“THE NEW POPE” TRA ALLEGORIA E REALTÀ

 

Terminata la serie Tv di Paolo Sorrentino trasmessa su Sky Atlantic

 Cosa e come sara’ la Chiesa cattolica del terzo millennio? Come affrontera’ i problemi di questo secolo quali il terrorismo, l’integralismo religioso, l’omosessualita’? Sono temi delicati che la seconda serie tv “The new pope”, trasmessa su Sky Atlantic e terminata venerdi’ 7 febbraio, affronta con delicatezza e contemporaneamente con sfrontatezza. Il regista Paolo Sorrentino ha saputo usare tutta la sua maestria per raccontare tutto cio’, mischiando allegoria e realta’, finzione e crudo realismo, nello stile dell’indimenticabile Federico Fellini, creando le stesse atmosfere fiabesche dell’autore della “Dolce vita” e tra i massimi personaggi del cinema italiano del secondo dopoguerra. Sorrentino e’ abile, molto bravo, nel mettere insieme richiami su fatti realmente accaduti (la morte, per certi versi misteriosa negli anni settanta dello scorso secolo, di Giovanni Paolo primo dopo un brevissimo papato viene rivista con l’altrettanto sconcertante decesso del pontefice Francesco secondo) con la fantasia piu’ sfrenata, il tutto con nello sfondo immagini stupende di Roma e Venezia e dei loro palazzi. Anche la vicenda dei due papi, che dieci anni fa sarebbe sembrata assurda, affonda le sue radici nella realta’ odierna, con le dimissioni dalla guida della Chiesa cattolica di Benedetto XVI, ora papa emerito, e l’ascesa al soglio pontificio di Francesco I. Nella storia di Sorrentino non ci sono le dimissioni del papa in carica, Pio XIII (interpretato da un bravissimo Jude Law), ma la sua entrata in coma che costringe il cardinale Voiello (un grandissimo Silvio Orlando), segretario di Stato, a far eleggere un nuovo pontefice, prima Francesco II, come detto precocemente e misteriosamente morto, e poi Giovanni Paolo III (stupenda l’interpretazione di John Malkovich). Il regista, attraverso le figure dei tre papi, rappresenta anche il modo diverso di interpretare il ruolo del cattolicesimo nella societa’ contemporanea. Francesco II ha una visione che riporta al Santo di Assisi. Per lui la Chiesa deve essere ecumenica, povera, aperta a tutti: da qui la sua scelta di aprire le porte del Vaticano ai miseri, ai diseredati ed agli immigrati. Diversa la figura di Pio XIII. E’ un papa che rivendica con orgoglio la primazia della Chiesa di Roma ed e’ fautore di un cattolicesimo militante. Completamente opposto Giovanni Paolo III, un aristocratico inglese pieno di dubbi e di insicurezze. Il tutto si  svolge tra intrighi, complotti, omosessualita’ e trame che coinvolgono il mondo cardinalizio ed in particolare il segretario di Stato vaticano, uomo di rara scaltrezza e nel contempo di grande umanita’, che a conclusione della storia diventera’ a sua volta papa. Sorrentino ha fatto davvero un buon lavoro, confermandosi regista di alto livello, capace di avvincere lo spettatore e di inchiodarlo davanti al televisore per seguire le vicende da lui raccontate con grande maestria.

Susanna Ricci

 

Terminata la serie Tv di Paolo Sorrentino trasmessa su Sky Atlantic

 Cosa e come sara’ la Chiesa cattolica del terzo millennio? Come affrontera’ i problemi di questo secolo quali il terrorismo, l’integralismo religioso, l’omosessualita’? Sono temi delicati che la seconda serie tv “The new pope”, trasmessa su Sky Atlantic e terminata venerdi’ 7 febbraio, affronta con delicatezza e contemporaneamente con sfrontatezza. Il regista Paolo Sorrentino ha saputo usare tutta la sua maestria per raccontare tutto cio’, mischiando allegoria e realta’, finzione e crudo realismo, nello stile dell’indimenticabile Federico Fellini, creando le stesse atmosfere fiabesche dell’autore della “Dolce vita” e tra i massimi personaggi del cinema italiano del secondo dopoguerra. Sorrentino e’ abile, molto bravo, nel mettere insieme richiami su fatti realmente accaduti (la morte, per certi versi misteriosa negli anni settanta dello scorso secolo, di Giovanni Paolo primo dopo un brevissimo papato viene rivista con l’altrettanto sconcertante decesso del pontefice Francesco secondo) con la fantasia piu’ sfrenata, il tutto con nello sfondo immagini stupende di Roma e Venezia e dei loro palazzi. Anche la vicenda dei due papi, che dieci anni fa sarebbe sembrata assurda, affonda le sue radici nella realta’ odierna, con le dimissioni dalla guida della Chiesa cattolica di Benedetto XVI, ora papa emerito, e l’ascesa al soglio pontificio di Francesco I. Nella storia di Sorrentino non ci sono le dimissioni del papa in carica, Pio XIII (interpretato da un bravissimo Jude Law), ma la sua entrata in coma che costringe il cardinale Voiello (un grandissimo Silvio Orlando), segretario di Stato, a far eleggere un nuovo pontefice, prima Francesco II, come detto precocemente e misteriosamente morto, e poi Giovanni Paolo III (stupenda l’interpretazione di John Malkovich). Il regista, attraverso le figure dei tre papi, rappresenta anche il modo diverso di interpretare il ruolo del cattolicesimo nella societa’ contemporanea. Francesco II ha una visione che riporta al Santo di Assisi. Per lui la Chiesa deve essere ecumenica, povera, aperta a tutti: da qui la sua scelta di aprire le porte del Vaticano ai miseri, ai diseredati ed agli immigrati. Diversa la figura di Pio XIII. E’ un papa che rivendica con orgoglio la primazia della Chiesa di Roma ed e’ fautore di un cattolicesimo militante. Completamente opposto Giovanni Paolo III, un aristocratico inglese pieno di dubbi e di insicurezze. Il tutto si  svolge tra intrighi, complotti, omosessualita’ e trame che coinvolgono il mondo cardinalizio ed in particolare il segretario di Stato vaticano, uomo di rara scaltrezza e nel contempo di grande umanita’, che a conclusione della storia diventera’ a sua volta papa. Sorrentino ha fatto davvero un buon lavoro, confermandosi regista di alto livello, capace di avvincere lo spettatore e di inchiodarlo davanti al televisore per seguire le vicende da lui raccontate con grande maestria.

Susanna Ricci

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