliore?

 

Lo confesso, mi piacerebbe che questa umanità oggi umiliata e isolata dalla pandemia del Covid-19, riuscisse a fermare per un attimo i pensieri tristi che l’attuale situazione sanitaria le stimola, e riflettesse con serenità su quello che siamo, sulla strada che abbiamo imboccata, su quello che possiamo divenire, su cosa lasciamo in eredità a chi verrà dopo di noi. Mi piacerebbe, ma quello che si vede in giro è tutt’altro che un’umanità riflessiva, attenta a ciò che sta vivendo, al senso di quanto sta accadendo, a quello che ha e a cosa è veramente importante per la vita e per il futuro suo e degli altri.  Quel che si percepisce è solo la voglia di togliersi di mezzo questo maledetto virus, cosa peraltro legittima, e tornare alla vita di prima, dove al centro c’è il desiderio smisurato di libertà, di possesso, di consumo, di successo, e non a una “vita” nuova, basata sul valore e sull’essenza dell’uomo, al quale tutto si debba riferire, con il quale tutto debba fare i conti. Perdere questa occasione per analizzare il nostro vissuto è una sconfitta i cui esiti possono rilevarsi di una gravità incalcolabile.

La speranza di un presente e di un futuro migliore per una persona come per l’umanità deve risiedere su valori percepiti e vissuti in maniera forte, perché capaci di stimolare pensieri e comportamenti che con essi si misurino, per effetti che vadano verso la direzione del bene comune. Valori che oggi sono assenti, dei quali non riusciamo a comprenderne la portata e l’importanza offuscati, come siamo, nella mente, da un bombardamento mediatico che impone come veri e vincenti, concetti e logiche che solo apparentemente e fittiziamente offrono soluzioni ai problemi dell’uomo. Non possiamo affidare, come sta accadendo, ogni speranza alla tecnica, alla finanza, alla scienza, all’eugenetica, alla globalizzazione, a una società senza Patrie, senza radici, senza più diversità di pensiero e di storia, senza più tradizioni, senza più bellezza da scoprire, da ricercare, da realizzare. Senza più passioni autentiche, senza progetti, senza più pensiero, senza ideali, senza più madri, padri, figli, senza più amori resistenti e fecondi, senza più fiducia, senza sogni, senza futuro, senza mistero, senza più nemmeno un Dio. Senza tutto questo l’uomo è solo un’entità in balia dell’imbonitore di turno. Un robotico emanatore di pensieri non suoi, di reazioni istintive, di sogni fumosi. I suoi desideri, i suoi sentimenti, i suoi comportamenti, il suo futuro sono già tracciati, già scritti, già programmati da chi ha interesse a volerci così. 

Sembra di rivivere il “1984” di George Orwel, una dittatura sotterranea che condiziona la vita di un popolo. 

Ribellarsi? E’ difficile, lo capisco, di fronte a una realtà che sembra la migliore che l’umanità abbia mai vissuto. Ma qui sta l’inganno. La logica dell’apparire nasconde quella dell’essere! E “l’essere”, oggi, è mortificato dal suo apparire. 

E’ offeso nell’essenza. E’ annullato nella sua consistenza. Eppure dobbiamo reagire, uscire e risvegliarci da un lungo e logorante letargo se vogliamo imboccare la strada che ci porti fuori da questo nuovo “mito della caverna” di platoniana memoria.

Per questo abbiamo bisogno di persone capaci di sognare un uomo nuovo, una civiltà nuova, un destino nuovo. Abbiamo bisogno di “eroi”, sì, di eroi, di chi sia in grado di sfidare questa realtà e battersi con le armi del pensiero, della volontà, dell’entusiasmo, dell’onestà, del coraggio. Di chi sappia infondere un’idealità coinvolgente, giusta, fondata sull’uomo, sui suoi valori autentici, sulla disponibilità a sacrificare quanto all’uomo, al suo bene, non sa rimettersi. 

Solo così potremmo augurarci di ritornare ad alimentare il senso del destino e il valore della speranza, quella capace di dar luce e vigore a ogni giorno. Solo così torneremo a riscoprire l’importanza della bellezza, della meraviglia, della cultura, della natura, della creatività, del sentimento, del sogno. Solo così potremmo assaporare la gioia di una libertà autentica, lontana da egoistici comportamenti, ma condizionata a quella dell’altro e al bene di questi. Solo così potremmo ritrovare il valore del tempo. Quello che non sta nel solo fare, ma nella capacità d’assaporare e capire il gusto e il senso della vita, alimento per un vissuto ricco di autenticità e di valore.  Sarà una lotta lunga e difficile. L’avversario ha mezzi potenti di convincimento e coinvolgimento. Ma lottare è d’obbligo. E’ un dovere non solo verso noi stessi, ma soprattutto verso chi dopo di noi verrà. Ed è un dovere verso quella creatura chiamata uomo che non può sottomettersi alla vittoria del materialismo e del nulla e che invece deve aspirare a far sì, come dice Nietzsche, che dal caos nasca, finalmente, una stella danzante.

Romolo Paradiso

Che valore ha l’uomo nella società di oggi?  Cosa ci condiziona nel pensare e nell’esprimerci? 

A cosa stiamo rinunciando? A cosa andiamo incontro? 

E come ritrovare la forza di sognare e alimentare un presente e un futuro migliore?

 

Lo confesso, mi piacerebbe che questa umanità oggi umiliata e isolata dalla pandemia del Covid-19, riuscisse a fermare per un attimo i pensieri tristi che l’attuale situazione sanitaria le stimola, e riflettesse con serenità su quello che siamo, sulla strada che abbiamo imboccata, su quello che possiamo divenire, su cosa lasciamo in eredità a chi verrà dopo di noi. Mi piacerebbe, ma quello che si vede in giro è tutt’altro che un’umanità riflessiva, attenta a ciò che sta vivendo, al senso di quanto sta accadendo, a quello che ha e a cosa è veramente importante per la vita e per il futuro suo e degli altri.  Quel che si percepisce è solo la voglia di togliersi di mezzo questo maledetto virus, cosa peraltro legittima, e tornare alla vita di prima, dove al centro c’è il desiderio smisurato di libertà, di possesso, di consumo, di successo, e non a una “vita” nuova, basata sul valore e sull’essenza dell’uomo, al quale tutto si debba riferire, con il quale tutto debba fare i conti. Perdere questa occasione per analizzare il nostro vissuto è una sconfitta i cui esiti possono rilevarsi di una gravità incalcolabile.

La speranza di un presente e di un futuro migliore per una persona come per l’umanità deve risiedere su valori percepiti e vissuti in maniera forte, perché capaci di stimolare pensieri e comportamenti che con essi si misurino, per effetti che vadano verso la direzione del bene comune. Valori che oggi sono assenti, dei quali non riusciamo a comprenderne la portata e l’importanza offuscati, come siamo, nella mente, da un bombardamento mediatico che impone come veri e vincenti, concetti e logiche che solo apparentemente e fittiziamente offrono soluzioni ai problemi dell’uomo. Non possiamo affidare, come sta accadendo, ogni speranza alla tecnica, alla finanza, alla scienza, all’eugenetica, alla globalizzazione, a una società senza Patrie, senza radici, senza più diversità di pensiero e di storia, senza più tradizioni, senza più bellezza da scoprire, da ricercare, da realizzare. Senza più passioni autentiche, senza progetti, senza più pensiero, senza ideali, senza più madri, padri, figli, senza più amori resistenti e fecondi, senza più fiducia, senza sogni, senza futuro, senza mistero, senza più nemmeno un Dio. Senza tutto questo l’uomo è solo un’entità in balia dell’imbonitore di turno. Un robotico emanatore di pensieri non suoi, di reazioni istintive, di sogni fumosi. I suoi desideri, i suoi sentimenti, i suoi comportamenti, il suo futuro sono già tracciati, già scritti, già programmati da chi ha interesse a volerci così. 

Sembra di rivivere il “1984” di George Orwel, una dittatura sotterranea che condiziona la vita di un popolo. 

Ribellarsi? E’ difficile, lo capisco, di fronte a una realtà che sembra la migliore che l’umanità abbia mai vissuto. Ma qui sta l’inganno. La logica dell’apparire nasconde quella dell’essere! E “l’essere”, oggi, è mortificato dal suo apparire. 

E’ offeso nell’essenza. E’ annullato nella sua consistenza. Eppure dobbiamo reagire, uscire e risvegliarci da un lungo e logorante letargo se vogliamo imboccare la strada che ci porti fuori da questo nuovo “mito della caverna” di platoniana memoria.

Per questo abbiamo bisogno di persone capaci di sognare un uomo nuovo, una civiltà nuova, un destino nuovo. Abbiamo bisogno di “eroi”, sì, di eroi, di chi sia in grado di sfidare questa realtà e battersi con le armi del pensiero, della volontà, dell’entusiasmo, dell’onestà, del coraggio. Di chi sappia infondere un’idealità coinvolgente, giusta, fondata sull’uomo, sui suoi valori autentici, sulla disponibilità a sacrificare quanto all’uomo, al suo bene, non sa rimettersi. 

Solo così potremmo augurarci di ritornare ad alimentare il senso del destino e il valore della speranza, quella capace di dar luce e vigore a ogni giorno. Solo così torneremo a riscoprire l’importanza della bellezza, della meraviglia, della cultura, della natura, della creatività, del sentimento, del sogno. Solo così potremmo assaporare la gioia di una libertà autentica, lontana da egoistici comportamenti, ma condizionata a quella dell’altro e al bene di questi. Solo così potremmo ritrovare il valore del tempo. Quello che non sta nel solo fare, ma nella capacità d’assaporare e capire il gusto e il senso della vita, alimento per un vissuto ricco di autenticità e di valore.  Sarà una lotta lunga e difficile. L’avversario ha mezzi potenti di convincimento e coinvolgimento. Ma lottare è d’obbligo. E’ un dovere non solo verso noi stessi, ma soprattutto verso chi dopo di noi verrà. Ed è un dovere verso quella creatura chiamata uomo che non può sottomettersi alla vittoria del materialismo e del nulla e che invece deve aspirare a far sì, come dice Nietzsche, che dal caos nasca, finalmente, una stella danzante.

Romolo Paradiso

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