Tensione Roma-Teheran dopo le parole di Mattarella

La protesta in Iran scoppiata a settembre 2022, è stata fin da subito duramente repressa dalle istituzioni. Non abbiamo dati certi delle torture e delle uccisioni e non conosciamo i margini di violenza e repressione messi in atto dalle forze dell’ordine. Sappiamo che ci sono state diverse sparizioni, condanne a morte, spari sulla folla, violazioni della privacy, stupri e percosse. Da tempo l’Italia, in primis nella figura di Mattarella, critica duramente questa terribile situazione (purtroppo solo a parole). Martedì 10 gennaio, per la presentazione delle Lettere Credenziali, il Capo dello Stato ha ricevuto al Quirinale il nuovo Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran, Mohammad Reza Sabouri. Nel breve colloquio il Presidente ha espresso la ferma condanna della Repubblica Italiana, e la sua personale indignazione rispetto alla brutale repressione delle proteste e all’esecuzione di molti giovani dimostranti.
Mattarella ha esortato l’ambasciatore a porre fine alle violenze. “La Dichiarazione sui Diritti dell’Uomo è un limite invalicabile”, ha detto. Ieri, lo stesso ambasciatore ha tenuto la prima conferenza stampa ufficiale romana, e ha rilasciato dichiarazioni molto precise in merito: “La Repubblica islamica dell’Iran accetta e condivide il diritto internazionale, e rispetta i diritti delle donne. Anche noi commettiamo errori ma non accettiamo letture politiche e ingerenze. Rispettiamo i valori umani, ma non accettiamo la pretesa di alcuni Paesi di imporre la loro cultura e il loro stile di vita. L’Iran non scambierà la sua indipendenza né con l’Est né con l’Ovest, continua a essere il principio che guida la nostra politica e non diventeremo il satellite di nessuno. La libertà, di pensiero e di scelta, è uno dei valori dell’Islam”. Il diplomatico ha poi risposto a diverse domande sulla spinosa crisi civile in cui versa il Paese, in particolare: sulla pena di morte, sui Pasdaran (il corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana), sulla violenza di genere e sulla giustizia nei processi.
“Le manifestazioni in Iran sono ammesse solo se pacifiche. La pena capitale è autorizzata per reati più gravi, e chi è condannato a morte, ha comunque diritto a un processo equo: a coloro che non possono permettersi un legale di fiducia, ne viene affidato uno d’ufficio”.
Sulle violenze sessuali: “Il procuratore generale in Iran ha disposto indagini per approfondire e verificare la veridicità delle denunce di violenze sessuali sulle manifestanti arrestate e in carcere. In base ai dati ufficiali, nelle prigioni dove sono rinchiuse le detenute non hanno accesso gli uomini”. Infine, un’altra annosa faccenda: “Il corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana è un corpo ufficiale della Repubblica islamica che ha avuto successi straordinari negli ultimi 40 anni, come la lotta vittoriosa contro al Qaeda e l’Isis. Abbiamo chiesto a tutti i Paesi, tra cui l’Italia, di non entrare in ambiti simili, che costituiscono una linea rossa per la Repubblica islamica dell’Iran”, ha detto Sabouri, commentando le iniziative politiche che a Roma e Bruxelles chiedono l’inserimento dei Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche. Sempre ieri, durante le Commissioni congiunte di Esteri e Difesa del Senato su Iran e Brasile, il Ministro Tajani ha espresso forte preoccupazione: “La repressione in Iran ci lascia sgomenti. Speravamo ci fosse un cambiamento nell’atteggiamento dell’Iran dopo la liberazione di Alessia Piperno, ma quel segnale si è dimostrato senza seguito”. Giorni fa molti cittadini si sono radunati davanti alla prigione di Karaj, a ovest di Teheran. Il raduno è avvenuto dopo che sabato sono stati impiccati altri due uomini, uno dei quali era un campione di karate con diversi titoli nazionali. Finora, almeno 519 manifestanti – tra cui 69 bambini – sono stati uccisi e 19.300 arrestati, secondo l’agenzia di stampa degli attivisti per i diritti umani (HRANA).
Al momento, oltre 100 persone rischiano la pena capitale.
La protesta in Iran scoppiata a settembre 2022, è stata fin da subito duramente repressa dalle istituzioni. Non abbiamo dati certi delle torture e delle uccisioni e non conosciamo i margini di violenza e repressione messi in atto dalle forze dell’ordine. Sappiamo che ci sono state diverse sparizioni, condanne a morte, spari sulla folla, violazioni della privacy, stupri e percosse. Da tempo l’Italia, in primis nella figura di Mattarella, critica duramente questa terribile situazione (purtroppo solo a parole). Martedì 10 gennaio, per la presentazione delle Lettere Credenziali, il Capo dello Stato ha ricevuto al Quirinale il nuovo Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran, Mohammad Reza Sabouri. Nel breve colloquio il Presidente ha espresso la ferma condanna della Repubblica Italiana, e la sua personale indignazione rispetto alla brutale repressione delle proteste e all’esecuzione di molti giovani dimostranti.
Mattarella ha esortato l’ambasciatore a porre fine alle violenze. “La Dichiarazione sui Diritti dell’Uomo è un limite invalicabile”, ha detto. Ieri, lo stesso ambasciatore ha tenuto la prima conferenza stampa ufficiale romana, e ha rilasciato dichiarazioni molto precise in merito: “La Repubblica islamica dell’Iran accetta e condivide il diritto internazionale, e rispetta i diritti delle donne. Anche noi commettiamo errori ma non accettiamo letture politiche e ingerenze. Rispettiamo i valori umani, ma non accettiamo la pretesa di alcuni Paesi di imporre la loro cultura e il loro stile di vita. L’Iran non scambierà la sua indipendenza né con l’Est né con l’Ovest, continua a essere il principio che guida la nostra politica e non diventeremo il satellite di nessuno. La libertà, di pensiero e di scelta, è uno dei valori dell’Islam”. Il diplomatico ha poi risposto a diverse domande sulla spinosa crisi civile in cui versa il Paese, in particolare: sulla pena di morte, sui Pasdaran (il corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana), sulla violenza di genere e sulla giustizia nei processi.
“Le manifestazioni in Iran sono ammesse solo se pacifiche. La pena capitale è autorizzata per reati più gravi, e chi è condannato a morte, ha comunque diritto a un processo equo: a coloro che non possono permettersi un legale di fiducia, ne viene affidato uno d’ufficio”.
Sulle violenze sessuali: “Il procuratore generale in Iran ha disposto indagini per approfondire e verificare la veridicità delle denunce di violenze sessuali sulle manifestanti arrestate e in carcere. In base ai dati ufficiali, nelle prigioni dove sono rinchiuse le detenute non hanno accesso gli uomini”. Infine, un’altra annosa faccenda: “Il corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana è un corpo ufficiale della Repubblica islamica che ha avuto successi straordinari negli ultimi 40 anni, come la lotta vittoriosa contro al Qaeda e l’Isis. Abbiamo chiesto a tutti i Paesi, tra cui l’Italia, di non entrare in ambiti simili, che costituiscono una linea rossa per la Repubblica islamica dell’Iran”, ha detto Sabouri, commentando le iniziative politiche che a Roma e Bruxelles chiedono l’inserimento dei Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche. Sempre ieri, durante le Commissioni congiunte di Esteri e Difesa del Senato su Iran e Brasile, il Ministro Tajani ha espresso forte preoccupazione: “La repressione in Iran ci lascia sgomenti. Speravamo ci fosse un cambiamento nell’atteggiamento dell’Iran dopo la liberazione di Alessia Piperno, ma quel segnale si è dimostrato senza seguito”. Giorni fa molti cittadini si sono radunati davanti alla prigione di Karaj, a ovest di Teheran. Il raduno è avvenuto dopo che sabato sono stati impiccati altri due uomini, uno dei quali era un campione di karate con diversi titoli nazionali. Finora, almeno 519 manifestanti – tra cui 69 bambini – sono stati uccisi e 19.300 arrestati, secondo l’agenzia di stampa degli attivisti per i diritti umani (HRANA).
Al momento, oltre 100 persone rischiano la pena capitale.
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