TI MANDO A CASA

Amazon taglia. E lo fa come mai nessuno prima. Il colosso dell’e-commerce ha annunciato che procederà al licenziamento di 18mila addetti in tutto il mondo. Considerando che l’intera forza lavoro impiegata dall’azienda fondata da Jeff Bezos, nel mondo, ammonta a circa 1,5 milioni di persone, Amazon sta per sfrondare i suoi ranghi di quasi il 2%. È la più grande defenestrazione di massa nella storia dell’hi tech. Persino la stessa Amazon, che coi suoi lavoratori non è mai stata tenerissima, non aveva mai avviato prima piani di dismissione di personale così impattanti. I licenziamenti, però, non rappresentano un fulmine a ciel sereno. E non solo perché li aveva già annunciati il Wall Street Journal, e nemmeno perché Bezos ha perduto fior di miliardi di capitalizzazione, solo l’anno scorso, e pertanto ha bisogno di rientrare. Quello che si sta avverando oggi è il mondo dopo la pandemia. Senza più il Covid, con il ritorno alla normalità, la vita si è ripresa i suoi spazi reali, abbandonando lentamente quelli virtuali. Insomma, Big Tech si ridimensiona dopo la grande abboffata. Ma pagano i lavoratori.

 

L’annuncio

Il Wsj aveva annunciato, nei giorni scorsi, che il colosso dell’ecommerce, con base a Seattle, avrebbe proceduto a 17mila licenziamenti. A differenza del solito, questa volta Amazon non ha smentito. E, anzi, il ceo Andy Jassy, ha spiegato in un messaggio che è stato pubblicato sul sito web del gruppo, ha confermato che l’azienda ha deciso di licenziare più di 18mila addetti, in tutto il mondo. Mille in più di quelli “annunciati” dalla stampa americana. In realtà, se si risale indietro fino a novembre scorso, le dimensioni del licenziamento di massa appaiono ancora più gravi. Già perché a metà novembre, i soliti spifferi di stampa riportarono indiscrezioni secondo le quali Amazon avrebbe proceduto a consegnare il benservito a “soli” 10mila lavoratori. A distanza di un mese e mezzo, quel numero si è quasi duplicato, raggiungendo le 18mila unità.

Il messaggio

Il ceo Jassy, in un messaggio inviato ai dipendenti, ha spiegato le ragioni dell’iniziativa. Che risiedono nel cattivo andamento degli affari (almeno, rispetto al periodo Covid e ai desiderata degli azionisti) e nel fatto che, per garantire il servizio a fronte dell’aumento spropositato di ordini durante la pandemia e lockdown, Amazon s’è trovata nella condizione di dover assumere presto e subito molte persone. Troppe, per come si sono poi evolute le cose in seguito. “Tra le riduzioni apportate a novembre e quelle che condividiamo oggi, prevediamo di eliminare poco più di 18mila ruoli – spiega Andy Jassy -. Diverse squadre sono interessate; tuttavia, la maggior parte delle eliminazioni di ruolo avviene nei nostri Amazon Store e nelle organizzazioni Pxt”. E non è tutto, Amazon promette che non lascerà soli gli esuberi: “Siamo profondamente consapevoli che questi licenziamenti sono difficili per le persone e non prendiamo queste decisioni alla leggera né sottovalutiamo quanto potrebbero influenzare la vita di coloro che ne sono colpiti. Stiamo lavorando per supportare coloro che ne sono colpiti e stiamo fornendo pacchetti che includono un’indennità di separazione, prestazioni di assicurazione sanitaria transitoria e supporto per l’inserimento lavorativo esterno”.

La spia

“In genere aspettiamo di comunicare questi risultati fino a quando non possiamo parlare con le persone direttamente interessate. Tuttavia, poiché uno dei nostri compagni di squadra ha fatto trapelare queste informazioni esternamente, abbiamo deciso che era meglio condividere queste notizie prima in modo che possiate ascoltare i dettagli direttamente da me”. Insomma, Jassy licenzia 18mila persone tramite un post pubblicato sul blog dell’azienda a causa degli impiccioni e degli spifferoni che frequentano il suo ufficio o, comunque, hanno contatti con le alte sfere della più importante compagnia di e-commerce a livello globale. I licenziamenti saranno avviati non solo negli Usa ma anche in Europa. “Intendiamo comunicare con i dipendenti interessati (o, ove applicabile in Europa, con gli organismi di rappresentanza dei dipendenti) a partire dal 18 gennaio”. E qui cominciano i problemi.

 

Amazon in Italia

Nel nostro Paese, Amazon, che ha iniziato con lo stabilimento di Castel San Giovanni, nel Piacentino (che dà lavoro a 1.600 persone), ha otto grandi centri di distribuzione (due nel Lazio, gli altri tra Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) e ha aperto altri depositi più piccoli in giro per l’Italia. In totale, ce ne sono 51. Di questi, ben 28 sono stati aperti tra il 2020 e il 2021, durante gli anni della pandemia Covid che hanno segnato la crescita occupazionale in seno all’azienda americana. Qui da noi, Amazon ha investito 8,7 miliardi di euro dal 2010 fino a oggi. Un investimento che ha ripagato dal momento che la piattaforma di Jeff Bezos ha sviluppato un volume d’affari di 7,25 miliardi solo nel 2020. Nel 2021, la forza lavoro italiana di Amazon era pari a 12.500 dipendenti a tempo indeterminato ma l’azienda aveva avviato nuovi piani di assunzione.

