Tempo scaduto, aziende e famiglie in bolletta

L’arrivo delle bollette ha certificato la crisi energetica e notificato l’inizio dell’autunno più caldo di sempre. O, se volete, annuncia l’arrivo del grande freddo che rischia di gelare – insieme alle case degli italiani –il panorama economico e produttivo del Paese. Ieri è toccato agli hotel della catena Caroli nel Salento che, a fronte di una bolletta da mezzo milione ha deciso di chiudere dopo 56 anni di attività, licenziando in tronco quasi trecento dipendenti. Domani potrebbe capitare a chiunque. Con gli effetti, nefasti, che si possono immaginare.

Il ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani ha un piano. E, secondo lui, c’è da star tranquilli. Ospite a Mezz’Ora in più su Raitre, ha affermato che il governo Draghi ha “fatto un piano che ci consente di rimanere al sicuro. Il punto principale adesso è il prezzo, ma non è che se risparmiamo il prezzo cala. C’è l’ipotesi che diminuendo la domanda in Europa possa calare il prezzo, ma è molto complesso”. La notizia vera delle ultime ore è stata la condivisione della strategia con Giorgia Meloni, leader del centrodestra che è uscito vittorioso dalle urne e premier, in pectore, del governo che verrà. “Ho informato di qualunque sviluppo internazionale di cui mi stessi occupando. Non è che vado lì come Cingolani, ma per l’Italia. È mio dovere concordare con Draghi e, in accordo con lui, avvisare chi viene dopo che stiamo andando in questa direzione. Stiamo facendo un buon servizio e chi viene dopo ci dice di sì. C’è poca ideologia in questo”. Il superamento degli steccati politici è di per sé una buona notizia, salutata con favore anche dall’imprenditore Oscar Farinetti che, a L’Aria che Tira su La7, ieri ha benedetto un’unione di intenti tra vecchio e nuovo governo per tentare di arginare i clamorosi rincari che stanno mettendo a rischio famiglie e imprese.

Ma non c’è più tempo da perdere. E nemmeno retorica da spendere. La situazione è gravissima, la guerra è entrata dritta nella vita dei cittadini e inizia a far sentire i suoi effetti devastanti. Alla politica si chiedono risposte ma i tempi istituzionali appaiono troppo lunghi, inadeguati. Non si può aspettare un mese per avere un nuovo governo mentre c’è il rischio che la crisi energetica possa cambiare il volto dell’Italia e dell’intera Eurozona, dal momento che la mazzata rischia di desertificare il panorama economico e industriale. Con due grandissimi pericoli: chiusure e delocalizzazioni con conseguente catastrofe finale sui conti dello Stato, costretto a sborsare milioni e milioni per gli ammortizzatori sociali.
Dire che le imprese stanno rischiando grosso è poco. Sono alla battaglia della vita. Dalla loro sopravvivenza dipende non solo il futuro economico e politico dell’intero continente. Lo sa il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che da Varese dove è intervenuto all’assemblea generale dell’Unione degli industriali, ha affermato: “Sull’energia l’Italia da sola non ce la può fare: servono misure europee a cominciare dal tetto al prezzo del gas”.

Carlo Bonomi ha dunque puntato il dito contro i tabù retorici e politici che innervano il dibattito interno all’Ue. Per il presidente di Confindustria: “Servono misure condivise che superino i veti sin qui posti, non solo da Orban, ma da Germania e Olanda. Sull’energia serve un’Europa che condivida sforzi e misure esattamente come si è dimostrata capace di fare sul fronte delle sanzioni. Non si può essere uniti sulle sanzioni e poi sull’energia ogni Paese fa da solo, lasciando i Paesi più esposti, come l’Italia, che non ha risorse proprie”. I rischi sono giganteschi. “La condivisione e la solidarietà non possono esistere su un tema sì e sull’altro no, altrimenti il rischio è di esporre imprese e famiglie a colpi asimmetrici. Oltre al rischio di devastare l’idea di Europa comune”.

