Tetto al contante vs Pos e va in scena la solita guerra tra poveri

Siamo sulla soglia di una guerra commerciale tra Europa e Stati Uniti. Ma in Italia è meglio appassionarsi alla guerra del contante. Tra Bruxelles e Washington l’armonia si è incrinata. È quasi come ai tempi della bocciatura del Ttip, il trattato che avrebbe dato il via libera all’invasione dei mercati europei da parte dei prodotti Usa. La situazione, secondo gli osservatori, può solo peggiorare. Specialmente se una voce americana autorevole come è quella di Politico, ha parlato del rischio di un braccio di ferro commerciale tra i due poli del mondo occidentale. Eppure in Italia, mentre fuori infuria la tempesta, ci si appassiona a Pos e tetto al contante.
Bankitalia, tanto per cominciare, ha bocciato senz’appello le mosse del governo. “Soglie più alte per il contante favoriscono l’economia sommersa”, ha tuonato Fabrizio Balassone, capo del Servizio struttura economica del dipartimento Economia e Statistica di Palazzo Koch: “I limiti all’uso del contante, pur non fornendo un impedimento assoluto alla realizzazione di condotte illecite, rappresentano un ostacolo per diverse forme di criminalità ed evasione”. Quindi Balassone ha spiegato che “il contante ha costi legati alla sicurezza, come quelli connessi ai furti, trasporto valori e assicurazione” e pertanto “per gli esercenti il costo del contante in rapporto al valore della transazione è superiore a quello di carte di debito e credito”.
Anche il Cnel è a dir poco scettico sulle mosse del governo in materia di contante e pos. Il presidente Tiziano Treu ha spiegato che “la lotta all’evasione fiscale è fondamentale. Abbiamo per mesi organizzato un’analisi complessa di tutto il sistema fiscale, con proposte di riforma. Il nostro è un sollecito forte a continuare questa lotta e alcuni provvedimenti non aiutano in questa direzione, ma rischiano di andare in senso contrario, in particolare quelli sull’uso del contante”. E dunque. “La diffusione della moneta elettronica è importante perché favorisce la verifica e l’effettività delle risorse trasmesse e anche perché è utile per tante operazioni di tracciabilità per l’Agenzia dell’entrate”. Infine la stoccata sui “condoni, anche se si è precisato che non si tratta di condoni veri e propri ma di una rottamazione delle cartelle e della riduzione sanzioni, non aiutano”.
Insomma, chi preferisce il contante aiuta l’evasione e la criminalità. È una guerra ideologica, ormai. E infatti il presidente onorario di Unimpresa, Paolo Longobardi, invita tutti al buon senso parlando di “incomprensibile querelle” sui temi di pos e contanti. “L’obbligo di accettare pagamenti con le carte di credito e il Bancomat, con il livello minimo per commercianti e partite Iva portato da 30 euro a 60 euro con la legge di bilancio, sta generando una incomprensibile querelle tra le forze politiche: chi associa l’alzamento della soglia per i Pos a un aumento dell’evasione fiscale commette, infatti, un errore grossolano. Questa norma, insomma, non agevola l’evasione fiscale e chi paga in contanti riceve o può pretendere lo scontrino”. Longobardi poi ha invitato i critici a guardare più in là: “Ma davvero si vuol convincere la pubblica opinione che il problema è l’evasione nella fascia di pagamento tra 31 e 60 euro? Chi sostiene questa tesi è in malafede e dimentica i miliardi di euro, per esempio, non pagati dai giganti del web per i quali non si vedono iniziative particolarmente aggressive”. Insomma, un’autentica beffa per i piccoli commercianti, tacciati (loro) di essere potenziali evasori a fronte degli affari dei cosiddetti Over the top.

Siamo sulla soglia di una guerra commerciale tra Europa e Stati Uniti. Ma in Italia è meglio appassionarsi alla guerra del contante. Tra Bruxelles e Washington l’armonia si è incrinata. È quasi come ai tempi della bocciatura del Ttip, il trattato che avrebbe dato il via libera all’invasione dei mercati europei da parte dei prodotti Usa. La situazione, secondo gli osservatori, può solo peggiorare. Specialmente se una voce americana autorevole come è quella di Politico, ha parlato del rischio di un braccio di ferro commerciale tra i due poli del mondo occidentale. Eppure in Italia, mentre fuori infuria la tempesta, ci si appassiona a Pos e tetto al contante.
Bankitalia, tanto per cominciare, ha bocciato senz’appello le mosse del governo. “Soglie più alte per il contante favoriscono l’economia sommersa”, ha tuonato Fabrizio Balassone, capo del Servizio struttura economica del dipartimento Economia e Statistica di Palazzo Koch: “I limiti all’uso del contante, pur non fornendo un impedimento assoluto alla realizzazione di condotte illecite, rappresentano un ostacolo per diverse forme di criminalità ed evasione”. Quindi Balassone ha spiegato che “il contante ha costi legati alla sicurezza, come quelli connessi ai furti, trasporto valori e assicurazione” e pertanto “per gli esercenti il costo del contante in rapporto al valore della transazione è superiore a quello di carte di debito e credito”.
Anche il Cnel è a dir poco scettico sulle mosse del governo in materia di contante e pos. Il presidente Tiziano Treu ha spiegato che “la lotta all’evasione fiscale è fondamentale. Abbiamo per mesi organizzato un’analisi complessa di tutto il sistema fiscale, con proposte di riforma. Il nostro è un sollecito forte a continuare questa lotta e alcuni provvedimenti non aiutano in questa direzione, ma rischiano di andare in senso contrario, in particolare quelli sull’uso del contante”. E dunque. “La diffusione della moneta elettronica è importante perché favorisce la verifica e l’effettività delle risorse trasmesse e anche perché è utile per tante operazioni di tracciabilità per l’Agenzia dell’entrate”. Infine la stoccata sui “condoni, anche se si è precisato che non si tratta di condoni veri e propri ma di una rottamazione delle cartelle e della riduzione sanzioni, non aiutano”.
Insomma, chi preferisce il contante aiuta l’evasione e la criminalità. È una guerra ideologica, ormai. E infatti il presidente onorario di Unimpresa, Paolo Longobardi, invita tutti al buon senso parlando di “incomprensibile querelle” sui temi di pos e contanti. “L’obbligo di accettare pagamenti con le carte di credito e il Bancomat, con il livello minimo per commercianti e partite Iva portato da 30 euro a 60 euro con la legge di bilancio, sta generando una incomprensibile querelle tra le forze politiche: chi associa l’alzamento della soglia per i Pos a un aumento dell’evasione fiscale commette, infatti, un errore grossolano. Questa norma, insomma, non agevola l’evasione fiscale e chi paga in contanti riceve o può pretendere lo scontrino”. Longobardi poi ha invitato i critici a guardare più in là: “Ma davvero si vuol convincere la pubblica opinione che il problema è l’evasione nella fascia di pagamento tra 31 e 60 euro? Chi sostiene questa tesi è in malafede e dimentica i miliardi di euro, per esempio, non pagati dai giganti del web per i quali non si vedono iniziative particolarmente aggressive”. Insomma, un’autentica beffa per i piccoli commercianti, tacciati (loro) di essere potenziali evasori a fronte degli affari dei cosiddetti Over the top.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli