SPY STORY A NORDEST

Le rivelazioni di una gola profonda troppo informata su troppi misteri della storia giudiziaria italiana. Tutto ruota attorno all’attendibilità, messa più volte in discussione dai magistrati che hanno vagliato i suoi racconti infarciti di date e dettagli, di un ergastolano seriale come il neofascista Angelo Izzo, finito in carcere la prima volta a metà degli anni Settanta per avere fatto parte del commando che sequestrò e uccise Rosaria Lopez al Circeo, e che nell’aprile 2005 da semilibero ammazzò altre due persone.

Nel frattempo il 67enne romano di volta in volta ha messo a parte gli inquirenti di notizie apprese dietro le sbarre sulle stragi di piazza Fontana, alla stazione di Bologna e di piazza della Loggia a Brescia, e di presunti inquietanti retroscena sugli omicidi politici del giornalista Mino Pecorelli, degli appartenenti ai circoli di estrema sinistra di Milano, Fausto e Iaio (citati nel suo discorso di insediamento dal presidente del Senato Ignazio La Russa), senza considerare circostanze sul delitto di Giorgiana Masi e di altri gravi fatti di sangue legati al terrorismo e alla mafia. Insomma, un catalogo di tante efferatezze su enigmi che sollevano inevitabili interrogativi.

Il nome di Izzo torna d’attualità per la misteriosa sparizione della 17enne studentessa friulana Rosella Corazzin, avvenuta il 21 agosto 1975 a Tai di Cadore, poco più di un mese prima del delitto del Circeo, di cui le cronache giudiziarie si erano già occupate nel 2016 dopo che lo stesso killer seriale aveva raccontato di sapere particolari risolutivi per spiegare la morte della ragazzina sequestrata nel primo pomeriggio di quel giorno estivo e quindi trasferita nella villa del medico Francesco Narducci a San Feliciano di Magione, sul lago Trasimeno (Perugia) dove sarebbe stata costretta a partecipare a un rito satanico orgiastico prima di essere stata violentata e strangolata. Il suo corpo sarebbe stato poi sotterrato in un bosco lì vicino. Per la cronaca il cattedratico Narducci è morto suicida nel 1985 dopo che il suo nome venne accostato agli omicidi del mostro di Firenze.

Izzo già sei anni fa ai pubblici ministeri di Roma aveva riferito che del commando che aveva rapito la liceale Rossella avrebbero fatto parte i suoi amici e complici del Circeo, Andrea Ghira e Gianni Guido, e un anno fa nel carcere di Velletri ha ripetuto il suo lungometraggio criminale alla Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Nicola Morra. I commissari nell’arco di molti mesi hanno ascoltato numerosi testimoni, tra cui anche delle toghe, a riscontro delle dichiarazioni di Izzo. Le conclusioni saranno pubblicate a giorni.

L’interrogativo, però, è sempre il solito: quant’è credibile Angelo Izzo quando riferisce che un filo rosso legherebbe la tragedia della minorenne di San Vito al Tagliamento, il massacro del Circeo e gli omicidi del mostro di Firenze, passando per ipotetici coinvolgimenti di personaggi legati alla massoneria? Com’è possibile che alle domande, non banali, che suscita il racconto, si possa rispondere in un’aula di giustizia oltre ragionevole dubbio, a distanza di quasi mezzo secolo con Narducci e Ghira deceduti? I magistrati che hanno vagliato negli anni le sue fluviali dichiarazioni e che sono arrivati a conclusioni negative, perché le notizie sono infondate, hanno preso un abbaglio? Il procuratore di Belluno quando ricevette gli interrogatori di Izzo dai colleghi romani Eugenio Albamonte e Michele Prestipino, i quali li avevano trasmessi anche a Perugia – e in quella sede dopo gli approfondimento del caso il fascicolo venne archiviato -, disse che si trattava di verbali dettagliati.

Izzo ha sempre spiegato di non avere partecipato al rapimento e all’uccisione di Rossella Corazzin, ma che la sua è una “verità credibile”. Ma è davvero così?

Le rivelazioni di una gola profonda troppo informata su troppi misteri della storia giudiziaria italiana. Tutto ruota attorno all’attendibilità, messa più volte in discussione dai magistrati che hanno vagliato i suoi racconti infarciti di date e dettagli, di un ergastolano seriale come il neofascista Angelo Izzo, finito in carcere la prima volta a metà degli anni Settanta per avere fatto parte del commando che sequestrò e uccise Rosaria Lopez al Circeo, e che nell’aprile 2005 da semilibero ammazzò altre due persone.

Nel frattempo il 67enne romano di volta in volta ha messo a parte gli inquirenti di notizie apprese dietro le sbarre sulle stragi di piazza Fontana, alla stazione di Bologna e di piazza della Loggia a Brescia, e di presunti inquietanti retroscena sugli omicidi politici del giornalista Mino Pecorelli, degli appartenenti ai circoli di estrema sinistra di Milano, Fausto e Iaio (citati nel suo discorso di insediamento dal presidente del Senato Ignazio La Russa), senza considerare circostanze sul delitto di Giorgiana Masi e di altri gravi fatti di sangue legati al terrorismo e alla mafia. Insomma, un catalogo di tante efferatezze su enigmi che sollevano inevitabili interrogativi.

Il nome di Izzo torna d’attualità per la misteriosa sparizione della 17enne studentessa friulana Rosella Corazzin, avvenuta il 21 agosto 1975 a Tai di Cadore, poco più di un mese prima del delitto del Circeo, di cui le cronache giudiziarie si erano già occupate nel 2016 dopo che lo stesso killer seriale aveva raccontato di sapere particolari risolutivi per spiegare la morte della ragazzina sequestrata nel primo pomeriggio di quel giorno estivo e quindi trasferita nella villa del medico Francesco Narducci a San Feliciano di Magione, sul lago Trasimeno (Perugia) dove sarebbe stata costretta a partecipare a un rito satanico orgiastico prima di essere stata violentata e strangolata. Il suo corpo sarebbe stato poi sotterrato in un bosco lì vicino. Per la cronaca il cattedratico Narducci è morto suicida nel 1985 dopo che il suo nome venne accostato agli omicidi del mostro di Firenze.

Izzo già sei anni fa ai pubblici ministeri di Roma aveva riferito che del commando che aveva rapito la liceale Rossella avrebbero fatto parte i suoi amici e complici del Circeo, Andrea Ghira e Gianni Guido, e un anno fa nel carcere di Velletri ha ripetuto il suo lungometraggio criminale alla Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Nicola Morra. I commissari nell’arco di molti mesi hanno ascoltato numerosi testimoni, tra cui anche delle toghe, a riscontro delle dichiarazioni di Izzo. Le conclusioni saranno pubblicate a giorni.

L’interrogativo, però, è sempre il solito: quant’è credibile Angelo Izzo quando riferisce che un filo rosso legherebbe la tragedia della minorenne di San Vito al Tagliamento, il massacro del Circeo e gli omicidi del mostro di Firenze, passando per ipotetici coinvolgimenti di personaggi legati alla massoneria? Com’è possibile che alle domande, non banali, che suscita il racconto, si possa rispondere in un’aula di giustizia oltre ragionevole dubbio, a distanza di quasi mezzo secolo con Narducci e Ghira deceduti? I magistrati che hanno vagliato negli anni le sue fluviali dichiarazioni e che sono arrivati a conclusioni negative, perché le notizie sono infondate, hanno preso un abbaglio? Il procuratore di Belluno quando ricevette gli interrogatori di Izzo dai colleghi romani Eugenio Albamonte e Michele Prestipino, i quali li avevano trasmessi anche a Perugia – e in quella sede dopo gli approfondimento del caso il fascicolo venne archiviato -, disse che si trattava di verbali dettagliati.

Izzo ha sempre spiegato di non avere partecipato al rapimento e all’uccisione di Rossella Corazzin, ma che la sua è una “verità credibile”. Ma è davvero così?

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