Amazon taglia. E lo fa come mai nessuno prima. Il colosso dell’e-commerce ha annunciato che procederà al licenziamento di 18mila addetti in tutto il mondo. Considerando che l’intera forza lavoro impiegata dall’azienda fondata da Jeff Bezos, nel mondo, ammonta a circa 1,5 milioni di persone, Amazon sta per sfrondare i suoi ranghi di quasi il 2%. È la più grande defenestrazione di massa nella storia dell’hi tech. Persino la stessa Amazon, che coi suoi lavoratori non è mai stata tenerissima, non aveva mai avviato prima piani di dismissione di personale così impattanti. I licenziamenti, però, non rappresentano un fulmine a ciel sereno. E non solo perché li aveva già annunciati il Wall Street Journal, e nemmeno perché Bezos ha perduto fior di miliardi di capitalizzazione, solo l’anno scorso, e pertanto ha bisogno di rientrare. Quello che si sta avverando oggi è il mondo dopo la pandemia. Senza più il Covid, con il ritorno alla normalità, la vita si è ripresa i suoi spazi reali, abbandonando lentamente quelli virtuali. Insomma, Big Tech si ridimensiona dopo la grande abboffata. Ma pagano i lavoratori.

 

L’annuncio

Il Wsj aveva annunciato, nei giorni scorsi, che il colosso dell’ecommerce, con base a Seattle, avrebbe proceduto a 17mila licenziamenti. A differenza del solito, questa volta Amazon non ha smentito. E, anzi, il ceo Andy Jassy, ha spiegato in un messaggio che è stato pubblicato sul sito web del gruppo, ha confermato che l’azienda ha deciso di licenziare più di 18mila addetti, in tutto il mondo. Mille in più di quelli “annunciati” dalla stampa americana. In realtà, se si risale indietro fino a novembre scorso, le dimensioni del licenziamento di massa appaiono ancora più gravi. Già perché a metà novembre, i soliti spifferi di stampa riportarono indiscrezioni secondo le quali Amazon avrebbe proceduto a consegnare il benservito a “soli” 10mila lavoratori. A distanza di un mese e mezzo, quel numero si è quasi duplicato, raggiungendo le 18mila unità.

Il messaggio

Il ceo Jassy, in un messaggio inviato ai dipendenti, ha spiegato le ragioni dell’iniziativa. Che risiedono nel cattivo andamento degli affari (almeno, rispetto al periodo Covid e ai desiderata degli azionisti) e nel fatto che, per garantire il servizio a fronte dell’aumento spropositato di ordini durante la pandemia e lockdown, Amazon s’è trovata nella condizione di dover assumere presto e subito molte persone. Troppe, per come si sono poi evolute le cose in seguito. “Tra le riduzioni apportate a novembre e quelle che condividiamo oggi, prevediamo di eliminare poco più di 18mila ruoli – spiega Andy Jassy -. Diverse squadre sono interessate; tuttavia, la maggior parte delle eliminazioni di ruolo avviene nei nostri Amazon Store e nelle organizzazioni Pxt”. E non è tutto, Amazon promette che non lascerà soli gli esuberi: “Siamo profondamente consapevoli che questi licenziamenti sono difficili per le persone e non prendiamo queste decisioni alla leggera né sottovalutiamo quanto potrebbero influenzare la vita di coloro che ne sono colpiti. Stiamo lavorando per supportare coloro che ne sono colpiti e stiamo fornendo pacchetti che includono un’indennità di separazione, prestazioni di assicurazione sanitaria transitoria e supporto per l’inserimento lavorativo esterno”.

La spia

“In genere aspettiamo di comunicare questi risultati fino a quando non possiamo parlare con le persone direttamente interessate. Tuttavia, poiché uno dei nostri compagni di squadra ha fatto trapelare queste informazioni esternamente, abbiamo deciso che era meglio condividere queste notizie prima in modo che possiate ascoltare i dettagli direttamente da me”. Insomma, Jassy licenzia 18mila persone tramite un post pubblicato sul blog dell’azienda a causa degli impiccioni e degli spifferoni che frequentano il suo ufficio o, comunque, hanno contatti con le alte sfere della più importante compagnia di e-commerce a livello globale. I licenziamenti saranno avviati non solo negli Usa ma anche in Europa. “Intendiamo comunicare con i dipendenti interessati (o, ove applicabile in Europa, con gli organismi di rappresentanza dei dipendenti) a partire dal 18 gennaio”. E qui cominciano i problemi.

 

Amazon in Italia

Nel nostro Paese, Amazon, che ha iniziato con lo stabilimento di Castel San Giovanni, nel Piacentino (che dà lavoro a 1.600 persone), ha otto grandi centri di distribuzione (due nel Lazio, gli altri tra Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) e ha aperto altri depositi più piccoli in giro per l’Italia. In totale, ce ne sono 51. Di questi, ben 28 sono stati aperti tra il 2020 e il 2021, durante gli anni della pandemia Covid che hanno segnato la crescita occupazionale in seno all’azienda americana. Qui da noi, Amazon ha investito 8,7 miliardi di euro dal 2010 fino a oggi. Un investimento che ha ripagato dal momento che la piattaforma di Jeff Bezos ha sviluppato un volume d’affari di 7,25 miliardi solo nel 2020. Nel 2021, la forza lavoro italiana di Amazon era pari a 12.500 dipendenti a tempo indeterminato ma l’azienda aveva avviato nuovi piani di assunzione.

Previous article
Next article
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli