Sorpasso a Nordest

Sorpasso a Nordest: Fratelli d’Italia potrebbe addirittura doppiare la Lega nelle sue ex roccaforti storiche. Nonostante le regioni interessate siano governate da leghisti. Si mette male per Matteo Salvini, che pur vincendo le elezioni come centrodestra rischia un tracollo come leader del Carroccio. In un destino comune con l’avversario Enrico Letta, segretario del Pd, Salvini vede sempre più in bilico la sua leadership. Anche perché i governatori, a partire dal presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, l’unico che può competere con Luca Zaia – che in Veneto ha percentuali di consenso bulgare -, hanno i voti veri. Voti personali, non della Lega salviniana. Il redde rationem se non arriverà con il voto di domenica arriverà sicuramente con le regionali in FVG, che si terranno nel 2023.

Ma per capire perché la Lega rischia nel Nordest bisogna fare un passo indietro. Motore produttivo del sistema Paese, terra di Pmi e di aziende a conduzione familiare, è tra le aree più ricche della nazione. Qui gli imprenditori, gli industriali, i commercianti sono giustamente molto pragmatici: dopo aver votato Forza Italia votarono in massa la Lega perché Salvini era lanciatissimo. Poi quando da ministro dell’Interno ha fatto cadere il governo, le cose sono cambiate. Come è mutata la percezione del Nordest nei confronti del leader della Lega: non più credibile, non più affidabile, non più vincente. Ora è la volta di Giorgia Meloni. Come è già successo con il passaggio da FI alla Lega, il Nordest ora punta su di lei, perché i sondaggi dicono che potrebbe essere il prossimo premier. Da qui il travaso di voti dalla Lega a FdI. E se lei, la Meloni, minimizza, sottolineando che non conta l’aver sorpassato la Lega, ma conta battere il Pd di Letta, il dato resta. Vediamo qualche numero. Fratelli d’Italia al 30,5 per cento, ossia +23,7 rispetto alle europee 2019: un risultato eclatante. Mentre la Lega precipita al 14,4 per cento (-35,5). Il Carroccio peraltro slitterebbe al terzo posto, superato dal Pd. Stando all’Osservatorio sul Nordest, curato dall’istituto Demos e Pi, sarebbe questo lo scenario politico nel Veneto alle politiche di domenica. Numeri che potrebbero tranquillamente replicarsi in Friuli Venezia Giulia.

In Veneto Zaia detiene un primato senza paragoni in termini di voti e da 12 anni è anche il governatore più amato d’Italia. Zaia, ricordiamolo, sta con Giorgetti e i governisti. Ebbene, dopo che Salvini ha fatto cadere pure Draghi, i protagonisti dell’economia del Nordest hanno definitivamente tolto la fiducia al leader leghista. Così come, per la stessa ragione – la caduta di Draghi – sono rimasti profondamente delusi da Berlusconi. Ciò spiega perché gli industriali, gli imprenditori e i commercianti elettori di centrodestra ora premiano la Meloni, con FdI primo partito nel Nordest.

Anche perché la crisi economica innescata dalla guerra dell’energia, scatenata dalla sanzioni Ue contro Mosca, che chiude i rubinetti del gas, si sente anche in quello che è il motore del Paese, con una contrazione del Pil del Nordest. Secondo l’Ufficio studi della Cgia il nuovo governo dovrà, entro la fine del 2022, trovare almeno 35 miliardi per sostenere chi non ha i soldi per pagare le bollette. Altrimenti il rischio che l’economia collassi è molto probabile. In un quadro simile, chi produce e porta ricchezza al Paese vuole stabilità, vuole un governo in linea con la Ue in tutto e per tutto, vuole che i fondi di Bruxelles arrivino a destinazione senza rischi.

Il Nordest di centrodestra insomma vuole la Meloni premier.

Sorpasso a Nordest: Fratelli d’Italia potrebbe addirittura doppiare la Lega nelle sue ex roccaforti storiche. Nonostante le regioni interessate siano governate da leghisti. Si mette male per Matteo Salvini, che pur vincendo le elezioni come centrodestra rischia un tracollo come leader del Carroccio. In un destino comune con l’avversario Enrico Letta, segretario del Pd, Salvini vede sempre più in bilico la sua leadership. Anche perché i governatori, a partire dal presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, l’unico che può competere con Luca Zaia – che in Veneto ha percentuali di consenso bulgare -, hanno i voti veri. Voti personali, non della Lega salviniana. Il redde rationem se non arriverà con il voto di domenica arriverà sicuramente con le regionali in FVG, che si terranno nel 2023.

Ma per capire perché la Lega rischia nel Nordest bisogna fare un passo indietro. Motore produttivo del sistema Paese, terra di Pmi e di aziende a conduzione familiare, è tra le aree più ricche della nazione. Qui gli imprenditori, gli industriali, i commercianti sono giustamente molto pragmatici: dopo aver votato Forza Italia votarono in massa la Lega perché Salvini era lanciatissimo. Poi quando da ministro dell’Interno ha fatto cadere il governo, le cose sono cambiate. Come è mutata la percezione del Nordest nei confronti del leader della Lega: non più credibile, non più affidabile, non più vincente. Ora è la volta di Giorgia Meloni. Come è già successo con il passaggio da FI alla Lega, il Nordest ora punta su di lei, perché i sondaggi dicono che potrebbe essere il prossimo premier. Da qui il travaso di voti dalla Lega a FdI. E se lei, la Meloni, minimizza, sottolineando che non conta l’aver sorpassato la Lega, ma conta battere il Pd di Letta, il dato resta. Vediamo qualche numero. Fratelli d’Italia al 30,5 per cento, ossia +23,7 rispetto alle europee 2019: un risultato eclatante. Mentre la Lega precipita al 14,4 per cento (-35,5). Il Carroccio peraltro slitterebbe al terzo posto, superato dal Pd. Stando all’Osservatorio sul Nordest, curato dall’istituto Demos e Pi, sarebbe questo lo scenario politico nel Veneto alle politiche di domenica. Numeri che potrebbero tranquillamente replicarsi in Friuli Venezia Giulia.

In Veneto Zaia detiene un primato senza paragoni in termini di voti e da 12 anni è anche il governatore più amato d’Italia. Zaia, ricordiamolo, sta con Giorgetti e i governisti. Ebbene, dopo che Salvini ha fatto cadere pure Draghi, i protagonisti dell’economia del Nordest hanno definitivamente tolto la fiducia al leader leghista. Così come, per la stessa ragione – la caduta di Draghi – sono rimasti profondamente delusi da Berlusconi. Ciò spiega perché gli industriali, gli imprenditori e i commercianti elettori di centrodestra ora premiano la Meloni, con FdI primo partito nel Nordest.

Anche perché la crisi economica innescata dalla guerra dell’energia, scatenata dalla sanzioni Ue contro Mosca, che chiude i rubinetti del gas, si sente anche in quello che è il motore del Paese, con una contrazione del Pil del Nordest. Secondo l’Ufficio studi della Cgia il nuovo governo dovrà, entro la fine del 2022, trovare almeno 35 miliardi per sostenere chi non ha i soldi per pagare le bollette. Altrimenti il rischio che l’economia collassi è molto probabile. In un quadro simile, chi produce e porta ricchezza al Paese vuole stabilità, vuole un governo in linea con la Ue in tutto e per tutto, vuole che i fondi di Bruxelles arrivino a destinazione senza rischi.

Il Nordest di centrodestra insomma vuole la Meloni premier.

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