L’arrivo delle bollette ha certificato la crisi energetica e notificato l’inizio dell’autunno più caldo di sempre. O, se volete, annuncia l’arrivo del grande freddo che rischia di gelare – insieme alle case degli italiani –il panorama economico e produttivo del Paese. Ieri è toccato agli hotel della catena Caroli nel Salento che, a fronte di una bolletta da mezzo milione ha deciso di chiudere dopo 56 anni di attività, licenziando in tronco quasi trecento dipendenti. Domani potrebbe capitare a chiunque. Con gli effetti, nefasti, che si possono immaginare.

Il ministro alla Transizione ecologica Roberto Cingolani ha un piano. E, secondo lui, c’è da star tranquilli. Ospite a Mezz’Ora in più su Raitre, ha affermato che il governo Draghi ha “fatto un piano che ci consente di rimanere al sicuro. Il punto principale adesso è il prezzo, ma non è che se risparmiamo il prezzo cala. C’è l’ipotesi che diminuendo la domanda in Europa possa calare il prezzo, ma è molto complesso”. La notizia vera delle ultime ore è stata la condivisione della strategia con Giorgia Meloni, leader del centrodestra che è uscito vittorioso dalle urne e premier, in pectore, del governo che verrà. “Ho informato di qualunque sviluppo internazionale di cui mi stessi occupando. Non è che vado lì come Cingolani, ma per l’Italia. È mio dovere concordare con Draghi e, in accordo con lui, avvisare chi viene dopo che stiamo andando in questa direzione. Stiamo facendo un buon servizio e chi viene dopo ci dice di sì. C’è poca ideologia in questo”. Il superamento degli steccati politici è di per sé una buona notizia, salutata con favore anche dall’imprenditore Oscar Farinetti che, a L’Aria che Tira su La7, ieri ha benedetto un’unione di intenti tra vecchio e nuovo governo per tentare di arginare i clamorosi rincari che stanno mettendo a rischio famiglie e imprese.

Ma non c’è più tempo da perdere. E nemmeno retorica da spendere. La situazione è gravissima, la guerra è entrata dritta nella vita dei cittadini e inizia a far sentire i suoi effetti devastanti. Alla politica si chiedono risposte ma i tempi istituzionali appaiono troppo lunghi, inadeguati. Non si può aspettare un mese per avere un nuovo governo mentre c’è il rischio che la crisi energetica possa cambiare il volto dell’Italia e dell’intera Eurozona, dal momento che la mazzata rischia di desertificare il panorama economico e industriale. Con due grandissimi pericoli: chiusure e delocalizzazioni con conseguente catastrofe finale sui conti dello Stato, costretto a sborsare milioni e milioni per gli ammortizzatori sociali.
Dire che le imprese stanno rischiando grosso è poco. Sono alla battaglia della vita. Dalla loro sopravvivenza dipende non solo il futuro economico e politico dell’intero continente. Lo sa il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che da Varese dove è intervenuto all’assemblea generale dell’Unione degli industriali, ha affermato: “Sull’energia l’Italia da sola non ce la può fare: servono misure europee a cominciare dal tetto al prezzo del gas”.

Carlo Bonomi ha dunque puntato il dito contro i tabù retorici e politici che innervano il dibattito interno all’Ue. Per il presidente di Confindustria: “Servono misure condivise che superino i veti sin qui posti, non solo da Orban, ma da Germania e Olanda. Sull’energia serve un’Europa che condivida sforzi e misure esattamente come si è dimostrata capace di fare sul fronte delle sanzioni. Non si può essere uniti sulle sanzioni e poi sull’energia ogni Paese fa da solo, lasciando i Paesi più esposti, come l’Italia, che non ha risorse proprie”. I rischi sono giganteschi. “La condivisione e la solidarietà non possono esistere su un tema sì e sull’altro no, altrimenti il rischio è di esporre imprese e famiglie a colpi asimmetrici. Oltre al rischio di devastare l’idea di Europa comune”.

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