Sugar tax, Italia ancora lontana dall’obiettivo

La leva fiscale può svolgere un ruolo importante anche nel settore del food and beverage, con riflessi in termini di miglioramento della qualità della vita e della salute collettiva. L’obesità, per esempio, costituisce un problema di notevole rilevanza sanitaria e sociale nei paesi occidentali, dove si registrano dati allarmanti, soprattutto tra le nuove generazioni.

La Sugar Tax, approvata in Italia con la Legge di Bilancio 2020, sarebbe dovuta partire proprio da ottobre 2020, ma il Governo sembra ora orientato ad un ulteriore slittamento a luglio 2021, rimandando così un obiettivo che metterebbe il nostro in linea con altri paesi europei come, per citarne alcuni, la Gran Bretagna, la Francia e il Portogallo.

Secondo i dati dell’Oms, attualmente la prevalenza dell’obesità giovanile nel mondo occidentale è di 10 volte superiore rispetto agli anni Settanta. E, in Italia, il “popolo degli obesi” cresce di circa l’8% ogni anno.

Inoltre, spetta proprio al nostro Paese il primato in Europa per l’obesità infantile: un bambino su tre, con picchi nelle regioni del Sud dell’Italia, ha problemi di sovrappeso. Vanno ricordati i dati Usa, dove il fenomeno è arrivato a interessare quasi il 35% della popolazione adulta e dove l’obesità, oggi, è considerata un vero e proprio problema di sanità pubblica.

E questo anche a causa dell’alimentazione, che, non solo tende ad essere eccessiva, ma anche di cattiva qualità, con il ricorso smodato a cibi ad alta densità calorica, ricchi di grassi e di zuccheri e il consumo di bevande zuccherine e gassate.

Eppure, secondo l’ultima rilevazione dell’Eurispes sul tema (gennaio 2020) l’introduzione della Sugar Tax raccoglie solo il 32,6% dei consensi tra i cittadini, a fronte del 67,4% degli italiani contrari.

Il consumo di bibite zuccherate, del resto, apporta calorie e non dà senso di sazietà, contribuendo in tal modo anche ad aumentare il rischio di diabete e di malattie cardiovascolari. Negli Usa, per tali motivi, è dunque da tempo emersa la necessità di un intervento di politica pubblica contro l’obesità, anche attraverso l’introduzione di specifiche tasse sulle bevande zuccherate (la cosiddetta Fat Tax). Sono interventi che hanno aumentato il prezzo di vendita di una bibita da mezzo litro di circa il 15-20%, scoraggiandone il consumo. La tassazione serve però in questi casi a poco se non viene associata a dei precisi percorsi di educazione alimentare.

La leva fiscale, infatti, se utilizzata solo in funzione “dissuasoria” o impositiva, rischia semplicemente di far aumentare le entrate erariali, senza risolvere, però, il problema sociale a cui la stessa tassazione era finalizzata. La vera forza della leva fiscale, quindi, non è quella di essere un mezzo per colpire prodotti dannosi, ma quella di incentivare, attraverso l’innovazione, l’evoluzione di prodotti non dannosi o meno dannosi.

È difficile stabilire, a priori, se il maggior costo di produzione legato all’aumento dell’imposizione si possa poi “ribaltare” su un aumento dei prezzi al dettaglio ed eventualmente se bibite più costose cambieranno effettivamente le abitudini di consumo. Il vero successo della Sugar Tax non si dovrebbe comunque misurare dal lato della domanda, quanto nella sua capacità di spingere i produttori a ridurre il contenuto di zuccheri delle proprie bibite per sottrarsi all’obbligo impositivo. Nel caso della Gran Bretagna, l’obiettivo sembra essere stato raggiunto, dal momento che, secondo i dati delle Autorità, dal giorno dell’annuncio alla stampa dell’arrivo della Sugar Tax nel marzo 2016 (ancor prima della sua entrata in vigore), più della metà dei produttori ha ridotto il carico calorico delle proprie ricette. All’entrata in vigore della Soft Drinks Industry Levy, nell’aprile 2018, il governo britannico, per tale motivo, ha poi rivisto al ribasso le iniziali stime di gettito, che dagli iniziali 520 milioni di sterline sono state più che dimezzate ai 240 milioni attuali. Il gettito raccolto viene, inoltre, investito nel programma nazionale a favore dello sport giovanile e in fondi di finanziamento per le attrezzature sportive nelle scuole.

 

A.S.

La leva fiscale può svolgere un ruolo importante anche nel settore del food and beverage, con riflessi in termini di miglioramento della qualità della vita e della salute collettiva. L’obesità, per esempio, costituisce un problema di notevole rilevanza sanitaria e sociale nei paesi occidentali, dove si registrano dati allarmanti, soprattutto tra le nuove generazioni.

La Sugar Tax, approvata in Italia con la Legge di Bilancio 2020, sarebbe dovuta partire proprio da ottobre 2020, ma il Governo sembra ora orientato ad un ulteriore slittamento a luglio 2021, rimandando così un obiettivo che metterebbe il nostro in linea con altri paesi europei come, per citarne alcuni, la Gran Bretagna, la Francia e il Portogallo.

Secondo i dati dell’Oms, attualmente la prevalenza dell’obesità giovanile nel mondo occidentale è di 10 volte superiore rispetto agli anni Settanta. E, in Italia, il “popolo degli obesi” cresce di circa l’8% ogni anno.

Inoltre, spetta proprio al nostro Paese il primato in Europa per l’obesità infantile: un bambino su tre, con picchi nelle regioni del Sud dell’Italia, ha problemi di sovrappeso. Vanno ricordati i dati Usa, dove il fenomeno è arrivato a interessare quasi il 35% della popolazione adulta e dove l’obesità, oggi, è considerata un vero e proprio problema di sanità pubblica.

E questo anche a causa dell’alimentazione, che, non solo tende ad essere eccessiva, ma anche di cattiva qualità, con il ricorso smodato a cibi ad alta densità calorica, ricchi di grassi e di zuccheri e il consumo di bevande zuccherine e gassate.

Eppure, secondo l’ultima rilevazione dell’Eurispes sul tema (gennaio 2020) l’introduzione della Sugar Tax raccoglie solo il 32,6% dei consensi tra i cittadini, a fronte del 67,4% degli italiani contrari.

Il consumo di bibite zuccherate, del resto, apporta calorie e non dà senso di sazietà, contribuendo in tal modo anche ad aumentare il rischio di diabete e di malattie cardiovascolari. Negli Usa, per tali motivi, è dunque da tempo emersa la necessità di un intervento di politica pubblica contro l’obesità, anche attraverso l’introduzione di specifiche tasse sulle bevande zuccherate (la cosiddetta Fat Tax). Sono interventi che hanno aumentato il prezzo di vendita di una bibita da mezzo litro di circa il 15-20%, scoraggiandone il consumo. La tassazione serve però in questi casi a poco se non viene associata a dei precisi percorsi di educazione alimentare.

La leva fiscale, infatti, se utilizzata solo in funzione “dissuasoria” o impositiva, rischia semplicemente di far aumentare le entrate erariali, senza risolvere, però, il problema sociale a cui la stessa tassazione era finalizzata. La vera forza della leva fiscale, quindi, non è quella di essere un mezzo per colpire prodotti dannosi, ma quella di incentivare, attraverso l’innovazione, l’evoluzione di prodotti non dannosi o meno dannosi.

È difficile stabilire, a priori, se il maggior costo di produzione legato all’aumento dell’imposizione si possa poi “ribaltare” su un aumento dei prezzi al dettaglio ed eventualmente se bibite più costose cambieranno effettivamente le abitudini di consumo. Il vero successo della Sugar Tax non si dovrebbe comunque misurare dal lato della domanda, quanto nella sua capacità di spingere i produttori a ridurre il contenuto di zuccheri delle proprie bibite per sottrarsi all’obbligo impositivo. Nel caso della Gran Bretagna, l’obiettivo sembra essere stato raggiunto, dal momento che, secondo i dati delle Autorità, dal giorno dell’annuncio alla stampa dell’arrivo della Sugar Tax nel marzo 2016 (ancor prima della sua entrata in vigore), più della metà dei produttori ha ridotto il carico calorico delle proprie ricette. All’entrata in vigore della Soft Drinks Industry Levy, nell’aprile 2018, il governo britannico, per tale motivo, ha poi rivisto al ribasso le iniziali stime di gettito, che dagli iniziali 520 milioni di sterline sono state più che dimezzate ai 240 milioni attuali. Il gettito raccolto viene, inoltre, investito nel programma nazionale a favore dello sport giovanile e in fondi di finanziamento per le attrezzature sportive nelle scuole.

 

A.S.

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