Torino a intermittenza

È una Torino a intermittenza quella che potrebbe presentarsi per la lunga sfilata della stagione invernale piemontese. Alla luce fioca di una lampadina a risparmio energetico, a Palazzo Civico – così come per le famiglie e le aziende piemontesi – si cominciano a fare i conti con i rincari energetici e il costo delle materie prime. Sul bilancio del comune di Torino, a tre mesi dal termine dell’anno, gravano già gli aumenti di elettricità e gas, diventati ormai insostenibili per la gran parte delle pubbliche amministrazioni locali. Di fatto, con l’inverno a un orizzonte ormai prossimo, si rende necessario e in tempi brevi stabilire un cambio di passo rispetto alle misure adottate finora da primo cittadino e giunta per ovviare agli aumenti delle forniture energetiche. Per studiare un nuovo piano di azione infatti, l’assessora comunale alla Transizione ecologica e digitale, Chiara Foglietta, ha convocato un tavolo su utenze e rincari energetici per fare il punto sul piano di razionalizzazione e contenimento dei consumi della Città di Torino. Una cabina di regia voluta dal Sindaco Stefano Lo Russo, non solo per monitorare gli effetti della crisi, ma anche per “definire le azioni che ragionevolmente si possono mettere in campo” e “individuare misure aggiungendo a queste una valutazione economica ed energetica corrispondente”. Al tavolo, anche l’assessora al Controllo di gestione e Partecipate, Gabriella Nardelli, la direttrice generale, il direttore finanziario di Palazzo Civico e i dirigenti comunali dei settori competenti.

A fare da traino dei lavori vi è la questione dell’illuminazione pubblica, con l’elefante nella stanza delle Luci d’artista e dell’illuminazione dei monumenti ed edifici pubblici. Senza dimenticare poi, l’ombra della questione del rapporto con le società partecipate.

Anche se il clima si fa cupo, da Palazzo Civico garantiscono che le luminarie simbolo della città di Torino non saranno messe in discussione. Le Luci d’Artista previste per le festività natalizie non sono a rischio, verranno accese. Non si può dire però lo stesso dell’illuminazione a festa delle Circoscrizioni e dei quartieri, che potrebbero rimanere al buio – e in ombra – rispetto allo sfarzo luminoso del centro città. I piccoli centri e la periferia potrebbero essere costretti a lasciare nelle cantine fili e lampadine, nonostante la volontà del Sindaco Lo Russo – più volte ribadita – di non voler lasciare “una città spenta”. Una sorte amara, condivisa però con i monumenti pubblici che rimarranno spenti, in toto o in parte, almeno fino all’accensione delle istallazioni nelle settimane di dicembre. Inoltre, come già paventato nelle scorse settimane, l’idea del Comune è quella di ridurre l’intensità dell’illuminazione pubblica, oltre a posticipare l’accensione dei lampioni la sera e di anticipare lo spegnimento alle prime ore della mattina. Un’ipotesi che il sindaco Lo Russo aveva affermato di stare valutando con la questura della città, in modo tale da non lasciare nessuna zona di Torino in balia dell’insicurezza.

Purtroppo, a pagare lo scotto della crisi dei prezzi sarà la qualità della vita dei torinesi, inevitabilmente sottoposti a restrizioni. Conti alla mano, le cifre dei costi registrate sono distruttive e le misure diventano inevitabili. Nell’anno 2021 Palazzo Civico ha speso per illuminare i suoi edifici 9 milioni di euro, mentre a luglio di quest’anno la cifra si attestava già oltre gli 8 milioni. Guardando alle altre fonti, anche per il metano si sono registrati a luglio 8 milioni di euro di spese, una cifra pari ai costi di tutto il 2021. E se nel 2021 per il teleriscaldamento il Comune aveva speso 14,5 milioni, al 31 luglio del 2022 si erano già superati i 15,3 milioni. Dalla sincerità dei numeri si può notare bene come l’anno scorso il totale delle bollette del Comune era stato di 44,5 milioni, mentre al 31 luglio 2022 era già arrivato a 41,6 milioni. Un incremento che pesa sulle casse di Palazzo Civico che ora, oltre ai costi energetici deve guardare anche all’aumento dei costi carburante. Il dato del +134% del Gtt ha spinto il Sindaco Lo Russo a rendere noto in consiglio comunale che “alle condizioni attuali la Città non sarà in grado di garantire l’attuale operatività del servizio del trasporto pubblico”. La prospettiva è quella di un inverno rigido e scuro per una Torino che dovrà privilegiare sicurezza e turismo, tralasciando lo sfarzo ai giorni migliori. Un piccolo sacrificio in nome del bilancio e della spending review. 

È una Torino a intermittenza quella che potrebbe presentarsi per la lunga sfilata della stagione invernale piemontese. Alla luce fioca di una lampadina a risparmio energetico, a Palazzo Civico – così come per le famiglie e le aziende piemontesi – si cominciano a fare i conti con i rincari energetici e il costo delle materie prime. Sul bilancio del comune di Torino, a tre mesi dal termine dell’anno, gravano già gli aumenti di elettricità e gas, diventati ormai insostenibili per la gran parte delle pubbliche amministrazioni locali. Di fatto, con l’inverno a un orizzonte ormai prossimo, si rende necessario e in tempi brevi stabilire un cambio di passo rispetto alle misure adottate finora da primo cittadino e giunta per ovviare agli aumenti delle forniture energetiche. Per studiare un nuovo piano di azione infatti, l’assessora comunale alla Transizione ecologica e digitale, Chiara Foglietta, ha convocato un tavolo su utenze e rincari energetici per fare il punto sul piano di razionalizzazione e contenimento dei consumi della Città di Torino. Una cabina di regia voluta dal Sindaco Stefano Lo Russo, non solo per monitorare gli effetti della crisi, ma anche per “definire le azioni che ragionevolmente si possono mettere in campo” e “individuare misure aggiungendo a queste una valutazione economica ed energetica corrispondente”. Al tavolo, anche l’assessora al Controllo di gestione e Partecipate, Gabriella Nardelli, la direttrice generale, il direttore finanziario di Palazzo Civico e i dirigenti comunali dei settori competenti.

A fare da traino dei lavori vi è la questione dell’illuminazione pubblica, con l’elefante nella stanza delle Luci d’artista e dell’illuminazione dei monumenti ed edifici pubblici. Senza dimenticare poi, l’ombra della questione del rapporto con le società partecipate.

Anche se il clima si fa cupo, da Palazzo Civico garantiscono che le luminarie simbolo della città di Torino non saranno messe in discussione. Le Luci d’Artista previste per le festività natalizie non sono a rischio, verranno accese. Non si può dire però lo stesso dell’illuminazione a festa delle Circoscrizioni e dei quartieri, che potrebbero rimanere al buio – e in ombra – rispetto allo sfarzo luminoso del centro città. I piccoli centri e la periferia potrebbero essere costretti a lasciare nelle cantine fili e lampadine, nonostante la volontà del Sindaco Lo Russo – più volte ribadita – di non voler lasciare “una città spenta”. Una sorte amara, condivisa però con i monumenti pubblici che rimarranno spenti, in toto o in parte, almeno fino all’accensione delle istallazioni nelle settimane di dicembre. Inoltre, come già paventato nelle scorse settimane, l’idea del Comune è quella di ridurre l’intensità dell’illuminazione pubblica, oltre a posticipare l’accensione dei lampioni la sera e di anticipare lo spegnimento alle prime ore della mattina. Un’ipotesi che il sindaco Lo Russo aveva affermato di stare valutando con la questura della città, in modo tale da non lasciare nessuna zona di Torino in balia dell’insicurezza.

Purtroppo, a pagare lo scotto della crisi dei prezzi sarà la qualità della vita dei torinesi, inevitabilmente sottoposti a restrizioni. Conti alla mano, le cifre dei costi registrate sono distruttive e le misure diventano inevitabili. Nell’anno 2021 Palazzo Civico ha speso per illuminare i suoi edifici 9 milioni di euro, mentre a luglio di quest’anno la cifra si attestava già oltre gli 8 milioni. Guardando alle altre fonti, anche per il metano si sono registrati a luglio 8 milioni di euro di spese, una cifra pari ai costi di tutto il 2021. E se nel 2021 per il teleriscaldamento il Comune aveva speso 14,5 milioni, al 31 luglio del 2022 si erano già superati i 15,3 milioni. Dalla sincerità dei numeri si può notare bene come l’anno scorso il totale delle bollette del Comune era stato di 44,5 milioni, mentre al 31 luglio 2022 era già arrivato a 41,6 milioni. Un incremento che pesa sulle casse di Palazzo Civico che ora, oltre ai costi energetici deve guardare anche all’aumento dei costi carburante. Il dato del +134% del Gtt ha spinto il Sindaco Lo Russo a rendere noto in consiglio comunale che “alle condizioni attuali la Città non sarà in grado di garantire l’attuale operatività del servizio del trasporto pubblico”. La prospettiva è quella di un inverno rigido e scuro per una Torino che dovrà privilegiare sicurezza e turismo, tralasciando lo sfarzo ai giorni migliori. Un piccolo sacrificio in nome del bilancio e della spending review. 

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