Terroristi bianchi 

Combattenti di un moderno Klu Klux Klan ma nel segno di Adolf Hitler, per portare avanti l’eredità del partito nazista, uniti sotto l’egida delle tre rune bianche di Eihwaz su sfondo nero e organizzati in azioni terroristiche per rovesciare la società moderna al fine di sostituirla con un etnostato dove non ci saranno più neri né ebrei. È il germe del male insito nell’ideologia del suprematismo bianco di The Base, il gruppo terroristico nato negli Stati Uniti che sta facendo proseliti in diversi Paesi e che ha inquinato la mente di Antonio Pennelli, un ragazzo di 23 anni di Acquaviva delle Fonti e residente a Sammichele di Bari. Ieri la Digos ha fatto irruzione nella sua abitazione e l’ha catturato per le pesantissime accuse di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale e di propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. Il giovane, secondo gli investigatori, era pronto al sacrificio estremo e a compiere imminenti e “imprecisate azioni violente”.

ALERT DELL’AISE

Il suprematista bianco è stato scoperto a seguito di una delicata attività d’indagine avviata dall’Antiterrorismo a seguito di una segnalazione della Digos di Bari, che a sua volta aveva ricevuto un alert dai servizi segreti dell’Aise, i quali, nell’ambito dei monitoraggi per la sicurezza della Repubblica, avevano messo sotto la lente gli ambienti suprematisti di estrema destra sul dark web. Gli inquirenti sono così risaliti a una chat Telegram, collegata al canale “Sieg Heil”, il “Salve vittoria” diventato lo slogan nazista, che i tedeschi gridavano per tre volte di seguito dopo i comizi del Fuhrer. In quella chat è emerso immediatamente il ruolo di Pennelli, che la usava per promuovere contenuti antisemiti, misogini e di matrice neonazista. Tra le varie esaltazioni, è emersa la dichiarazione del 23enne, che si diceva pronto al sacrificio estremo per “la difesa della razza bianca”, da realizzarsi attraverso il compimento di imprecisate azioni violente. Se non siano ancora chiare le modalità dell’azione, appaiono invece evidenti gli obiettivi che, in linea con i dettami del vertice made in Usa, sono principalmente gli ebrei. E il suo odio, Pennelli, lo avrebbe riversato principalmente contro la senatrice a vita Liliana Segre, scampata agli orrori dei campi di sterminio tedeschi. L’indagato ha infatti condiviso sulla chat neonazista un video nel quale “verrebbero rivolte anche minacce di morte alla senatrice Liliana Segre”, precisano gli inquirenti, che hanno sequestrato il computer del presunto terrorista provetto, trovando all’interno foto di svastiche, messaggi inneggianti a Hitler e, soprattutto i legami con i suprematisti bianchi collegati all’attentato di Buffalo. Il 14 maggio 2022, il 18enne Payton Gendron mise a segno una terribile strage. Una caccia agli afroamericani, in diretta streaming su Twitch, durante la quale l’attentatore, armato di mitraglietta d’assalto AR-15, sparò una settantina di colpi contro le sue prede in un parcheggio del centro commerciale, uccidendo 10 persone e ferendone gravemente 3. Prima della strage, aveva pubblicato online un manifesto di 106 pagine, dal titolo “La popolazione bianca diminuisce”. E non è fantasiosa l’ipotesi che il pugliese volesse replicare i fatti di Buffalo, perché, riferiscono gli inquirenti, “entrambi i giovani si sono ispirati agli stessi modelli”. Inoltre nel fascicolo del procuratore di Bari Roberto Rossi, dell’aggiunto Francesco Giannella e del sostituto Ignazio Francesco Abbadessa, vengono definite “allarmanti” le ricorrenze tra le armi in possesso di Gendron e quelle sequestrate a casa di Pennelli, dove sono state rinvenute, tra l’altro, una carabina, una pistola a pallini, una balestra, armi da taglio e mazze. Sulle custodie delle pistole gli uomini della Digos hanno scoperto iscrizioni con l’alfabeto runico, quello dei segni usato dalle antiche popolazioni germaniche, e i nomi dei seguaci della Jihad bianca responsabili di attacchi terroristici, come Luca Traini, Anders Breivik e Brenton Tarrant. Per l’Antiterrorismo nessuno di loro ha agito da lupo solitario, ma come parte di una rete che si è consolidata nella mission di The Base.

SCOPERTI DALL’FBI

Una fucina dell’odio, che fece il suo debutto nell’estate del 2019 in tutti i campus degli Stati Uniti e in parte del Canada, con volantini dal messaggio propagandistico forte: “Salva la tua razza, unisciti a The Base”. L’organizzazione era nata appena un anno prima, nel luglio 2018, fondata da Rinaldo Nazzaro, un italo-americano del New Jersey. La mission era la creazione di una rete di nazionalisti bianchi radicali che avviassero una guerra razziale necessaria a rovesciare il governo e rimodellare la società in uno stato etnico per soli bianchi. Pochi mesi dopo, a dicembre, Nazzaro aveva già acquistato 30 acri di terra nella contea di Ferry, a Washington, dove addestrare i membri della rete e insegnare loro tattiche di guerriglia. In poco tempo il fondatore collezionò una 50ina di seguaci, reclutati su forum come Twitter, Gab, YouTube e BitChute. Tra questi un agente sotto copertura dell’Fbi, che riuscì a infiltrarsi nella Base e a fornire informazioni ai detective su ideologia e membri. E mentre il gruppo di suprematisti cresceva, Nazzaro si trasferì in Russia, dove prese la cittadinanza per prevenire eventuali arresti in Usa e continuare a fare proseliti. La mossa di applicare il modello della “resistenza senza leader” già testato dal nazionalista bianco del Klu Klux Klan Luis Beam, si rivelò decisiva, visto che a gennaio 2020, con i primi arresti di membri da parte dell’Fbi, il nome del capo, fino ad allora segreto, venne rivelato da un pentito. Non solo la copertura sovietica sottrasse Nazzaro dalle mani dei federali statunitensi, ma The Base crebbe così tanto che attualmente è operativa e recluta attivamente membri in 26 stati degli Usa e in 8 paesi del mondo, tra cui Canada, Regno Unito, Australia, Svezia, Paesi Bassi e, sappiamo oggi, anche Italia. Non è facile risalire ai membri perché The Base non prevede un sistema gerarchico, ma si basa sul “Trouble Trio”, ovvero la formazione di cellule da due a tre persona al massimo, che si addestrano e commettono insieme le violenze, in modo tale che, in caso di arresto, non è possibile risalire ai vertici e sgominare l’organizzazione, che aderisce alle teorie del complotto antisemita, tra cui quella secondo cui la società occidentale è segretamente sotto l’influenza di leader ebrei o di un governo occupato dai sionisti.

Combattenti di un moderno Klu Klux Klan ma nel segno di Adolf Hitler, per portare avanti l’eredità del partito nazista, uniti sotto l’egida delle tre rune bianche di Eihwaz su sfondo nero e organizzati in azioni terroristiche per rovesciare la società moderna al fine di sostituirla con un etnostato dove non ci saranno più neri né ebrei. È il germe del male insito nell’ideologia del suprematismo bianco di The Base, il gruppo terroristico nato negli Stati Uniti che sta facendo proseliti in diversi Paesi e che ha inquinato la mente di Antonio Pennelli, un ragazzo di 23 anni di Acquaviva delle Fonti e residente a Sammichele di Bari. Ieri la Digos ha fatto irruzione nella sua abitazione e l’ha catturato per le pesantissime accuse di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale e di propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. Il giovane, secondo gli investigatori, era pronto al sacrificio estremo e a compiere imminenti e “imprecisate azioni violente”.

ALERT DELL’AISE

Il suprematista bianco è stato scoperto a seguito di una delicata attività d’indagine avviata dall’Antiterrorismo a seguito di una segnalazione della Digos di Bari, che a sua volta aveva ricevuto un alert dai servizi segreti dell’Aise, i quali, nell’ambito dei monitoraggi per la sicurezza della Repubblica, avevano messo sotto la lente gli ambienti suprematisti di estrema destra sul dark web. Gli inquirenti sono così risaliti a una chat Telegram, collegata al canale “Sieg Heil”, il “Salve vittoria” diventato lo slogan nazista, che i tedeschi gridavano per tre volte di seguito dopo i comizi del Fuhrer. In quella chat è emerso immediatamente il ruolo di Pennelli, che la usava per promuovere contenuti antisemiti, misogini e di matrice neonazista. Tra le varie esaltazioni, è emersa la dichiarazione del 23enne, che si diceva pronto al sacrificio estremo per “la difesa della razza bianca”, da realizzarsi attraverso il compimento di imprecisate azioni violente. Se non siano ancora chiare le modalità dell’azione, appaiono invece evidenti gli obiettivi che, in linea con i dettami del vertice made in Usa, sono principalmente gli ebrei. E il suo odio, Pennelli, lo avrebbe riversato principalmente contro la senatrice a vita Liliana Segre, scampata agli orrori dei campi di sterminio tedeschi. L’indagato ha infatti condiviso sulla chat neonazista un video nel quale “verrebbero rivolte anche minacce di morte alla senatrice Liliana Segre”, precisano gli inquirenti, che hanno sequestrato il computer del presunto terrorista provetto, trovando all’interno foto di svastiche, messaggi inneggianti a Hitler e, soprattutto i legami con i suprematisti bianchi collegati all’attentato di Buffalo. Il 14 maggio 2022, il 18enne Payton Gendron mise a segno una terribile strage. Una caccia agli afroamericani, in diretta streaming su Twitch, durante la quale l’attentatore, armato di mitraglietta d’assalto AR-15, sparò una settantina di colpi contro le sue prede in un parcheggio del centro commerciale, uccidendo 10 persone e ferendone gravemente 3. Prima della strage, aveva pubblicato online un manifesto di 106 pagine, dal titolo “La popolazione bianca diminuisce”. E non è fantasiosa l’ipotesi che il pugliese volesse replicare i fatti di Buffalo, perché, riferiscono gli inquirenti, “entrambi i giovani si sono ispirati agli stessi modelli”. Inoltre nel fascicolo del procuratore di Bari Roberto Rossi, dell’aggiunto Francesco Giannella e del sostituto Ignazio Francesco Abbadessa, vengono definite “allarmanti” le ricorrenze tra le armi in possesso di Gendron e quelle sequestrate a casa di Pennelli, dove sono state rinvenute, tra l’altro, una carabina, una pistola a pallini, una balestra, armi da taglio e mazze. Sulle custodie delle pistole gli uomini della Digos hanno scoperto iscrizioni con l’alfabeto runico, quello dei segni usato dalle antiche popolazioni germaniche, e i nomi dei seguaci della Jihad bianca responsabili di attacchi terroristici, come Luca Traini, Anders Breivik e Brenton Tarrant. Per l’Antiterrorismo nessuno di loro ha agito da lupo solitario, ma come parte di una rete che si è consolidata nella mission di The Base.

SCOPERTI DALL’FBI

Una fucina dell’odio, che fece il suo debutto nell’estate del 2019 in tutti i campus degli Stati Uniti e in parte del Canada, con volantini dal messaggio propagandistico forte: “Salva la tua razza, unisciti a The Base”. L’organizzazione era nata appena un anno prima, nel luglio 2018, fondata da Rinaldo Nazzaro, un italo-americano del New Jersey. La mission era la creazione di una rete di nazionalisti bianchi radicali che avviassero una guerra razziale necessaria a rovesciare il governo e rimodellare la società in uno stato etnico per soli bianchi. Pochi mesi dopo, a dicembre, Nazzaro aveva già acquistato 30 acri di terra nella contea di Ferry, a Washington, dove addestrare i membri della rete e insegnare loro tattiche di guerriglia. In poco tempo il fondatore collezionò una 50ina di seguaci, reclutati su forum come Twitter, Gab, YouTube e BitChute. Tra questi un agente sotto copertura dell’Fbi, che riuscì a infiltrarsi nella Base e a fornire informazioni ai detective su ideologia e membri. E mentre il gruppo di suprematisti cresceva, Nazzaro si trasferì in Russia, dove prese la cittadinanza per prevenire eventuali arresti in Usa e continuare a fare proseliti. La mossa di applicare il modello della “resistenza senza leader” già testato dal nazionalista bianco del Klu Klux Klan Luis Beam, si rivelò decisiva, visto che a gennaio 2020, con i primi arresti di membri da parte dell’Fbi, il nome del capo, fino ad allora segreto, venne rivelato da un pentito. Non solo la copertura sovietica sottrasse Nazzaro dalle mani dei federali statunitensi, ma The Base crebbe così tanto che attualmente è operativa e recluta attivamente membri in 26 stati degli Usa e in 8 paesi del mondo, tra cui Canada, Regno Unito, Australia, Svezia, Paesi Bassi e, sappiamo oggi, anche Italia. Non è facile risalire ai membri perché The Base non prevede un sistema gerarchico, ma si basa sul “Trouble Trio”, ovvero la formazione di cellule da due a tre persona al massimo, che si addestrano e commettono insieme le violenze, in modo tale che, in caso di arresto, non è possibile risalire ai vertici e sgominare l’organizzazione, che aderisce alle teorie del complotto antisemita, tra cui quella secondo cui la società occidentale è segretamente sotto l’influenza di leader ebrei o di un governo occupato dai sionisti.

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