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SONO VIVA! Storia di questi tempi

di Redazione -


Francesca guardò il mare con lo sguardo meravigliato d’un bambino. Trattenne il fiato. Pianse. 

“Sono viva!… Sono viva!”, gridò.

Giancarlo che le stava accanto, le tenne la mano stringendola al cuore.

Francesca respirò a lungo. Profondamente. Incamerò aria come mai aveva fatto. Quell’aria che per troppo tempo le era mancata e l’aveva costretta in un letto d’ospedale in terapia intensiva. Quell’aria che fino a quel fatidico momento non aveva mai considerato vitale. Come tante altre cose minute, silenziose, quotidiane, semplici della vita. Ci aveva pensato, Francesca, a quelle cose negli interminabili momenti d’ospedale. E più volte s’era arrabbiata con se stessa per essere scivolata via di fronte a esse, che non sapeva se avesse potuto riviverle. I pensieri, in quell’angolo di stanza d’ospedale grigia come la tristezza e stretta come il suo respiro, s’accavallavano furiosi, senza che lei riuscisse mai a fermarli. A volte si trasformavano in allucinazioni. Torture che le ammutolivano l’anima e le stringevano il cuore.

Solo le parole degli infermieri e dei medici le davano un po’ di conforto. Ma era un conforto breve. La paura si riprendeva la scena e lei tornava nel baratro. Fino al giorno in cui Mario, un giovane medico specializzando, dopo averle parlato dell’importanza d’avere fiducia, di pensare per il meglio, non le prese la mano facendole lentamente scivolare nella sua una immaginetta di san Giovanni Paolo II. “Tienila”, le sussurrò a un orecchio. “Sai, è il Papa che più ho amato. Che più ha incarnato la forza della fede nella vita. Anche nel dolore e nella sofferenza più atroci. Tienila con te, ti aiuterà a credere nella speranza. Ad aver fiducia. A resistere”. Quel giovane medico, Francesca non lo rivide più. In quei lunghi e lenti giorni di sofferenza Francesca lo aveva cercato, aveva chiesto di lui al personale dell’ospedale, ma la risposta era sempre la stessa: “E’ andato altrove. Il suo tirocinio qui era finito”. Quell’immaginetta Francesca la tenne sotto il suo cuscino. E ogni volta che la paura si palesava, lei la guardava e pregava come mai aveva fatto dai tempi in cui era piccina…

Francesca guardava il mare e diceva: “Com’è meraviglioso!… E’ fantastico oggi, con il sole e il cielo limpido…” Giancarlo l’osservava e sorrideva. “Cosa potevo sperare di più alla mia prima uscita, in questa giornata di dicembre… Sono fortunata! Sono qui, con te, in un momento così eccitante, e sono viva!… viva!” Poi si tolse le scarpe, tirò i pantaloni fin sopra il ginocchio e s’appressò alla riva. Sentì la sabbia avvolgerle i piedi. Camminò lentamente assaporando ogni sensazione che l’attraversasse. Gli cchi erano chiusi e un sorriso lieve dava luce al suo viso. L’acqua le bagnò i piedi e Francesca rimase lì, di fronte all’orizzonte illuminato dal sole. Poi si voltò e chiamò Giancarlo. Lui la raggiunse, le allungò le braccia e la strinse a sé. Forte, più forte che potè.

Romolo Paradiso

 


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