Torna a casa il compagno Calenda. E la Meloni: “Gettata la maschera.”

La strategia dell’ex ministro: fingere di volere il Terzo Polo ma in realtà puntare a cambiare gli equilibri al Nazareno.

Torna a casa Carlo e fra i democratici è già diventato il compagno Calenda. Il leader di Azione, dopo aver chiuso l’accordo col Partito Democratico, smonta il sogno di chi aveva immaginato “Azione” la base su cui costruire la nuova casa dei moderati. “Er premier”, nella conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio di ieri, svela ogni dubbio, toglie la maschera e ritorna laddove è cresciuto politicamente e dove in fondo è sempre stato.

Svelato, quindi, il piano dell’ex ministro, che non è mai stato quello di dar vita a un terzo polo, ma semplicemente di cambiare gli equilibri all’interno del Nazareno. La stessa corsa al Campidoglio è servita esclusivamente a rendere più semplice l’elezione di Roberto Gualtieri, primo cittadino scelto dai dem. L’ex titolare del Mise, a parte le battute create ad arte, con le sue battaglie, non ha fatto altro che dare un contributo decisivo per far riprendere un Pd che sembrava morto e che invece grazie all’apporto dell’alleato è risorto a piccoli passi. La conferenza di ieri è la prova plastica di tutto ciò. Le tensioni degli ultimi giorni non sono altro che uno strumento per distrarre l’opinione pubblica e per terminare, come appunto è avvenuto, in tempi brevissimi, la spartizione delle poltrone, ufficializzata in pompa magna davanti alle telecamere delle emittenti televisive nazionali.

Il cerchio nel centrosinistra è chiuso da tempo, come dimostra il ben definito tavolo dei relatori. Al fianco dei protagonisti dell’intesa, Letta e Calenda, ci sono le ancelle Simona Malpezzi e Debora Serracchiani, che determinano nei fatti il perimetro di quello che sarà il nuovo vertice del centrosinistra italiano. La novità è soltanto Benedetto Della Vedova, che ritorna tra gli attori principali della politica italiana e dimostra come ci sia stata nell’operazione più di una semplice manina da parte di Emma Bonino. Non passano inosservate le repentine dichiarazioni in cui la storica leader dei radicali definisce il neonato patto “un buon accordo per l’Italia”. Balzano all’occhio anche i temi su cui si è chiusa l’alleanza. Dare assoluta priorità a leggi in materia di diritti civili, compreso lo Ius Scholae, ad esempio, è in neretto nel programma presentato da Letta e Calenda. Stesso discorso vale per le batttaglie ambientaliste. Tutti argomenti, che fino a qualche ora fa, erano cavalli di battaglia della sinistra e ora invece sono la leva della spinta riformaista immaginata da quello che i suoi nuovi alleati già non chiamano più er premier, ma er compagno.

La svolta di Calenda non lascia indifferente neanche l’universo dei social. Non mancano i commenti di chi immaginava la rinascita della balena bianca e invece si è trovato un Ulivo 2.0, dove al posto di Rifondazione Comunista c’è appunto il binomio formato dall’europeista Della Vedova e dall’ex ministro del governo Renzi, che ormai con il leader di Italia Viva e con la sua svolta moderata non ha niente a che vedere.

La strategia dell’ex ministro: fingere di volere il Terzo Polo ma in realtà puntare a cambiare gli equilibri al Nazareno.

Torna a casa Carlo e fra i democratici è già diventato il compagno Calenda. Il leader di Azione, dopo aver chiuso l’accordo col Partito Democratico, smonta il sogno di chi aveva immaginato “Azione” la base su cui costruire la nuova casa dei moderati. “Er premier”, nella conferenza stampa tenutasi nel pomeriggio di ieri, svela ogni dubbio, toglie la maschera e ritorna laddove è cresciuto politicamente e dove in fondo è sempre stato.

Svelato, quindi, il piano dell’ex ministro, che non è mai stato quello di dar vita a un terzo polo, ma semplicemente di cambiare gli equilibri all’interno del Nazareno. La stessa corsa al Campidoglio è servita esclusivamente a rendere più semplice l’elezione di Roberto Gualtieri, primo cittadino scelto dai dem. L’ex titolare del Mise, a parte le battute create ad arte, con le sue battaglie, non ha fatto altro che dare un contributo decisivo per far riprendere un Pd che sembrava morto e che invece grazie all’apporto dell’alleato è risorto a piccoli passi. La conferenza di ieri è la prova plastica di tutto ciò. Le tensioni degli ultimi giorni non sono altro che uno strumento per distrarre l’opinione pubblica e per terminare, come appunto è avvenuto, in tempi brevissimi, la spartizione delle poltrone, ufficializzata in pompa magna davanti alle telecamere delle emittenti televisive nazionali.

Il cerchio nel centrosinistra è chiuso da tempo, come dimostra il ben definito tavolo dei relatori. Al fianco dei protagonisti dell’intesa, Letta e Calenda, ci sono le ancelle Simona Malpezzi e Debora Serracchiani, che determinano nei fatti il perimetro di quello che sarà il nuovo vertice del centrosinistra italiano. La novità è soltanto Benedetto Della Vedova, che ritorna tra gli attori principali della politica italiana e dimostra come ci sia stata nell’operazione più di una semplice manina da parte di Emma Bonino. Non passano inosservate le repentine dichiarazioni in cui la storica leader dei radicali definisce il neonato patto “un buon accordo per l’Italia”. Balzano all’occhio anche i temi su cui si è chiusa l’alleanza. Dare assoluta priorità a leggi in materia di diritti civili, compreso lo Ius Scholae, ad esempio, è in neretto nel programma presentato da Letta e Calenda. Stesso discorso vale per le batttaglie ambientaliste. Tutti argomenti, che fino a qualche ora fa, erano cavalli di battaglia della sinistra e ora invece sono la leva della spinta riformaista immaginata da quello che i suoi nuovi alleati già non chiamano più er premier, ma er compagno.

La svolta di Calenda non lascia indifferente neanche l’universo dei social. Non mancano i commenti di chi immaginava la rinascita della balena bianca e invece si è trovato un Ulivo 2.0, dove al posto di Rifondazione Comunista c’è appunto il binomio formato dall’europeista Della Vedova e dall’ex ministro del governo Renzi, che ormai con il leader di Italia Viva e con la sua svolta moderata non ha niente a che vedere.

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