THE NEW COVID SVOLTA DI MELONI Via i divieti NO VAX

Che in nome della libertà non si cancelli l’esistenza della pandemia. È vero che le bare in processione a Bergamo sembrano un ricordo lontano, che i canti sui balconi degli italiani uniti e chiusi in casa per sconfiggere il virus ricordano una nenia antica, ma è anche vero che c’è ancora un popolo spaccato sul vaccino. L’obbligatorietà ha messo fratelli contro fratelli, chi ha creduto nella scienza contro chi, pur di non “fare da cavia”, non si è vaccinato ed è andato incontro alla sospensione dal lavoro. E ora, all’improvviso, anche l’ultimo bastione della lotta al Covid-19 è crollato, distrutto con un colpo fortemente politico dal governo Meloni che ieri, nel suo primo atto, ha abolito quell’obbligo vaccinale anche per i medici e il personale sanitario degli ospedali e delle cliniche del Paese. Il provvedimento è inserito in un decreto legge unico che contiene le nuove misure sanitarie, il carcere ostativo e il giro di vita sui rave party. Con il Dl, il Consiglio dei ministri ha deciso sì di mantenere le mascherine in tutte le strutture ospedaliere e nelle Rsa, ma ha varato lo stop all’obbligo di vaccinazione già a partire da oggi, anticipando di fatto una scadenza fissata al 31 dicembre. Inoltre i medici no vax sono stati “perdonati” e verrà avviato il progressivo reintegro del personale nei posti di lavoro. “Gli operatori della sanità erano gli unici per i quali era prevista l’obbligatorietà vaccinale, abbiamo deciso di anticipare la fine dell’obbligo”, ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “perché ci consente di prendere 4mila persone ferme e metterle al lavoro, in un momento di grave carenza di organico”. Una decisione che fa storcere il naso su una linea di governo totalmente opposta a quella degli ultimi due Esecutivi della pandemia e che addensa ombre sul rapporto con la vaccinazione, in quanto sembra sostituire quell'”andrà tutto bene” con “non ce n’è coviddi”. Perché l’approccio alla scienza con la scelta politica, mirata ad affermare a tutti i costi la discontinuità con una modalità definita ideologica della gestione del covid, potrebbe avere ripercussioni sulla percezione che la quasi totalità degli italiani ha sull’efficacia dei vaccini. L’emergenza è finita e il covid non fa più paura, ma nessuno può congetturare sull’andamento della pandemia nel caso in cui non avessimo avuto il siero e l’adesione massiccia alla campagna vaccinale. E se oggi non siamo più in emergenza, abbiamo riconquistato la libertà, probabilmente, almeno secondo le affermazioni degli scienziati, un ruolo fondamentale il vaccino lo ha avuto. Eppure i gesti tradiscono le parole e la rotta intrapresa dal governo sull’approccio alla vaccinazione per medici e infermieri, coloro che dovrebbero essere i testimoni di una battaglia vinta, non convince chi nel vaccino ci crede e non è certo entusiasta di dover essere curato da un medico no vax. Da qualcuno che ha infranto uno dei principi del giuramento di Ippocrate, che lo obbliga a “promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l’arte medica”. Fiducia tra medico e paziente ormai venuta meno. E il perdono del governo non servirà a sanarla, ma aumenterà anco più il divario tra sanitari no vax e cittadini vaccinati. Resta comunque alta l’attenzione di Palazzo Chigi sull’andamento del contagio. La situazione, assicura il ministro della Salute Orazio Schillaci, è sotto controllo. “Se arriveranno nuove varianti, siamo pronti in ogni momento a intervenire”, garantisce il titolare della Salute, che sull’eventuale riduzione della quarantena per i positivi, attualmente di 5 giorni, precisa: “Vediamo l’evoluzione del quadro epidemiologico e ogni decisione verrà presa solo nell’interesse dei pazienti”.

Che in nome della libertà non si cancelli l’esistenza della pandemia. È vero che le bare in processione a Bergamo sembrano un ricordo lontano, che i canti sui balconi degli italiani uniti e chiusi in casa per sconfiggere il virus ricordano una nenia antica, ma è anche vero che c’è ancora un popolo spaccato sul vaccino. L’obbligatorietà ha messo fratelli contro fratelli, chi ha creduto nella scienza contro chi, pur di non “fare da cavia”, non si è vaccinato ed è andato incontro alla sospensione dal lavoro. E ora, all’improvviso, anche l’ultimo bastione della lotta al Covid-19 è crollato, distrutto con un colpo fortemente politico dal governo Meloni che ieri, nel suo primo atto, ha abolito quell’obbligo vaccinale anche per i medici e il personale sanitario degli ospedali e delle cliniche del Paese. Il provvedimento è inserito in un decreto legge unico che contiene le nuove misure sanitarie, il carcere ostativo e il giro di vita sui rave party. Con il Dl, il Consiglio dei ministri ha deciso sì di mantenere le mascherine in tutte le strutture ospedaliere e nelle Rsa, ma ha varato lo stop all’obbligo di vaccinazione già a partire da oggi, anticipando di fatto una scadenza fissata al 31 dicembre. Inoltre i medici no vax sono stati “perdonati” e verrà avviato il progressivo reintegro del personale nei posti di lavoro. “Gli operatori della sanità erano gli unici per i quali era prevista l’obbligatorietà vaccinale, abbiamo deciso di anticipare la fine dell’obbligo”, ha detto il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “perché ci consente di prendere 4mila persone ferme e metterle al lavoro, in un momento di grave carenza di organico”. Una decisione che fa storcere il naso su una linea di governo totalmente opposta a quella degli ultimi due Esecutivi della pandemia e che addensa ombre sul rapporto con la vaccinazione, in quanto sembra sostituire quell'”andrà tutto bene” con “non ce n’è coviddi”. Perché l’approccio alla scienza con la scelta politica, mirata ad affermare a tutti i costi la discontinuità con una modalità definita ideologica della gestione del covid, potrebbe avere ripercussioni sulla percezione che la quasi totalità degli italiani ha sull’efficacia dei vaccini. L’emergenza è finita e il covid non fa più paura, ma nessuno può congetturare sull’andamento della pandemia nel caso in cui non avessimo avuto il siero e l’adesione massiccia alla campagna vaccinale. E se oggi non siamo più in emergenza, abbiamo riconquistato la libertà, probabilmente, almeno secondo le affermazioni degli scienziati, un ruolo fondamentale il vaccino lo ha avuto. Eppure i gesti tradiscono le parole e la rotta intrapresa dal governo sull’approccio alla vaccinazione per medici e infermieri, coloro che dovrebbero essere i testimoni di una battaglia vinta, non convince chi nel vaccino ci crede e non è certo entusiasta di dover essere curato da un medico no vax. Da qualcuno che ha infranto uno dei principi del giuramento di Ippocrate, che lo obbliga a “promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione, nel rispetto e condivisione dei principi a cui si ispira l’arte medica”. Fiducia tra medico e paziente ormai venuta meno. E il perdono del governo non servirà a sanarla, ma aumenterà anco più il divario tra sanitari no vax e cittadini vaccinati. Resta comunque alta l’attenzione di Palazzo Chigi sull’andamento del contagio. La situazione, assicura il ministro della Salute Orazio Schillaci, è sotto controllo. “Se arriveranno nuove varianti, siamo pronti in ogni momento a intervenire”, garantisce il titolare della Salute, che sull’eventuale riduzione della quarantena per i positivi, attualmente di 5 giorni, precisa: “Vediamo l’evoluzione del quadro epidemiologico e ogni decisione verrà presa solo nell’interesse dei pazienti”.

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