Tajani punta a ricomporre “Ma sulle navi valuteremo”

Il Consiglio Affari Esteri che ieri attendeva il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Bruxelles non era di certo circondato da un’aura di serenità. Dalla Francia definivano “Giorgia Meloni la grande perdente di questa situazione” e dalla Germania era arrivato il sostegno nei confronti del soccorso umanitario da parte delle Ong, con l’ambasciatore tedesco in Italia Viktor Elbling che aveva twittato: “L’impegno delle ong merita la nostra riconoscenza e il nostro appoggio”. Insomma, le premesse pre-partenza del titolare della Farnesina non erano di certo rosee, ma per Tajani le intenzioni erano quelle dell’apertura: “Siamo pronti a parlare con Parigi e a chiudere una polemica che non è partita da noi”, mentre Salvini di tutta altra idea, dichiarava che “il Governo è pronto al pugno duro sugli sbarchi”. Nonostante le non entusiastiche premesse, a conclusione della riunione con i colleghi europei, Tajani ha dichiarato che si è svolta “in maniera tranquilla” e che “i toni oggi non erano di frattura”, anzi, “Mi sembra ci fosse la volontà di tutti di cercare e trovare una soluzione europea” ha sottolineato. E non solo, il vicepremier intervenendo sul discusso dossier migranti ha posto “il problema della migrazione come un problema europeo, non di Italia e Francia”, ribadendo anche che “il problema va affrontato a livello comunitario”, ma senza sollevare polveroni di natura diplomatica: “Le parole di Mattarella e Macron sono state chiare, non vogliamo aprire polemiche nei confronti della Francia e della Germania”, ha aggiunto il ministro. Durante il brefing del Consiglio Affari Esteri, dalla Commissione europea avevano fatto sapere tramite il portavoce capo Eric Mamer che era in preparazione “un piano di azione” sulle migrazioni, ricordando anche agli stati membri di dover “adottare il più rapidamente possibile il nuovo patto per le migrazioni”. Da parte sua, per L’Italia Tajani ha chiesto “una riunione congiunta dei ministri degli Esteri e dell’Interno europei”, ma rimanendo intenzionato a tenere la linea ferrea del governo Meloni nei confronti della Francia. Difatti, il ministro di fronte alle domande sulle intenzioni dell’Italia nei confronti delle prossime Ong che arriveranno cariche di migranti ha risposto: “Non è che c’è una regola, le Ong devono rispettare determinate regole, bisogna vedere caso per caso, ogni fatto è diverso dall’altro. Bisogna raccogliere le informazioni e vedere nei dettagli” ha specificato Tajani. “Devono essere rispettate delle regole” ha ribadito, “perché un conto è il soccorso in mare un altro è avere un appuntamento in mare con qualcuno che porta delle persone, e non va bene, perché non vengono informati la capitaneria di porto o la Finanza, non spetta a loro farlo”. Inoltre, il ministro ha toccato un altro tasto dolente del dossier, aggiungendo che “per quel che riguarda gli accordi sui ricollocamenti iniziamo a mantenere le regole che ci sono in attesa di regole migliori”, lanciando l’amo verso la Commissione Ue, che con la sua portavoce Anita Hipper ha dichiarato che l’Italia è “il principale beneficiario” del “meccanismo volontario di solidarietà” per i ricollocamenti di migranti, con “Francia e Germania” come partner principali. Finora, ha specificato Hipper, sono stati ricollocati “117 migranti” dall’Italia verso altri Paesi. “So che il numero non sembra molto” ha detto, “ma abbiamo 8mila impegni di ricollocamento”.
Nel frattempo, lontano dalle discussioni di Bruxelles, in Italia è corsa contro il tempo sulla gestione degli arrivi. Mentre a Lampedusa si lavora senza sosta per trasferimenti e smistamenti verso altri centri, a Trieste sul confine sloveno la situazione comincia a farsi insostenibile: il problema, a differenza del territorio siciliano, è che non esistono strutture organizzate per l’accoglienza. “Il prefetto ha detto che la scorsa settimana sono state ricollocate 150 persone ma se noi abbiamo punte di 150 ingressi al giorno per una settimana, basta fare un giro a Trieste per capire quali sono le conseguenze”, ha spiegato Fabrizio Maniago, segretario regionale generale del sindacato di polizia Siulp. Le strutture “Sono al collasso e non ci sono i mezzi per flussi così ampi” ha denunciato. L’emergenza si allarga così dalla Sicilia al Friuli-Venezia Giulia, dove il problema delle Ong è lontano, ma quello degli arrivi è molto vicino.

Il Consiglio Affari Esteri che ieri attendeva il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Bruxelles non era di certo circondato da un’aura di serenità. Dalla Francia definivano “Giorgia Meloni la grande perdente di questa situazione” e dalla Germania era arrivato il sostegno nei confronti del soccorso umanitario da parte delle Ong, con l’ambasciatore tedesco in Italia Viktor Elbling che aveva twittato: “L’impegno delle ong merita la nostra riconoscenza e il nostro appoggio”. Insomma, le premesse pre-partenza del titolare della Farnesina non erano di certo rosee, ma per Tajani le intenzioni erano quelle dell’apertura: “Siamo pronti a parlare con Parigi e a chiudere una polemica che non è partita da noi”, mentre Salvini di tutta altra idea, dichiarava che “il Governo è pronto al pugno duro sugli sbarchi”. Nonostante le non entusiastiche premesse, a conclusione della riunione con i colleghi europei, Tajani ha dichiarato che si è svolta “in maniera tranquilla” e che “i toni oggi non erano di frattura”, anzi, “Mi sembra ci fosse la volontà di tutti di cercare e trovare una soluzione europea” ha sottolineato. E non solo, il vicepremier intervenendo sul discusso dossier migranti ha posto “il problema della migrazione come un problema europeo, non di Italia e Francia”, ribadendo anche che “il problema va affrontato a livello comunitario”, ma senza sollevare polveroni di natura diplomatica: “Le parole di Mattarella e Macron sono state chiare, non vogliamo aprire polemiche nei confronti della Francia e della Germania”, ha aggiunto il ministro. Durante il brefing del Consiglio Affari Esteri, dalla Commissione europea avevano fatto sapere tramite il portavoce capo Eric Mamer che era in preparazione “un piano di azione” sulle migrazioni, ricordando anche agli stati membri di dover “adottare il più rapidamente possibile il nuovo patto per le migrazioni”. Da parte sua, per L’Italia Tajani ha chiesto “una riunione congiunta dei ministri degli Esteri e dell’Interno europei”, ma rimanendo intenzionato a tenere la linea ferrea del governo Meloni nei confronti della Francia. Difatti, il ministro di fronte alle domande sulle intenzioni dell’Italia nei confronti delle prossime Ong che arriveranno cariche di migranti ha risposto: “Non è che c’è una regola, le Ong devono rispettare determinate regole, bisogna vedere caso per caso, ogni fatto è diverso dall’altro. Bisogna raccogliere le informazioni e vedere nei dettagli” ha specificato Tajani. “Devono essere rispettate delle regole” ha ribadito, “perché un conto è il soccorso in mare un altro è avere un appuntamento in mare con qualcuno che porta delle persone, e non va bene, perché non vengono informati la capitaneria di porto o la Finanza, non spetta a loro farlo”. Inoltre, il ministro ha toccato un altro tasto dolente del dossier, aggiungendo che “per quel che riguarda gli accordi sui ricollocamenti iniziamo a mantenere le regole che ci sono in attesa di regole migliori”, lanciando l’amo verso la Commissione Ue, che con la sua portavoce Anita Hipper ha dichiarato che l’Italia è “il principale beneficiario” del “meccanismo volontario di solidarietà” per i ricollocamenti di migranti, con “Francia e Germania” come partner principali. Finora, ha specificato Hipper, sono stati ricollocati “117 migranti” dall’Italia verso altri Paesi. “So che il numero non sembra molto” ha detto, “ma abbiamo 8mila impegni di ricollocamento”.
Nel frattempo, lontano dalle discussioni di Bruxelles, in Italia è corsa contro il tempo sulla gestione degli arrivi. Mentre a Lampedusa si lavora senza sosta per trasferimenti e smistamenti verso altri centri, a Trieste sul confine sloveno la situazione comincia a farsi insostenibile: il problema, a differenza del territorio siciliano, è che non esistono strutture organizzate per l’accoglienza. “Il prefetto ha detto che la scorsa settimana sono state ricollocate 150 persone ma se noi abbiamo punte di 150 ingressi al giorno per una settimana, basta fare un giro a Trieste per capire quali sono le conseguenze”, ha spiegato Fabrizio Maniago, segretario regionale generale del sindacato di polizia Siulp. Le strutture “Sono al collasso e non ci sono i mezzi per flussi così ampi” ha denunciato. L’emergenza si allarga così dalla Sicilia al Friuli-Venezia Giulia, dove il problema delle Ong è lontano, ma quello degli arrivi è molto vicino.

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