L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Salute

L’arte perduta del non far nulla: perché i ragazzi di oggi non sanno annoiarsi

di Monica Marini -


Viviamo in un’epoca in cui il silenzio e la stasi sono diventati concetti quasi sconosciuti per le nuove generazioni, costantemente immerse in un flusso ininterrotto di stimoli visivi e sonori. Bambini e adolescenti crescono con il cervello abituato a una iper-stimolazione continua, guidata dai ritmi frenetici dei dispositivi elettronici, dagli schermi degli smartphone, dai video brevi e dai videogiochi che garantiscono scariche immediate di dopamina.

Questa fruizione compulsiva della tecnologia ha creato l’illusione che ogni singolo secondo della giornata debba essere riempito da un’attività, trasformando il tempo vuoto in un nemico da evitare a tutti i costi. Il vero nodo critico si presenta quando questi dispositivi vengono messi da parte e i giovani si ritrovano improvvisamente a tu per tu con il silenzio e l’assenza di compiti o intrattenimenti guidati. In quel momento di stacco forzato, la reazione prevalente non è la serenità, ma uno stato di profonda sofferenza emotiva, che si manifesta attraverso irrequietezza, ansia, irritabilità e una sensazione di smarrimento quasi paralizzante. Non aver mai allenato la capacità di stare soli con i propri pensieri rende la noia un vuoto spaventoso anziché uno spazio neutro da esplorare.

La noia come palestra emotiva: riscoprire i tempi morti

Storicamente, la noia ha sempre rappresentato il terreno fertile per eccellenza per lo sviluppo della creatività, del pensiero critico, della capacità di risoluzione dei problemi e dell’introspezione, spingendo la mente a inventare nuovi giochi, a sognare a occhi aperti o semplicemente a rielaborare le esperienze vissute. Privare i ragazzi di questa dimensione significa privarli di una palestra emotiva fondamentale per imparare a tollerare la frustrazione e a sviluppare l’autonomia emotiva. Gli adulti, spesso spinti dal senso di colpa o dal desiderio di evitare capricci, tendono a saturare ogni momento libero dei figli con attività strutturate o concedendo l’uso degli schermi come anestetico emotivo. Per invertire questa tendenza diventa quindi indispensabile rieducare i giovani alla bellezza dei tempi morti, mostrando loro che non fare nulla non è un fallimento né una perdita di tempo, ma una risorsa preziosa per scoprire chi si è veramente al di là di uno schermo.

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