Svolta Idrogeno

Idrogeno sempre più in primo piano, nel nostro Paese. Sono avviati o pronti a partire almeno 160 progetti, declinati sull’industria “hard to abate” e sulla mobilità. Nella stragrande maggioranza dei casi, però, le imprese aspettano il via dei bandi Pnrr confidando nei robusti incentivi per abbattere gli elevati costi di produzione. È questo lo stato dell’arte che emerge dal primo rapporto sull’idrogeno verde di Agici e Fichtner. L’analisi ha posto in rilievo l’avanzamento del mercato dell’idrogeno, sia per la produzione che per gli ambiti di consumo. E’ una partenza decisa, pur tra le progettualità più diverse alla fine riconducibili a quattro: centralizzato, decentralizzato, misto e “hydrogen valley”, con range di costi di produzione (LCOH) che variano tra 7,4 e 11 €/kg. In questo scenario, il modello ottimale con l’LCOH più limitato, è il misto che prevede una produzione dell’idrogeno localizzata presso l’utilizzatore, garantita da una fonte rinnovabile dedicata e integrata dal prelievo da rete con certificati verdi.
Lo studio ha anche fatto emergere quanto la scelta di modelli di produzione decentrata rispetto al consumo dipenda, per la sostenibilità, da meccanismi di sostegno per la spesa in conto capitale e per i costi di gestione – tra il 50 e l’80% dell’impegno totale –, per compensare il costo dell’energia, recentemente impennatosi”. Perché i valori possono crescere anche tra i 3 e i 5 euro al chilogrammo. Scende nel dettaglio Massimo Andreoni (Fichtner): “Il mercato della produzione e consumo dell’idrogeno è pronto, ma servono subito chiarezza normativa e sostegni al settore, per fare presto. Il mercato della produzione dell’idrogeno è internazionale e i ritardi finora accumulatisi nell’avvio del settore in Italia potrebbero vederci sfavoriti rispetto a prezzi di importazione dell’idrogeno da 3 a 5 euro al chilogrammo”.
Come in altri comparti del Sistema Paese, la richiesta che arriva è per una precisa strategia nazionale sull’idrogeno e adeguati strumenti di policy, necessari soprattutto ad abbattere gli ancora elevati costi di produzione della molecola. In particolare, gli operatori continuano ad essere preoccupati della mancanza di certezza normativa e di chiarezza in merito ai criteri specifici da adottare per la definizione dell’idrogeno verde. Ma anche del rischio di perdita di competitività dell’idrogeno verde rispetto ad altre forme di idrogeno a basse emissioni e del lento sviluppo della capacità rinnovabile necessaria ad alimentare gli impianti di elettrolisi per la produzione dell’idrogeno verde in tutto il Paese.
Il settore guarda perciò ai grandi passi avanti fatti in Olanda per le garanzie d’origine per la molecola, in Germania ove c’è sostegno dell’importazione di idrogeno verde dall’estero, negli Usa che assicurano crediti d’imposta, nel Regno Unito che incentiva la copertura del gap economico tra idrogeno e le alternative fossili. In concreto, serve rendere più competitivo il costo di produzione, oggi compreso tra i 7,4 e gli 11 euro al chilogrammo, per avvicinarlo a quello delle alternative fossili, il gas nell’industria (1,5 €/Kg) e il gasolio nella mobilità (5 €/Kg).
E’ netto Stefano Clerici (Agici): “Le risorse a sostegno della produzione di idrogeno verde in Italia potrebbero essere nel range di 10-16 miliardi per il modello misto e di 14-20 miliardi per il modello hydrogen valley, a cui aggiungere i 3,5 miliardi dei fondi Pnrr. Intervenendo radicalmente sul costo della energia elettrica”.

Idrogeno sempre più in primo piano, nel nostro Paese. Sono avviati o pronti a partire almeno 160 progetti, declinati sull’industria “hard to abate” e sulla mobilità. Nella stragrande maggioranza dei casi, però, le imprese aspettano il via dei bandi Pnrr confidando nei robusti incentivi per abbattere gli elevati costi di produzione. È questo lo stato dell’arte che emerge dal primo rapporto sull’idrogeno verde di Agici e Fichtner. L’analisi ha posto in rilievo l’avanzamento del mercato dell’idrogeno, sia per la produzione che per gli ambiti di consumo. E’ una partenza decisa, pur tra le progettualità più diverse alla fine riconducibili a quattro: centralizzato, decentralizzato, misto e “hydrogen valley”, con range di costi di produzione (LCOH) che variano tra 7,4 e 11 €/kg. In questo scenario, il modello ottimale con l’LCOH più limitato, è il misto che prevede una produzione dell’idrogeno localizzata presso l’utilizzatore, garantita da una fonte rinnovabile dedicata e integrata dal prelievo da rete con certificati verdi.
Lo studio ha anche fatto emergere quanto la scelta di modelli di produzione decentrata rispetto al consumo dipenda, per la sostenibilità, da meccanismi di sostegno per la spesa in conto capitale e per i costi di gestione – tra il 50 e l’80% dell’impegno totale –, per compensare il costo dell’energia, recentemente impennatosi”. Perché i valori possono crescere anche tra i 3 e i 5 euro al chilogrammo. Scende nel dettaglio Massimo Andreoni (Fichtner): “Il mercato della produzione e consumo dell’idrogeno è pronto, ma servono subito chiarezza normativa e sostegni al settore, per fare presto. Il mercato della produzione dell’idrogeno è internazionale e i ritardi finora accumulatisi nell’avvio del settore in Italia potrebbero vederci sfavoriti rispetto a prezzi di importazione dell’idrogeno da 3 a 5 euro al chilogrammo”.
Come in altri comparti del Sistema Paese, la richiesta che arriva è per una precisa strategia nazionale sull’idrogeno e adeguati strumenti di policy, necessari soprattutto ad abbattere gli ancora elevati costi di produzione della molecola. In particolare, gli operatori continuano ad essere preoccupati della mancanza di certezza normativa e di chiarezza in merito ai criteri specifici da adottare per la definizione dell’idrogeno verde. Ma anche del rischio di perdita di competitività dell’idrogeno verde rispetto ad altre forme di idrogeno a basse emissioni e del lento sviluppo della capacità rinnovabile necessaria ad alimentare gli impianti di elettrolisi per la produzione dell’idrogeno verde in tutto il Paese.
Il settore guarda perciò ai grandi passi avanti fatti in Olanda per le garanzie d’origine per la molecola, in Germania ove c’è sostegno dell’importazione di idrogeno verde dall’estero, negli Usa che assicurano crediti d’imposta, nel Regno Unito che incentiva la copertura del gap economico tra idrogeno e le alternative fossili. In concreto, serve rendere più competitivo il costo di produzione, oggi compreso tra i 7,4 e gli 11 euro al chilogrammo, per avvicinarlo a quello delle alternative fossili, il gas nell’industria (1,5 €/Kg) e il gasolio nella mobilità (5 €/Kg).
E’ netto Stefano Clerici (Agici): “Le risorse a sostegno della produzione di idrogeno verde in Italia potrebbero essere nel range di 10-16 miliardi per il modello misto e di 14-20 miliardi per il modello hydrogen valley, a cui aggiungere i 3,5 miliardi dei fondi Pnrr. Intervenendo radicalmente sul costo della energia elettrica”.

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