Torna il sereno tra Musumeci e Micciché?

Uno spiraglio si riapre nel centrodestra siciliano, la schiarita sulla Finanziaria sembra aver fatto tornare almeno la speranza del sereno dopo le forti contrapposizioni che, nei giorni scorsi, avevano opposto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci a quello dell’Assemblea regionale Gianfranco Micciché. Una battaglia estremamente dura, a suon di interviste tra radio e giornali, di allusioni, accuse e strappi che sembravano aver determinato l’inevitabile frattura nello schieramento di centrodestra in vista delle elezioni regionali.
Invece, la scelta della giunta guidata da Musumeci di lasciare mano libera sugli emendamenti della Finanziaria regionale all’assemblea regionale, diretta da Micciché, sembra aver portato ad abbozzare una pace tra i due leader dello schieramento siciliano. A sancire la pace, non è passato certo inosservato il comunicato che lo stesso Micciché ha licenziato per invitare all’unità e alla composizione il ministro Maria Stella Gelmini, inviperita secondo Il Foglio dalla nomina di Licia Ronzulli in Lombardia: “Siamo in un periodo nel quale la campagna elettorale è entrata nel vivo ed è comprensibile che frenesia, nervosismo e stanchezza di giornate lunghe e faticose spesso portino ad esagerazioni nelle frasi che si dicono e nei toni che si utilizzano, come è successo anche a me”. Una sorta di mea culpa che lascerebbe presagire il sereno anche alla luce della necessità, ventilata da Musumeci, dell’unità dell’area: “Il centrodestra quando si presenta diviso perde, in Sicilia il centrodestra è maggioranza morale e se si presentasse diviso, si suiciderebbe”. Un po’ come accade nel resto del Paese.
Intanto, la campagna elettorale è già entrata nel vivo e le armi della retorica sono caldissime. Il centrosinistra ha indetto le primarie e Claudio Fava, presidente della commissione Antimafia dell’Ars, ha già dato fuoco alle polveri della polemica sulle celebrazioni relative alle stragi di mafia e, in particolare, agli avversari di Capaci e via D’Amelio: “Musumeci si tenga lontano, il 23 maggio e il 19 luglio, da chi ricorda i nostri morti. Se frequenti i condannati per mafia non hai titolo per frequentare il ricordo delle vittime di mafia. Provare a fare l’una e l’altra cosa è solo una bestemmia”. Insomma, Fava ha ricordato quello che nessuno poteva scordare: anche questa volta, in Sicilia, sarà della partita quel vecchio vizio tutto siculo del “professionismo dell’antimafia” da cui un gigante come Leonardo Sciascia c’ha messo in guardia.

Uno spiraglio si riapre nel centrodestra siciliano, la schiarita sulla Finanziaria sembra aver fatto tornare almeno la speranza del sereno dopo le forti contrapposizioni che, nei giorni scorsi, avevano opposto il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci a quello dell’Assemblea regionale Gianfranco Micciché. Una battaglia estremamente dura, a suon di interviste tra radio e giornali, di allusioni, accuse e strappi che sembravano aver determinato l’inevitabile frattura nello schieramento di centrodestra in vista delle elezioni regionali.
Invece, la scelta della giunta guidata da Musumeci di lasciare mano libera sugli emendamenti della Finanziaria regionale all’assemblea regionale, diretta da Micciché, sembra aver portato ad abbozzare una pace tra i due leader dello schieramento siciliano. A sancire la pace, non è passato certo inosservato il comunicato che lo stesso Micciché ha licenziato per invitare all’unità e alla composizione il ministro Maria Stella Gelmini, inviperita secondo Il Foglio dalla nomina di Licia Ronzulli in Lombardia: “Siamo in un periodo nel quale la campagna elettorale è entrata nel vivo ed è comprensibile che frenesia, nervosismo e stanchezza di giornate lunghe e faticose spesso portino ad esagerazioni nelle frasi che si dicono e nei toni che si utilizzano, come è successo anche a me”. Una sorta di mea culpa che lascerebbe presagire il sereno anche alla luce della necessità, ventilata da Musumeci, dell’unità dell’area: “Il centrodestra quando si presenta diviso perde, in Sicilia il centrodestra è maggioranza morale e se si presentasse diviso, si suiciderebbe”. Un po’ come accade nel resto del Paese.
Intanto, la campagna elettorale è già entrata nel vivo e le armi della retorica sono caldissime. Il centrosinistra ha indetto le primarie e Claudio Fava, presidente della commissione Antimafia dell’Ars, ha già dato fuoco alle polveri della polemica sulle celebrazioni relative alle stragi di mafia e, in particolare, agli avversari di Capaci e via D’Amelio: “Musumeci si tenga lontano, il 23 maggio e il 19 luglio, da chi ricorda i nostri morti. Se frequenti i condannati per mafia non hai titolo per frequentare il ricordo delle vittime di mafia. Provare a fare l’una e l’altra cosa è solo una bestemmia”. Insomma, Fava ha ricordato quello che nessuno poteva scordare: anche questa volta, in Sicilia, sarà della partita quel vecchio vizio tutto siculo del “professionismo dell’antimafia” da cui un gigante come Leonardo Sciascia c’ha messo in guardia.

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