Stragi: di politica estera si può morire

L’Italia vanta un lunghissimo calendario di morti ammazzati , di attentati e di stragi che nessun altro paese in Europa può vantare. Calendario lungo più di venti anni con una scia di sangue impressionante. Ogni volta inquirenti e opinione pubblica hanno cercato di capire chi fossero i mandanti trovando “soluzioni” a destra o a sinistra degli schieramenti politici e ancor più facilmente quando si trattava palesemente di mafia. Per lo più individuando l’area di provenienza più che i singoli autori e mandanti. In tutta questa scia di sangue spiccano tre grandi anomalie che nonostante il grande lavoro dei magistrati non si è ancora riusciti a spiegare fino in fondo: il caso Moro, l’abbattimento nei cieli di Ustica del DC9 Itavia e la strage di Bologna. Oltre alla domanda naturale sul CHI ha sparato e messo bombe si aprono diverse prospettive se si parte dal PERCHE’. E’ quanto ha fatto il giornalista investigativo Paolo Cucchiarelli che al termine di un ponderoso e complesso lavoro durato anni con il carattere di una vera e propria istruttoria mette in ordine una quantità straordinaria di documenti, dichiarazioni, sentenze, inchieste giudiziarie, fotografie, tracciati radar e altro ancora, arrivando alla conclusione che la chiave sta nella politica estera italiana di quegli anni. In sostanza una durissima risposta che configura quello che è il titolo del volume: “Ustica e Bologna: attacco all’Italia”della casa editrice La nave di Teseo. Come aveva già fatto per l’inchiesta sul caso Moro (L’ultima notte di Aldo Moro) dove l’attentato era finalizzato a fermare l’apertura al Pci e alla messa in discussione della politica dei blocchi e la guerra fredda, l’Autore sposta l’attenzione dalle vicende della politica interna alle grandi questioni internazionali di cui l’Italia era vittima e insieme ardita protagonista, tra alleanza atlantica e prossimità al mondo arabo e Mediterraneo. In proposito Cucchiarelli raccoglie una testimonianza straordinaria sul perché dell’abbattimento del DC9 Itavia: l’aereo trasportava un pacchetto di uranio attivo proveniente dalla Francia residuo dei materiali serviti per le esplosioni-test di Mururoa e che l’Italia avrebbe fatto arrivare in Libia a Gheddafi. Visto che nonostante l’abbattimento di Ustica L’Italia non correggeva la sua politica filoaraba, Bologna sarebbe stata concepita come ultimo avviso e ultimatum. Come per Moro, Cucchiarelli rivela che a gestire le sanguinarie operazioni sarebbe stato Edwin Wison, un pluriesperto della Cia utilizzato per i cosiddetti “affari sporchi” alla guida di una formazione denominata Secret Team.

Angelo Mina

L’Italia vanta un lunghissimo calendario di morti ammazzati , di attentati e di stragi che nessun altro paese in Europa può vantare. Calendario lungo più di venti anni con una scia di sangue impressionante. Ogni volta inquirenti e opinione pubblica hanno cercato di capire chi fossero i mandanti trovando “soluzioni” a destra o a sinistra degli schieramenti politici e ancor più facilmente quando si trattava palesemente di mafia. Per lo più individuando l’area di provenienza più che i singoli autori e mandanti. In tutta questa scia di sangue spiccano tre grandi anomalie che nonostante il grande lavoro dei magistrati non si è ancora riusciti a spiegare fino in fondo: il caso Moro, l’abbattimento nei cieli di Ustica del DC9 Itavia e la strage di Bologna. Oltre alla domanda naturale sul CHI ha sparato e messo bombe si aprono diverse prospettive se si parte dal PERCHE’. E’ quanto ha fatto il giornalista investigativo Paolo Cucchiarelli che al termine di un ponderoso e complesso lavoro durato anni con il carattere di una vera e propria istruttoria mette in ordine una quantità straordinaria di documenti, dichiarazioni, sentenze, inchieste giudiziarie, fotografie, tracciati radar e altro ancora, arrivando alla conclusione che la chiave sta nella politica estera italiana di quegli anni. In sostanza una durissima risposta che configura quello che è il titolo del volume: “Ustica e Bologna: attacco all’Italia”della casa editrice La nave di Teseo. Come aveva già fatto per l’inchiesta sul caso Moro (L’ultima notte di Aldo Moro) dove l’attentato era finalizzato a fermare l’apertura al Pci e alla messa in discussione della politica dei blocchi e la guerra fredda, l’Autore sposta l’attenzione dalle vicende della politica interna alle grandi questioni internazionali di cui l’Italia era vittima e insieme ardita protagonista, tra alleanza atlantica e prossimità al mondo arabo e Mediterraneo. In proposito Cucchiarelli raccoglie una testimonianza straordinaria sul perché dell’abbattimento del DC9 Itavia: l’aereo trasportava un pacchetto di uranio attivo proveniente dalla Francia residuo dei materiali serviti per le esplosioni-test di Mururoa e che l’Italia avrebbe fatto arrivare in Libia a Gheddafi. Visto che nonostante l’abbattimento di Ustica L’Italia non correggeva la sua politica filoaraba, Bologna sarebbe stata concepita come ultimo avviso e ultimatum. Come per Moro, Cucchiarelli rivela che a gestire le sanguinarie operazioni sarebbe stato Edwin Wison, un pluriesperto della Cia utilizzato per i cosiddetti “affari sporchi” alla guida di una formazione denominata Secret Team.

Angelo Mina

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