Timothée Chalamet ritorna al cinema con Guadagnino

È, senza ombra di dubbio, a livello internazionale, l’attore del momento. Raggiunta la notorietà internazionale grazie al ruolo di Elio, l’adolescente perdutamente innamorato e dall’intelligenza acuta del film cult Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, Timothée Chalamet in men che non si dica si è guadagnato una candidatura agli Oscar, uno stuolo di fan a livello mondiale e ha iniziato a vestire i panni di alcuni dei ruoli più iconici della sua generazione, tra cui quelli nei film di Greta Gerwig, Lady Bird e Piccole donne, in Interstellar di Christopher Nolan, nonché il ruolo da protagonista nella saga di fantascienza Dune.
Quest’anno Timothée è tornato a lavorare nel primo film “americano” di Guadagnino Bones and all, vincitore di un Leone d’argento alla regia nell’ambito della 79ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. In Bones and all Chalamet, nei cinema italiani, uscito il 23 novembre, interpreta Lee, un solitario dall’animo combattivo, che incontra Maren, una ragazza che sta imparando a sopravvivere ai margini della società, a cui presta il volto l’attrice canadese Taylor Russelle. Una storia d’amore ma anche il viaggio on the road di due giovani che, alla continua ricerca di identità e bellezza, tentano di trovare il proprio posto in un mondo pieno di pericoli che non riesce a tollerare la loro natura.
Seguitissimo sui social-network, solo su Instagram vanta 18milioni di follower, si racconta al nostro giornale.

Timothée, cosa ti ha spinto a partecipare a questo film?
Con Taylor ci siamo confrontati spesso e Luca ci ha parlato tanto di questo progetto ascoltando anche i nostri suggerimenti. Inoltre ho potuto lavorare con un cast eccezionale, osservando da vicino il lavoro straordinario di Chloe (l’attrice Chloë Sevigny che interpreta la madre di Maren, ndr) e Taylor.

Come descriveresti i personaggi protagonisti della storia?
Lee, il mio personaggio, è un’anima spezzata: è stata una sfida davvero interessante calarmi nei suoi panni. Lee e Maren sono persone che si isolano profondamente senza una vera identità e attraverso lo specchio dell’amore trovano un modo di formarsi e crescere. Un amore tragico sì, ma fortissimo.

E tu sei innamorato?
In questa fase della mia vita provo amore per la mia famiglia e per i miei amici, anche per la mia nuova amica Taylor e per Luca. Per quell’altro tipo di amore c’è tempo, sono ancora molto giovane.

Bones and all è una metafora su tutti coloro che vivono ai margini della società e cercano la loro tribù. Dove hai trovato la tua?
Il film è stato girato durante la pandemia in cui era molto forte questa sensazione di essere isolati, di non appartenere, quindi, ad una tribù. Ho perso mia nonna quest’anno e so quanto è dura, avendo dei genitori che hanno un background così diverso. Ho preso consapevolezza che mi sento a casa con la gente del mondo dello spettacolo così come con tante altre persone: ci sono persone come me in tanti posti nel mondo, a Gerusalemme o Washington.

Emarginazione e solitudine sono un fil rouge che attraversa tutto il film: ti è capitato di sentirti solo o emarginato in qualche modo?
Questo film importante proprio perché accende un riflettore su questi aspetti. Un giorno, durante un’intervista, ho sentito Taylor parlare di benessere olistico e diceva che avrebbe voluto avere la capacità di poter creare una pozione in grado di eliminare i giudizi delle persone. Non oso immaginare cosa significhi per molti ragazzi della mia generazione confrontarsi con i tanti giudizi di cui sono oggetto sui social media, soprattutto chi lotta per un dilemma interiore, anche se lì pensa magari di poter trovare una propria tribù. È davvero complicato vivere oggi: il crollo della società è già nell’aria.

Sei anche produttore di Bones and all…
Ringrazio con tutto il mio cuore Luca: è stato come un padre per me e mi ha guidato in questa nuova esperienza. Non avrei mai immaginato finora di poter partecipare ad un lavoro come questo ma spero di poter continuare su questa strada e produrre anche altri progetti cinematografici in cui non necessariamente partecipo come attore.

È, senza ombra di dubbio, a livello internazionale, l’attore del momento. Raggiunta la notorietà internazionale grazie al ruolo di Elio, l’adolescente perdutamente innamorato e dall’intelligenza acuta del film cult Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, Timothée Chalamet in men che non si dica si è guadagnato una candidatura agli Oscar, uno stuolo di fan a livello mondiale e ha iniziato a vestire i panni di alcuni dei ruoli più iconici della sua generazione, tra cui quelli nei film di Greta Gerwig, Lady Bird e Piccole donne, in Interstellar di Christopher Nolan, nonché il ruolo da protagonista nella saga di fantascienza Dune.
Quest’anno Timothée è tornato a lavorare nel primo film “americano” di Guadagnino Bones and all, vincitore di un Leone d’argento alla regia nell’ambito della 79ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. In Bones and all Chalamet, nei cinema italiani, uscito il 23 novembre, interpreta Lee, un solitario dall’animo combattivo, che incontra Maren, una ragazza che sta imparando a sopravvivere ai margini della società, a cui presta il volto l’attrice canadese Taylor Russelle. Una storia d’amore ma anche il viaggio on the road di due giovani che, alla continua ricerca di identità e bellezza, tentano di trovare il proprio posto in un mondo pieno di pericoli che non riesce a tollerare la loro natura.
Seguitissimo sui social-network, solo su Instagram vanta 18milioni di follower, si racconta al nostro giornale.

Timothée, cosa ti ha spinto a partecipare a questo film?
Con Taylor ci siamo confrontati spesso e Luca ci ha parlato tanto di questo progetto ascoltando anche i nostri suggerimenti. Inoltre ho potuto lavorare con un cast eccezionale, osservando da vicino il lavoro straordinario di Chloe (l’attrice Chloë Sevigny che interpreta la madre di Maren, ndr) e Taylor.

Come descriveresti i personaggi protagonisti della storia?
Lee, il mio personaggio, è un’anima spezzata: è stata una sfida davvero interessante calarmi nei suoi panni. Lee e Maren sono persone che si isolano profondamente senza una vera identità e attraverso lo specchio dell’amore trovano un modo di formarsi e crescere. Un amore tragico sì, ma fortissimo.

E tu sei innamorato?
In questa fase della mia vita provo amore per la mia famiglia e per i miei amici, anche per la mia nuova amica Taylor e per Luca. Per quell’altro tipo di amore c’è tempo, sono ancora molto giovane.

Bones and all è una metafora su tutti coloro che vivono ai margini della società e cercano la loro tribù. Dove hai trovato la tua?
Il film è stato girato durante la pandemia in cui era molto forte questa sensazione di essere isolati, di non appartenere, quindi, ad una tribù. Ho perso mia nonna quest’anno e so quanto è dura, avendo dei genitori che hanno un background così diverso. Ho preso consapevolezza che mi sento a casa con la gente del mondo dello spettacolo così come con tante altre persone: ci sono persone come me in tanti posti nel mondo, a Gerusalemme o Washington.

Emarginazione e solitudine sono un fil rouge che attraversa tutto il film: ti è capitato di sentirti solo o emarginato in qualche modo?
Questo film importante proprio perché accende un riflettore su questi aspetti. Un giorno, durante un’intervista, ho sentito Taylor parlare di benessere olistico e diceva che avrebbe voluto avere la capacità di poter creare una pozione in grado di eliminare i giudizi delle persone. Non oso immaginare cosa significhi per molti ragazzi della mia generazione confrontarsi con i tanti giudizi di cui sono oggetto sui social media, soprattutto chi lotta per un dilemma interiore, anche se lì pensa magari di poter trovare una propria tribù. È davvero complicato vivere oggi: il crollo della società è già nell’aria.

Sei anche produttore di Bones and all…
Ringrazio con tutto il mio cuore Luca: è stato come un padre per me e mi ha guidato in questa nuova esperienza. Non avrei mai immaginato finora di poter partecipare ad un lavoro come questo ma spero di poter continuare su questa strada e produrre anche altri progetti cinematografici in cui non necessariamente partecipo come attore.

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