Sulle armi nucleari il Papa ha ragione

“Un mondo libero dalle armi nucleari è necessario e anche possibile”. Lo ha affermato ieri Papa Bergoglio nel suo messaggio inviato alla prima riunione degli Stati Parte al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari a Vienna.

Come dargli torto?

Si dirà: è il Papa, cos’altro dovrebbe dire? Ma il Pontefice Romano non è soltanto un’autorità morale e, per qualcuno ancora, religiosa. E’ anche un Capo di Stato e dispone di un corpo diplomatico di prima scelta, capace di incidere nelle relazioni internazionali. Dunque, sarebbe sbagliato liquidare quasi con noncuranza le sue dichiarazioni. Anche perché Francesco I pone la questione in termini molto significativi, inquadrandola nel nuovo contesto multipolare che va prendendo forma e che, inevitabilmente, richiederà una profonda revisione delle regole del diritto internazionale, fondato, dopo la II Guerra Mondiale, sulle Nazioni Unite.

Dunque, c’è bisogno di una riflessione non banale su questo tema, che non si può ridurre alla mozione di principio secondo cui tutte le controversie tra Nazioni dovrebbero risolversi pacificamente, perché così non accade, né è mai accaduto.

L’ideologia pacifista, infatti, per trovare applicazione nella realtà, abbisogna di un gendarme internazionale che rivendichi il monopolio della violenza a livello globale, che si erga, al tempo stesso, a giudice e poliziotto delle contese, individuando, di volta in volta, una vittima e un colpevole, da punire subito, senza possibilità di appello, mentre conduce la sua guerra. E’ ciò che è avvenuto parzialmente dal crollo dell’impero Sovietico fino ad oggi, allorché sono state coniate formule come “guerra umanitaria”, “azione di polizia internazionale”, “lotta al terrorismo” e altre cose simili, in occasione dei conflitti in Iraq, in Serbia, in Afghanistan eccetera.

Ammesso e non concesso che la prassi adottata in questi anni fosse una buona soluzione per dare un “ordine” al mondo (e il caotico proliferare di conflitti regionali, giunto fino all’attuale guerra ucraina, non sembra confermarlo), va considerato che essa è plausibile solo in una logica unipolare. Ma se è vero, come dice il Papa, che ci stiamo avviando nel XXI secolo verso una multipolarizzazione, allora è indispensabile elaborare nuove formule, che potrebbero condurci alla riscoperta della vera essenza del diritto internazionale.

Sin dai tempi delle polis greche, infatti, passando per lo jus publicum europeum nato nel 1648 con il Trattato di Westfalia, l’obiettivo del diritto internazionale non è mai stato l’”eliminazione della guerra” dalle relazioni inter-statuali, quanto piuttosto la sua “limitazione”, una “messa in forma” che ne potesse contenere gli effetti distruttivi e prevedesse modalità codificate di “pacificazione”, successive a uno “stato di conflittualità”. Ed è proprio questo che chiede il Papa, quando afferma che l’uso o il possesso di armi nucleari è immorale. L’arma nucleare, infatti, è intrinsecamente de-regolamentata, perché totalmente distruttiva, al punto (potenzialmente) da poter distruggere l’intera umanità.

Per questo il suo possesso, giustamente, andrebbe limitato e possibilmente venire assoggettato a una moratoria, Volendo cosatruire un nuovo ordinamento internazionale. Una moratoria che dovrebbe riguardare non soltanto gli armamenti nucleari, ma anche quelli chimici e biologici, altrettanto indiscriminatamente letali. E’ un obiettivo possibile? Sì, con un po’ di buona volontà e a patto (difficile in questo momento) che esista un effettivo “equilibrio di potenze”.

Alessandro Sansoni

“Un mondo libero dalle armi nucleari è necessario e anche possibile”. Lo ha affermato ieri Papa Bergoglio nel suo messaggio inviato alla prima riunione degli Stati Parte al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari a Vienna.

Come dargli torto?

Si dirà: è il Papa, cos’altro dovrebbe dire? Ma il Pontefice Romano non è soltanto un’autorità morale e, per qualcuno ancora, religiosa. E’ anche un Capo di Stato e dispone di un corpo diplomatico di prima scelta, capace di incidere nelle relazioni internazionali. Dunque, sarebbe sbagliato liquidare quasi con noncuranza le sue dichiarazioni. Anche perché Francesco I pone la questione in termini molto significativi, inquadrandola nel nuovo contesto multipolare che va prendendo forma e che, inevitabilmente, richiederà una profonda revisione delle regole del diritto internazionale, fondato, dopo la II Guerra Mondiale, sulle Nazioni Unite.

Dunque, c’è bisogno di una riflessione non banale su questo tema, che non si può ridurre alla mozione di principio secondo cui tutte le controversie tra Nazioni dovrebbero risolversi pacificamente, perché così non accade, né è mai accaduto.

L’ideologia pacifista, infatti, per trovare applicazione nella realtà, abbisogna di un gendarme internazionale che rivendichi il monopolio della violenza a livello globale, che si erga, al tempo stesso, a giudice e poliziotto delle contese, individuando, di volta in volta, una vittima e un colpevole, da punire subito, senza possibilità di appello, mentre conduce la sua guerra. E’ ciò che è avvenuto parzialmente dal crollo dell’impero Sovietico fino ad oggi, allorché sono state coniate formule come “guerra umanitaria”, “azione di polizia internazionale”, “lotta al terrorismo” e altre cose simili, in occasione dei conflitti in Iraq, in Serbia, in Afghanistan eccetera.

Ammesso e non concesso che la prassi adottata in questi anni fosse una buona soluzione per dare un “ordine” al mondo (e il caotico proliferare di conflitti regionali, giunto fino all’attuale guerra ucraina, non sembra confermarlo), va considerato che essa è plausibile solo in una logica unipolare. Ma se è vero, come dice il Papa, che ci stiamo avviando nel XXI secolo verso una multipolarizzazione, allora è indispensabile elaborare nuove formule, che potrebbero condurci alla riscoperta della vera essenza del diritto internazionale.

Sin dai tempi delle polis greche, infatti, passando per lo jus publicum europeum nato nel 1648 con il Trattato di Westfalia, l’obiettivo del diritto internazionale non è mai stato l’”eliminazione della guerra” dalle relazioni inter-statuali, quanto piuttosto la sua “limitazione”, una “messa in forma” che ne potesse contenere gli effetti distruttivi e prevedesse modalità codificate di “pacificazione”, successive a uno “stato di conflittualità”. Ed è proprio questo che chiede il Papa, quando afferma che l’uso o il possesso di armi nucleari è immorale. L’arma nucleare, infatti, è intrinsecamente de-regolamentata, perché totalmente distruttiva, al punto (potenzialmente) da poter distruggere l’intera umanità.

Per questo il suo possesso, giustamente, andrebbe limitato e possibilmente venire assoggettato a una moratoria, Volendo cosatruire un nuovo ordinamento internazionale. Una moratoria che dovrebbe riguardare non soltanto gli armamenti nucleari, ma anche quelli chimici e biologici, altrettanto indiscriminatamente letali. E’ un obiettivo possibile? Sì, con un po’ di buona volontà e a patto (difficile in questo momento) che esista un effettivo “equilibrio di potenze”.

Alessandro Sansoni

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli