Teleguerra

 

È il potere della libertà di stampa, bellezza! Succede quando il media, in questo caso televisivo, è usato anche come una clava al limite ritorsiva, per una campagna faziosa e ostile, ma ugualmente legittima perché non viene calpestato il codice penale ed è rispettosa del diritto di cronaca, disciplinato dall’articolo 21 della Costituzione e dall’articolo 10 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. È la storia del più importante editore televisivo privato veneto, Giovanni Jannacopulos (nella foto), che quando capisce che il proprio peso politico, inteso come la capacità di condizionare le scelte sanitarie nell’Alto Vicentino all’ospedale della “sua” Bassano del Grappa, non sortisce più gli effetti sperati perché il direttore generale dell’Ulss 7, Carlo Bramezza, è sordo alle sue richieste, gli scatena contro una campagna mediatica con Rete Veneta e Telenordest. In 14 mesi di “battaglia” la redazione confeziona la bellezza di 400 servizi assai critici, una media di 2 al giorno, per mettere pressione sui vertici politici locali e regionali – come il governatore Luca Zaia al quale Jannacopulos fa le sue rimostranze per chiedere la rimozione del dg -, ma ugualmente non è un abuso del diritto. Perché i servizi giornalistici rivestono un indubbio interesse pubblico.

RIESAME

Sono i giudici del tribunale del Riesame di Venezia ad annullare il pesante provvedimento cautelare del gip di Vicenza dell’11 ottobre scorso con cui impediva per dodici mesi a Jannacopulos, 81 anni, di esercitare l’attività di editore. La vicenda giudiziaria travalica i confini veneti perché in ballo ci sono diritti fondamentali in una democrazia come la libertà di stampa. Jannacopulos, di origini greche ma da una vita in Veneto, imprenditore televisivo di successo, finisce sotto inchiesta dopo che Bramezza si rivolge alla magistratura. L’ipotesi della Procura di Vicenza è la minaccia indiretta aggravata commessa dal patron, presidente anche di una onlus che fa beneficenza all’ospedale, per costringere il manager pubblico a compiere atti contrari ai propri doveri. Come? Mediante “servizi televisivi denigratori contro Bramezza e la sua gestione” e nel dire al segretario del dg che se le sue aspettative non fossero state esaudite “avrebbe provveduto ad iniziare gli attacchi”. Circostanza che avvenne. Per il gip il quadro indiziario è pesante perché oltre alle testimonianze di Bramezza e del collaboratore Volpato ci sono le intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza. Di qui la sospensione cautelare.

CRONACA E CRITICA

L’avvocato Maurizio Paniz, che difende l’editore, presenta subito ricorso contro la misura interdittiva sostenendo, tra le altre cose, che i servizi televisivi poggiano su un indubbio interesse pubblico e non hanno carattere diffamatorio, rientrando nel pieno esercizio del diritto di critica giornalistica. Il nocciolo della questione, al di là dei rilievi formali che hanno la loro importanza ma che tralasciamo perché al lettore interessano meno, è proprio questo. Che cosa riguarda il profluvio di servizi Tv? La guida di automediche da parte degli infermieri; l’efficienza della gestione del punto tamponi dell’ospedale di Bassano durante la terza ondata della pandemia nell’autunno 2021 e la chiusura del reparto di senologia nello stesso nosocomio. Che i servizi messi in onda siano “faziosi e ostili, ma non diffamatori” lo scrive il collegio presieduto da Licia Consuelo Marino; che non vi sia bilanciamento tra le posizioni col diritto di replica è altrettanto vero; che Jannacopulos chieda per la cardiologa Maria Stella Baccilieri più autonomia e indipendenza funzionale rispetto al primario Fabio Chirillo e per il collega Federico Simonetto un’aspettativa di un anno per avere vinto una borsa di studio alla Sorbona di Parigi è altrettanto fondato. Piuttosto, scrivono i giudici, la linea editoriale adottata è “una condotta ritorsiva di Jannacopulos per avere visto disattese le sue richieste”. Anche il governatore Zaia quando l’editore lo chiama per chiedergli di rimuovere Bramezza gli replica un secco rifiuto. Tra l’altro, i giornalisti delle due reti televisive vengono platealmente esclusi dalla conferenza stampa di fine 2021 aprendo un conflitto. Insomma, questa battaglia televisiva è configurabile come un reato? I giudici d’appello sposano la linea dell’avvocato Paniz perché “è del tutto evidente l’interesse pubblico alle notizie trasmesse trattandosi di questioni attinenti alla gestione dell’Ulss 7 Pedemontana ed a questioni relative al diritto alla salute”. Certo, ci dev’essere un equilibrio tra libertà di stampa e di critica giornalistica e la protezione della reputazione degli individui contro la diffamazione sulla quale la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è espressa. L’interesse pubblico, non certo quello di sputtanare le persone – cosa che le due reti private non fanno, anche quando parlano dei debiti milionari di Bramezza allorché gestì una società insolvente -, è prevalente nell’ambito del diritto alla salute. Il giornalismo, scrive il Riesame, è pieno di campagne mediatiche ostili ai personaggi pubblici. Ciò è consentito quando i fatti narrati non sono disgiunti dalla realtà. “Le accuse infamanti sono state scardinate”, afferma deciso Paniz. Faziosa e ostile, ma è la liberta di stampa, bellezza!

 

È il potere della libertà di stampa, bellezza! Succede quando il media, in questo caso televisivo, è usato anche come una clava al limite ritorsiva, per una campagna faziosa e ostile, ma ugualmente legittima perché non viene calpestato il codice penale ed è rispettosa del diritto di cronaca, disciplinato dall’articolo 21 della Costituzione e dall’articolo 10 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. È la storia del più importante editore televisivo privato veneto, Giovanni Jannacopulos (nella foto), che quando capisce che il proprio peso politico, inteso come la capacità di condizionare le scelte sanitarie nell’Alto Vicentino all’ospedale della “sua” Bassano del Grappa, non sortisce più gli effetti sperati perché il direttore generale dell’Ulss 7, Carlo Bramezza, è sordo alle sue richieste, gli scatena contro una campagna mediatica con Rete Veneta e Telenordest. In 14 mesi di “battaglia” la redazione confeziona la bellezza di 400 servizi assai critici, una media di 2 al giorno, per mettere pressione sui vertici politici locali e regionali – come il governatore Luca Zaia al quale Jannacopulos fa le sue rimostranze per chiedere la rimozione del dg -, ma ugualmente non è un abuso del diritto. Perché i servizi giornalistici rivestono un indubbio interesse pubblico.

RIESAME

Sono i giudici del tribunale del Riesame di Venezia ad annullare il pesante provvedimento cautelare del gip di Vicenza dell’11 ottobre scorso con cui impediva per dodici mesi a Jannacopulos, 81 anni, di esercitare l’attività di editore. La vicenda giudiziaria travalica i confini veneti perché in ballo ci sono diritti fondamentali in una democrazia come la libertà di stampa. Jannacopulos, di origini greche ma da una vita in Veneto, imprenditore televisivo di successo, finisce sotto inchiesta dopo che Bramezza si rivolge alla magistratura. L’ipotesi della Procura di Vicenza è la minaccia indiretta aggravata commessa dal patron, presidente anche di una onlus che fa beneficenza all’ospedale, per costringere il manager pubblico a compiere atti contrari ai propri doveri. Come? Mediante “servizi televisivi denigratori contro Bramezza e la sua gestione” e nel dire al segretario del dg che se le sue aspettative non fossero state esaudite “avrebbe provveduto ad iniziare gli attacchi”. Circostanza che avvenne. Per il gip il quadro indiziario è pesante perché oltre alle testimonianze di Bramezza e del collaboratore Volpato ci sono le intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza. Di qui la sospensione cautelare.

CRONACA E CRITICA

L’avvocato Maurizio Paniz, che difende l’editore, presenta subito ricorso contro la misura interdittiva sostenendo, tra le altre cose, che i servizi televisivi poggiano su un indubbio interesse pubblico e non hanno carattere diffamatorio, rientrando nel pieno esercizio del diritto di critica giornalistica. Il nocciolo della questione, al di là dei rilievi formali che hanno la loro importanza ma che tralasciamo perché al lettore interessano meno, è proprio questo. Che cosa riguarda il profluvio di servizi Tv? La guida di automediche da parte degli infermieri; l’efficienza della gestione del punto tamponi dell’ospedale di Bassano durante la terza ondata della pandemia nell’autunno 2021 e la chiusura del reparto di senologia nello stesso nosocomio. Che i servizi messi in onda siano “faziosi e ostili, ma non diffamatori” lo scrive il collegio presieduto da Licia Consuelo Marino; che non vi sia bilanciamento tra le posizioni col diritto di replica è altrettanto vero; che Jannacopulos chieda per la cardiologa Maria Stella Baccilieri più autonomia e indipendenza funzionale rispetto al primario Fabio Chirillo e per il collega Federico Simonetto un’aspettativa di un anno per avere vinto una borsa di studio alla Sorbona di Parigi è altrettanto fondato. Piuttosto, scrivono i giudici, la linea editoriale adottata è “una condotta ritorsiva di Jannacopulos per avere visto disattese le sue richieste”. Anche il governatore Zaia quando l’editore lo chiama per chiedergli di rimuovere Bramezza gli replica un secco rifiuto. Tra l’altro, i giornalisti delle due reti televisive vengono platealmente esclusi dalla conferenza stampa di fine 2021 aprendo un conflitto. Insomma, questa battaglia televisiva è configurabile come un reato? I giudici d’appello sposano la linea dell’avvocato Paniz perché “è del tutto evidente l’interesse pubblico alle notizie trasmesse trattandosi di questioni attinenti alla gestione dell’Ulss 7 Pedemontana ed a questioni relative al diritto alla salute”. Certo, ci dev’essere un equilibrio tra libertà di stampa e di critica giornalistica e la protezione della reputazione degli individui contro la diffamazione sulla quale la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è espressa. L’interesse pubblico, non certo quello di sputtanare le persone – cosa che le due reti private non fanno, anche quando parlano dei debiti milionari di Bramezza allorché gestì una società insolvente -, è prevalente nell’ambito del diritto alla salute. Il giornalismo, scrive il Riesame, è pieno di campagne mediatiche ostili ai personaggi pubblici. Ciò è consentito quando i fatti narrati non sono disgiunti dalla realtà. “Le accuse infamanti sono state scardinate”, afferma deciso Paniz. Faziosa e ostile, ma è la liberta di stampa, bellezza!
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli