The White Lotus 2 in bianco

Quando nella prima stagione si riscontra un grande successo, sembra scontato, quanto inevitabile, quanto prevedibile, replicare una formula rincarando la dose. La dose di cattiveria, efferatezza, cinismo e critica sociale inversa e livorosa, però patinata e glam. Nella prima applauditissima (non da me, ma me reputo che si lasci vedere nelle sere in cui in tv c’è il calcio se uno non ama il calcio) edizione, The White Lotus critica ferocemente gli agi, i vizi e le fisime della upper class americana a casa propria. E siccome la formula “aiutiamoli a casa loro” a un certo tipo di pubblico grillino non piace mai, nella seconda stagione, la gogna verso i ricchi e quelli che possono, si trasferisce armi e bagagli Vuitton a Taormina. E ne critica aspramente le manìe, l’insensibilità nei confronti della gente comune, riusciendoci, per altro (va ammesso) aggiungendo alla lista della spesa quell’italianità indispensabile a dare colore al cinismo, attraverso certe musiche azzeccate e tre grazie, che salvano il salvabile, andando a recuperare laddove il mordente lascia a desiderare. Facendo nomi e cognomi: Sabrina Impacciatore, Simona Tabasco e Beatrice Grannò, che interpretano rispettivamente la responsabile della struttura e due avventuriere del posto che cercano di intrufolarsi nell’hotel in cerca di soldi facili.
Dopo l’incredibile (perché davvero non ci si crede) successo della prima stagione, vincitrice di ben 10 Emmy Awards, il creatore della serie, Mike White, dà di nuovo in pasto al pubblico le stanze da sogno della catena di alberghi The White Lotus, con nuovi personaggi, nuove dinamiche e una nuova ambientazione.
Funzionano i panorami mozzafiato con vista sul mare, gli antichi palazzi, le caratterizzazioni e il valore aggiunto delle tre italiane del cast che si calano magistralmente nel ruolo, dando credibilità alle storie ambientate nella città siciliana che si ritrova alle prese con i capricci dei benestanti ospiti americani. La narrazione è incentrata principalmente su tre gruppi tra cui la coppia formata da Harper (Aubrey Plaza) e Ethan (Will Sharpe), il quale ha accettato l’invito di un ex compagno di stanza del college, Cam (Theo James), accompagnato da sua moglie Daphne (Meghann Fahy). Il concetto di amicizia dei quattro non è esattamente quella che ci fa rimpiangere Carlo Calenda nel libro cuore. Scordatevi empatia, mutuo soccorso, sentimento. Ma anche azione. Partito compreso, già che ci siete.
Al terribile quartetto si aggiunge Albie (Adam DiMarco), studente di Stanford, in vacanza con suo padre, Dominic (Michael Imperioli), produttore hollywoodiano che ha sfasciato il suo matrimonio, e il nonno Bert (F. Murray Abraham), uomo di altri tempi spesso molesto con qualsiasi cosa respiri di sesso femminile. Tre generazioni a confronto. Ne esce bene giusto la terza.
L’unico personaggio che ritorna dalla prima stagione è Tanya (Jennifer Coolidge) e per fortuna perché già dal primo ciak risultava come la vera diva della serie.
Nella sede hawaiana del White Lotus Tanya aveva conosciuto Greg (Jon Gries), con cui è finita a nozze e con cui vorrebbe passare una romantica vacanza in Italia. Quando arrivano il matrimonio è già allo sfascio.
E poi ci sono le attrici nostrane che creano quel dovuto contrasto con i personaggi americani che restituisce anche allo spettatore il senso di una realtà di chi per vivere deve anche fare qualcosa come lavorare.
Sì, perché come si vede già nella prima stagione, sono i drammi dell’upper class americana, che non avendo idea di quali siano i problemi concreti dell’attuale momento storico, esaspera i propri per riempire i propri spazi e dare un senso alle giornate. E da questo sipario impietoso non sembra esserci speranza per nessuno. Segno che ovunque uno vada, dalle Hawaii a Taormina, confortati delle musiche di Alan Sorrenti, Franco Battiato, Mina, Domenico Modugno e Fabrizio De André, la pochezza interiore ti accompagna pure se non la inviti. Di base una replica più spinta sui comportamenti immorali e difficilmente comprensibili che l’occhio critico di White vuole spiattellare sotto forma di critica ferocissima su quella che è ormai una piattaforma più che democratica. Ma per il resto, diciamocelo senza girarci troppo intorno, al netto di una stupenda Sabrina Impacciatore, sarebbe poco più di un telefilmetto.

Quando nella prima stagione si riscontra un grande successo, sembra scontato, quanto inevitabile, quanto prevedibile, replicare una formula rincarando la dose. La dose di cattiveria, efferatezza, cinismo e critica sociale inversa e livorosa, però patinata e glam. Nella prima applauditissima (non da me, ma me reputo che si lasci vedere nelle sere in cui in tv c’è il calcio se uno non ama il calcio) edizione, The White Lotus critica ferocemente gli agi, i vizi e le fisime della upper class americana a casa propria. E siccome la formula “aiutiamoli a casa loro” a un certo tipo di pubblico grillino non piace mai, nella seconda stagione, la gogna verso i ricchi e quelli che possono, si trasferisce armi e bagagli Vuitton a Taormina. E ne critica aspramente le manìe, l’insensibilità nei confronti della gente comune, riusciendoci, per altro (va ammesso) aggiungendo alla lista della spesa quell’italianità indispensabile a dare colore al cinismo, attraverso certe musiche azzeccate e tre grazie, che salvano il salvabile, andando a recuperare laddove il mordente lascia a desiderare. Facendo nomi e cognomi: Sabrina Impacciatore, Simona Tabasco e Beatrice Grannò, che interpretano rispettivamente la responsabile della struttura e due avventuriere del posto che cercano di intrufolarsi nell’hotel in cerca di soldi facili.
Dopo l’incredibile (perché davvero non ci si crede) successo della prima stagione, vincitrice di ben 10 Emmy Awards, il creatore della serie, Mike White, dà di nuovo in pasto al pubblico le stanze da sogno della catena di alberghi The White Lotus, con nuovi personaggi, nuove dinamiche e una nuova ambientazione.
Funzionano i panorami mozzafiato con vista sul mare, gli antichi palazzi, le caratterizzazioni e il valore aggiunto delle tre italiane del cast che si calano magistralmente nel ruolo, dando credibilità alle storie ambientate nella città siciliana che si ritrova alle prese con i capricci dei benestanti ospiti americani. La narrazione è incentrata principalmente su tre gruppi tra cui la coppia formata da Harper (Aubrey Plaza) e Ethan (Will Sharpe), il quale ha accettato l’invito di un ex compagno di stanza del college, Cam (Theo James), accompagnato da sua moglie Daphne (Meghann Fahy). Il concetto di amicizia dei quattro non è esattamente quella che ci fa rimpiangere Carlo Calenda nel libro cuore. Scordatevi empatia, mutuo soccorso, sentimento. Ma anche azione. Partito compreso, già che ci siete.
Al terribile quartetto si aggiunge Albie (Adam DiMarco), studente di Stanford, in vacanza con suo padre, Dominic (Michael Imperioli), produttore hollywoodiano che ha sfasciato il suo matrimonio, e il nonno Bert (F. Murray Abraham), uomo di altri tempi spesso molesto con qualsiasi cosa respiri di sesso femminile. Tre generazioni a confronto. Ne esce bene giusto la terza.
L’unico personaggio che ritorna dalla prima stagione è Tanya (Jennifer Coolidge) e per fortuna perché già dal primo ciak risultava come la vera diva della serie.
Nella sede hawaiana del White Lotus Tanya aveva conosciuto Greg (Jon Gries), con cui è finita a nozze e con cui vorrebbe passare una romantica vacanza in Italia. Quando arrivano il matrimonio è già allo sfascio.
E poi ci sono le attrici nostrane che creano quel dovuto contrasto con i personaggi americani che restituisce anche allo spettatore il senso di una realtà di chi per vivere deve anche fare qualcosa come lavorare.
Sì, perché come si vede già nella prima stagione, sono i drammi dell’upper class americana, che non avendo idea di quali siano i problemi concreti dell’attuale momento storico, esaspera i propri per riempire i propri spazi e dare un senso alle giornate. E da questo sipario impietoso non sembra esserci speranza per nessuno. Segno che ovunque uno vada, dalle Hawaii a Taormina, confortati delle musiche di Alan Sorrenti, Franco Battiato, Mina, Domenico Modugno e Fabrizio De André, la pochezza interiore ti accompagna pure se non la inviti. Di base una replica più spinta sui comportamenti immorali e difficilmente comprensibili che l’occhio critico di White vuole spiattellare sotto forma di critica ferocissima su quella che è ormai una piattaforma più che democratica. Ma per il resto, diciamocelo senza girarci troppo intorno, al netto di una stupenda Sabrina Impacciatore, sarebbe poco più di un telefilmetto.

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