Stop guerra

Adesso o mai più. È terribile doverlo ammettere, ma il mondo è a un bivio e di fronte ha due strade, come quelle del bosco di Robert Frost. Una porta all’alba della Terza Guerra Mondiale, in cui il ricorso al nucleare non sarà più una minaccia ma un’azione concreta al vertice della tensione. L’altra, la meno battuta che potrebbe fare la differenza, è quella della pace, del tentativo di intervenire con la diplomazia di capi di Stato e l’umanità del Papa, per far sedere a un tavolo di trattative la Russia di Vladimir Putin con l’Ucraina di Volodymyr Zelensky. Non c’è tempo da perdere, non contano più le questioni ideologiche che dividono interventisti e pacifisti di fronte all’escalation degli attacchi, che stanno massacrando donne, bambini, vittime innocenti e patrioti che difendono con la vita la loro terra. In gioco non c’è più un territorio conteso (illegittimamente), ma c’è il destino del mondo per come lo conosciamo.

L’attacco al ponte di Kerck, in Crimea, ha scatenato la vendetta dello Zar, il quale ieri ha colpito Kiev con il lancio di oltre 80 missili che hanno provocato morte e devastazione. Putin, durante il suo discorso alla riunione del consiglio nazionale di sicurezza russo, ha detto che l’assalto è la conseguenza degli “atti di terrorismo di Kiev”. E ha garantito: “Lasciare senza risposta crimini di questo tipo è semplicemente impossibile, Su suggerimento del Ministero della Difesa e secondo il piano dello Stato Maggiore della Russia, è stato effettuato un massiccio attacco con armi di precisione sulla capitale. Abbiamo attaccato strutture energetiche, aeree, marittime e terrestri a lungo raggio e comunicazioni nel Paese. Se gli attacchi terroristici continuano sul nostro territorio, le risposte della Russia saranno ancora più dure”. Si tratta di una prima rappresaglia, fanno sapere dal Cremlino. Non a caso il presidente russo ha cambiato strategia e la scelta del nuovo comandante dell’operazione militare speciale, il generale siberiano Sergei Surovikin ribattezzato dai blogger militari russi “generale Armageddon” per il suo approccio duro, non è certo un segnale distensivo. Anzi mostra quanto Mosca voglia alzare il livello dello scontro e oltrepassare il punto di non ritorno. Inoltre l’annuncio del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, che di fatto porta Minsk in guerra al fianco dello Zar, è un’ulteriore mossa sulla scacchiera della guerra mondiale. Da più parti, ferma restando la dura condanna per l’offensiva russa, l’auspicio è la de-escalation del conflitto. Mentre la Cina spera in un allentamento, l’Onu parla di “un’escalation inaccettabile della guerra” ed è pronta a votare una nuova risoluzione contro Mosca. Oggi si terrà una riunione urgente del G7, convocata dopo una telefonata tra Zelensky e il cancelliere tedesco Olaf Scholtz. Il presidente Usa, Joe Biden, parla di “assoluta brutalità della guerra illegale di Putin al popolo ucraino” e precisa come “questi attacchi non fanno che rafforzare ulteriormente il nostro impegno a stare con il popolo ucraino per tutto il tempo necessario”. Biden, pur convinto nel continuare “a imporre a Mosca i costi dell’aggressione”, vorrebbe trovare una exit strategy che eviti il ricorso alle armi nucleari. È dal fronte italiano che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, definendo “sciagurata” la guerra scatenata dalla Zar, indica una nuova strada, quella della pace.”La pace è urgente e necessaria. La via per costruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino”, dice Mattarella. Infine il monito del Papa, arrivato durante l’Angelus, affinché si scelga la via della pace: “Di fronte al pericolo di una guerra nucleare impariamo dalla storia”. Il Pontefice ha detto: “Dove sta la strada buona percorretela, così troverete pace per la vostra vita”.

Adesso o mai più. È terribile doverlo ammettere, ma il mondo è a un bivio e di fronte ha due strade, come quelle del bosco di Robert Frost. Una porta all’alba della Terza Guerra Mondiale, in cui il ricorso al nucleare non sarà più una minaccia ma un’azione concreta al vertice della tensione. L’altra, la meno battuta che potrebbe fare la differenza, è quella della pace, del tentativo di intervenire con la diplomazia di capi di Stato e l’umanità del Papa, per far sedere a un tavolo di trattative la Russia di Vladimir Putin con l’Ucraina di Volodymyr Zelensky. Non c’è tempo da perdere, non contano più le questioni ideologiche che dividono interventisti e pacifisti di fronte all’escalation degli attacchi, che stanno massacrando donne, bambini, vittime innocenti e patrioti che difendono con la vita la loro terra. In gioco non c’è più un territorio conteso (illegittimamente), ma c’è il destino del mondo per come lo conosciamo.

L’attacco al ponte di Kerck, in Crimea, ha scatenato la vendetta dello Zar, il quale ieri ha colpito Kiev con il lancio di oltre 80 missili che hanno provocato morte e devastazione. Putin, durante il suo discorso alla riunione del consiglio nazionale di sicurezza russo, ha detto che l’assalto è la conseguenza degli “atti di terrorismo di Kiev”. E ha garantito: “Lasciare senza risposta crimini di questo tipo è semplicemente impossibile, Su suggerimento del Ministero della Difesa e secondo il piano dello Stato Maggiore della Russia, è stato effettuato un massiccio attacco con armi di precisione sulla capitale. Abbiamo attaccato strutture energetiche, aeree, marittime e terrestri a lungo raggio e comunicazioni nel Paese. Se gli attacchi terroristici continuano sul nostro territorio, le risposte della Russia saranno ancora più dure”. Si tratta di una prima rappresaglia, fanno sapere dal Cremlino. Non a caso il presidente russo ha cambiato strategia e la scelta del nuovo comandante dell’operazione militare speciale, il generale siberiano Sergei Surovikin ribattezzato dai blogger militari russi “generale Armageddon” per il suo approccio duro, non è certo un segnale distensivo. Anzi mostra quanto Mosca voglia alzare il livello dello scontro e oltrepassare il punto di non ritorno. Inoltre l’annuncio del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, che di fatto porta Minsk in guerra al fianco dello Zar, è un’ulteriore mossa sulla scacchiera della guerra mondiale. Da più parti, ferma restando la dura condanna per l’offensiva russa, l’auspicio è la de-escalation del conflitto. Mentre la Cina spera in un allentamento, l’Onu parla di “un’escalation inaccettabile della guerra” ed è pronta a votare una nuova risoluzione contro Mosca. Oggi si terrà una riunione urgente del G7, convocata dopo una telefonata tra Zelensky e il cancelliere tedesco Olaf Scholtz. Il presidente Usa, Joe Biden, parla di “assoluta brutalità della guerra illegale di Putin al popolo ucraino” e precisa come “questi attacchi non fanno che rafforzare ulteriormente il nostro impegno a stare con il popolo ucraino per tutto il tempo necessario”. Biden, pur convinto nel continuare “a imporre a Mosca i costi dell’aggressione”, vorrebbe trovare una exit strategy che eviti il ricorso alle armi nucleari. È dal fronte italiano che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, definendo “sciagurata” la guerra scatenata dalla Zar, indica una nuova strada, quella della pace.”La pace è urgente e necessaria. La via per costruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino”, dice Mattarella. Infine il monito del Papa, arrivato durante l’Angelus, affinché si scelga la via della pace: “Di fronte al pericolo di una guerra nucleare impariamo dalla storia”. Il Pontefice ha detto: “Dove sta la strada buona percorretela, così troverete pace per la vostra vita”.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli