Speranza e l’incubo mascherina

Neanche il tempo di respirare che già ci vogliono imbavagliare di nuovo. L’ultimo atto del ministro della Salute Roberto Speranza è una bella circolare, che segue di pochi giorni la revoca dell’obbligo delle mascherine, l’ultima restrizione pandemica venuta meno anche sui mezzi pubblici. L’aumento dei contagi da Covid-19, che nell’ultima settimana si sono sestuplicati registrando un incremento del 39 per cento dei ricoveri, ha fornito al ministro uscente il pretesto per perseguire sul cammino della dittatura sanitaria, nonostante l’Oms abbia già fatto sapere che la fase pandemica è in esaurimento e i virologi parlino di virus endemico con cui convivere senza drammi.

E invece Speranza (solo di nome e non di fatto), tra uno scatolone e l’altro, ha elaborato la bozza che potrebbe presto introdurre nuovi divieti e restrizioni. Nel caso di “un evidente peggioramento epidemiologico” di Covid-19 “con grave impatto clinico e/o sull’assistenza sanitaria e/o sul funzionamento dei servizi essenziali”, l’uso delle mascherine “in spazi pubblici chiusi potrà essere una prima opzione per limitare la trasmissione nella comunità. Analogamente, nel caso di un sensibile peggioramento dell’epidemia, si potrà valutare l’adozione temporanea di altre misure, come il lavoro da casa o la limitazione delle dimensioni degli eventi che prevedono assembramenti“.

È questo uno dei passaggi della nuova circolare del ministero, che dovrà andare all’esame delle Regioni e che potrebbe essere integrata con le indicazioni dei governatori. Però la linea è già tracciata: anziché andare avanti, il ritorno è a un passato in cui gli italiani sono stati sorvegliati speciali, costretti alle mascherine pure all’aperto e vessati dai divieti su eventi e manifestazioni. “Sebbene l’evoluzione della pandemia sia allo stato attuale imprevedibile, il nostro Paese deve prepararsi – per il terzo anno consecutivo – ad affrontare un autunno e un inverno in cui si potrebbe osservare un aumentato impatto assistenziale attribuibile a diverse malattie respiratorie acute”, si legge nella bozza del documento firmato dal direttore della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute Giovanni Rezza e della programmazione sanitaria Stefano Lorusso. “Il futuro della pandemia da Sars-Cov-2 non dipende solo da nuove varianti che possono emergere e sostituire quelle precedentemente circolanti, ma anche dai comportamenti e dallo stato immunitario della popolazione.

È particolarmente importante evitare la congestione delle strutture sanitarie limitando l’incidenza di malattia grave, proteggendo soprattutto le persone più fragili e influendo su fattori modificabili per cui i sistemi sanitari e la società devono continuare ad adattare la loro risposta all’andamento epidemico del Sars-Cov-2”. La parola d’ordine, riportata anche nel documento, resta la vaccinazione, fondamentale per anziani e fragili e da combinare con i vaccini antinfluenzali.

Neanche il tempo di respirare che già ci vogliono imbavagliare di nuovo. L’ultimo atto del ministro della Salute Roberto Speranza è una bella circolare, che segue di pochi giorni la revoca dell’obbligo delle mascherine, l’ultima restrizione pandemica venuta meno anche sui mezzi pubblici. L’aumento dei contagi da Covid-19, che nell’ultima settimana si sono sestuplicati registrando un incremento del 39 per cento dei ricoveri, ha fornito al ministro uscente il pretesto per perseguire sul cammino della dittatura sanitaria, nonostante l’Oms abbia già fatto sapere che la fase pandemica è in esaurimento e i virologi parlino di virus endemico con cui convivere senza drammi.

E invece Speranza (solo di nome e non di fatto), tra uno scatolone e l’altro, ha elaborato la bozza che potrebbe presto introdurre nuovi divieti e restrizioni. Nel caso di “un evidente peggioramento epidemiologico” di Covid-19 “con grave impatto clinico e/o sull’assistenza sanitaria e/o sul funzionamento dei servizi essenziali”, l’uso delle mascherine “in spazi pubblici chiusi potrà essere una prima opzione per limitare la trasmissione nella comunità. Analogamente, nel caso di un sensibile peggioramento dell’epidemia, si potrà valutare l’adozione temporanea di altre misure, come il lavoro da casa o la limitazione delle dimensioni degli eventi che prevedono assembramenti“.

È questo uno dei passaggi della nuova circolare del ministero, che dovrà andare all’esame delle Regioni e che potrebbe essere integrata con le indicazioni dei governatori. Però la linea è già tracciata: anziché andare avanti, il ritorno è a un passato in cui gli italiani sono stati sorvegliati speciali, costretti alle mascherine pure all’aperto e vessati dai divieti su eventi e manifestazioni. “Sebbene l’evoluzione della pandemia sia allo stato attuale imprevedibile, il nostro Paese deve prepararsi – per il terzo anno consecutivo – ad affrontare un autunno e un inverno in cui si potrebbe osservare un aumentato impatto assistenziale attribuibile a diverse malattie respiratorie acute”, si legge nella bozza del documento firmato dal direttore della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute Giovanni Rezza e della programmazione sanitaria Stefano Lorusso. “Il futuro della pandemia da Sars-Cov-2 non dipende solo da nuove varianti che possono emergere e sostituire quelle precedentemente circolanti, ma anche dai comportamenti e dallo stato immunitario della popolazione.

È particolarmente importante evitare la congestione delle strutture sanitarie limitando l’incidenza di malattia grave, proteggendo soprattutto le persone più fragili e influendo su fattori modificabili per cui i sistemi sanitari e la società devono continuare ad adattare la loro risposta all’andamento epidemico del Sars-Cov-2”. La parola d’ordine, riportata anche nel documento, resta la vaccinazione, fondamentale per anziani e fragili e da combinare con i vaccini antinfluenzali.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli