Terracina, l’ANPI dice no al ricordo di Fabrizio Quattrocchi

Fabrizio Quattrocchi, per il modo in cui ha affrontato la morte per mano dei terroristi islamici che lo avevano catturato in Iraq, è diventato un simbolo di italianità e fierezza. Un simbolo tra l’altro riconosciuto anche a livello istituzionale per mezzo del conferimento, alla poco più che trentenne guardia di sicurezza privata, della Medaglia d’oro al valore civile alla Memoria con questa motivazione: “Vittima di un brutale attacco terroristico rivolto contro l’Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l’onore del suo Paese”.

Le ultime parole di Quattrocchi, quasi sputate in faccia ai suoi aguzzini, sono state “Vi faccio vedere come muore un italiano” e da quel 14 aprile 2004 hanno rappresentato, per molti, qualcosa di cui andare molto orgogliosi.

Per molti ma non per tutti: è di pochi giorni fa, infatti, la notizia dell’ennesima pretestuosa polemica promossa dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Che si è appunto schierata contro il ricordo di Quattrocchi in particolare a Terracina, dopo che il Consiglio comunale della cittadina del litorale laziale aveva approvato una mozione in tal senso promossa dal consigliere Sara Norcia. L’esponente della Lega, dopo aver sottolineato l’importanza di tramandare soprattutto alle nuove generazioni il ricordo e la storia di un uomo simbolo per l’Italia, ha ringraziato i colleghi di maggioranza e opposizione per aver dato semaforo verde alla sua proposta, che prevede l’intitolazione a Fabrizio Quattrocchi di una strada, uno slargo o una piazza di Terracina, con possibilità di apporre una targa o una stele commemorativa.

Ma per l’ANPI, che già in passato aveva fatto le barricate contro analoghe iniziative in Liguria, la cosa “non s’ha da fare”. Lapidario, in proposito, il commento di Francesco Storace, secondo cui la farsesca ed astiosa litania di parte dei “resistenti del terzo millennio” è qualcosa di “vergognoso”. Perché Quattrocchi è un eroe civile che merita, oltre a ricordo e rispetto perenni, anche e soprattutto la gratitudine della sua Patria

Fabrizio Quattrocchi, per il modo in cui ha affrontato la morte per mano dei terroristi islamici che lo avevano catturato in Iraq, è diventato un simbolo di italianità e fierezza. Un simbolo tra l’altro riconosciuto anche a livello istituzionale per mezzo del conferimento, alla poco più che trentenne guardia di sicurezza privata, della Medaglia d’oro al valore civile alla Memoria con questa motivazione: “Vittima di un brutale attacco terroristico rivolto contro l’Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l’onore del suo Paese”.

Le ultime parole di Quattrocchi, quasi sputate in faccia ai suoi aguzzini, sono state “Vi faccio vedere come muore un italiano” e da quel 14 aprile 2004 hanno rappresentato, per molti, qualcosa di cui andare molto orgogliosi.

Per molti ma non per tutti: è di pochi giorni fa, infatti, la notizia dell’ennesima pretestuosa polemica promossa dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Che si è appunto schierata contro il ricordo di Quattrocchi in particolare a Terracina, dopo che il Consiglio comunale della cittadina del litorale laziale aveva approvato una mozione in tal senso promossa dal consigliere Sara Norcia. L’esponente della Lega, dopo aver sottolineato l’importanza di tramandare soprattutto alle nuove generazioni il ricordo e la storia di un uomo simbolo per l’Italia, ha ringraziato i colleghi di maggioranza e opposizione per aver dato semaforo verde alla sua proposta, che prevede l’intitolazione a Fabrizio Quattrocchi di una strada, uno slargo o una piazza di Terracina, con possibilità di apporre una targa o una stele commemorativa.

Ma per l’ANPI, che già in passato aveva fatto le barricate contro analoghe iniziative in Liguria, la cosa “non s’ha da fare”. Lapidario, in proposito, il commento di Francesco Storace, secondo cui la farsesca ed astiosa litania di parte dei “resistenti del terzo millennio” è qualcosa di “vergognoso”. Perché Quattrocchi è un eroe civile che merita, oltre a ricordo e rispetto perenni, anche e soprattutto la gratitudine della sua Patria

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