STORIA DI UNA GIOVANE SEQUESTRATA DAL PADRE PERCHÈ SI VOLEVA SPOSARE

Un altro padre orientale che si oppone al sogno d’amore della figlia. La priva della libertà per otto giorni fino al blitz dei carabinieri. Decisiva la denuncia del fidanzato che preoccupato perché non aveva più sue notizie e, temendo il peggio, anche che venisse rispedita in India, si è rivolto alla stazione dell’Arma di Arzignano. Il padre, un operaio conciario di 51 anni, è stato arrestato con l’accusa di sequestro di persona. “Quando i genitori del ragazzo mi hanno chiamato dicendomi che mia figlia si sarebbe sposata l’indomani ho agito per farla riflettere su quello che stava facendo, non l’ho sequestrata”, dichiara Dalith Sing al gip di Vicenza, che ha tuttavia convalidato l’arresto per il presunto sequestro di persona ed ha ordinato per l’indagato gli arresti domiciliari. Nel frattempo la vittima è stata affidata dai militari del maggiore Danilo Ciampini, comandante della compagnia di Valdagno, a un centro antiviolenza, prima di essere collocata in una struttura protetta sotto la vigilanza dei servizi sociali. È lunedì scorso quando il fidanzato si presenta ai carabinieri visibilmente angosciato. Da alcuni giorni ha perso le tracce dell’operaia di 22 anni con la quale si frequenta da un po’ di tempo. “Ci amiamo, ma i suoi genitori ci ostacolano, dicendole che non sono adatto a lei”, racconta il giovane, pure lui indiano. La ragazza non solo non si è più presentata al lavoro, ma ha dato le inopinate dimissioni dopo che di recente era stata promossa. E non risponde più a chiamate e messaggi. “I suoi non vogliono che la frequenti – aggiunge il giovane – perché sostengono che appartengo a un gruppo sociale diverso e, pertanto, non sarei adeguato”. I militari informano il magistrato di turno e quindi iniziano le indagini appoggiandosi anche all’operatore telefonico per gli accertamenti immediati relativi a sim ed apparecchio. Dopo 48 ore, e siamo a mercoledì, la ragazza riesce a messaggiare e chiamare il fidanzato con un vecchio telefonino che il padre si era dimenticato che ci fosse, raccontandogli in breve quello che sta avvenendo. “Ho paura che mi succeda qualcosa di brutto come a Saman, avvisa i carabinieri”, gli consegna il suo grido d’aiuto che il ragazzo trasmette agli investigatori. “Fate presto”, è la supplica. Poche ore dopo, su ordine del Pm della Procura di Vicenza, i carabinieri fanno irruzione nella casa di Dalith Sing e liberano la ragazza in lacrime.

Un altro padre orientale che si oppone al sogno d’amore della figlia. La priva della libertà per otto giorni fino al blitz dei carabinieri. Decisiva la denuncia del fidanzato che preoccupato perché non aveva più sue notizie e, temendo il peggio, anche che venisse rispedita in India, si è rivolto alla stazione dell’Arma di Arzignano. Il padre, un operaio conciario di 51 anni, è stato arrestato con l’accusa di sequestro di persona. “Quando i genitori del ragazzo mi hanno chiamato dicendomi che mia figlia si sarebbe sposata l’indomani ho agito per farla riflettere su quello che stava facendo, non l’ho sequestrata”, dichiara Dalith Sing al gip di Vicenza, che ha tuttavia convalidato l’arresto per il presunto sequestro di persona ed ha ordinato per l’indagato gli arresti domiciliari. Nel frattempo la vittima è stata affidata dai militari del maggiore Danilo Ciampini, comandante della compagnia di Valdagno, a un centro antiviolenza, prima di essere collocata in una struttura protetta sotto la vigilanza dei servizi sociali. È lunedì scorso quando il fidanzato si presenta ai carabinieri visibilmente angosciato. Da alcuni giorni ha perso le tracce dell’operaia di 22 anni con la quale si frequenta da un po’ di tempo. “Ci amiamo, ma i suoi genitori ci ostacolano, dicendole che non sono adatto a lei”, racconta il giovane, pure lui indiano. La ragazza non solo non si è più presentata al lavoro, ma ha dato le inopinate dimissioni dopo che di recente era stata promossa. E non risponde più a chiamate e messaggi. “I suoi non vogliono che la frequenti – aggiunge il giovane – perché sostengono che appartengo a un gruppo sociale diverso e, pertanto, non sarei adeguato”. I militari informano il magistrato di turno e quindi iniziano le indagini appoggiandosi anche all’operatore telefonico per gli accertamenti immediati relativi a sim ed apparecchio. Dopo 48 ore, e siamo a mercoledì, la ragazza riesce a messaggiare e chiamare il fidanzato con un vecchio telefonino che il padre si era dimenticato che ci fosse, raccontandogli in breve quello che sta avvenendo. “Ho paura che mi succeda qualcosa di brutto come a Saman, avvisa i carabinieri”, gli consegna il suo grido d’aiuto che il ragazzo trasmette agli investigatori. “Fate presto”, è la supplica. Poche ore dopo, su ordine del Pm della Procura di Vicenza, i carabinieri fanno irruzione nella casa di Dalith Sing e liberano la ragazza in lacrime.

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