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Sport Illumina, la rete che riaccende le città italiane

di Laura Tecce -


C’è un’Italia che non passa dagli stadi olimpici né dalle grandi vetrine internazionali, ma che riparte dai campi di quartiere, dalle periferie, dalle piazze dimenticate. È qui che si inserisce il progetto Sport Illumina, promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e ideato da Sport e Salute S.p.A., con l’ambizione di trasformare lo sport in una infrastruttura sociale diffusa. L’inaugurazione del primo spazio a Cologno Monzese, nel parco di via Pablo Neruda, segna più di un semplice taglio del nastro: è l’avvio di una politica sportiva che prova a cambiare paradigma. Non più grandi opere concentrate, ma una rete capillare di luoghi accessibili, aperti, vissuti. Entro quest’estate saranno 85 gli interventi previsti su tutto il territorio nazionale, per un investimento complessivo di oltre 31 milioni di euro.

Lo sport come presidio urbano e strumento di coesione sociale

Il punto, però, non è solo quantitativo. Sport Illumina introduce un’idea precisa: lo sport come presidio urbano e strumento di coesione, “perché lo sport non è soltanto gioco, è energia che unisce, è il linguaggio universale delle comunità”, per utilizzare le parole dell’Ad di Sport e Salute Diego Nepi Molineris. In un Paese dove il tasso di sedentarietà resta elevato e le disuguaglianze territoriali incidono sull’accesso alla pratica sportiva, riportare campi e attrezzature “sotto casa” significa intervenire direttamente sul tessuto sociale. Non è un caso che il progetto guardi con attenzione alle aree segnate da fragilità e disagio, dove lo sport può agire come vera e propria “difesa immunitaria sociale”.

Playground aperti 24 ore, tutor e governance ibrida: il modello

Il modello è semplice quanto ambizioso: playground multifunzionali – basket 3×3, calisthenics, arrampicata – aperti 24 ore su 24, accompagnati dalla presenza di tutor e animatori. Una scelta che supera uno dei limiti storici delle politiche sportive italiane: l’abbandono post-inaugurazione; qui, invece, la gestione quotidiana diventa parte integrante del progetto. A Cologno Monzese, dove già esisteva una tradizione spontanea di utilizzo degli spazi, la rigenerazione ha valorizzato un’abitudine sociale preesistente, trasformandola in opportunità strutturata. È un passaggio chiave: non imporre modelli dall’alto, ma amplificare ciò che nei territori già vive, spesso in forma informale. Il coinvolgimento di partner privati e media – da Bancomat ad Adidas, fino a Enel e Warner Music Italy – segnala inoltre un cambio di passo nella governance dello sport di base: sempre più ibrida, sempre più orientata alla collaborazione pubblico/privato. Un “gioco di squadra” che punta a rendere sostenibile nel tempo l’intervento.

La vera sfida: mantenere vivi gli spazi nel tempo

Resta da capire se questa visione saprà consolidarsi oltre l’effetto novità. La sfida vera sarà mantenere vivi questi spazi, trasformarli in luoghi identitari per le comunità, evitare che tornino nel giro di pochi anni a essere campi spenti. Ma il segnale politico è chiaro: lo sport non è più solo performance o evento, bensì diritto, welfare, presenza quotidiana. Perché il successo di una politica sportiva non si misura solo nelle medaglie, ma nella capacità di far scendere in campo un intero Paese.

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