Tra legge di bilancio e misure anticovid IL GOVERNO CERCA STAMPELLE

Siamo a fine novembre e l’Italia è alle prese, oramai da tempo, con la seconda ondata del coronavirus, prevista mesi fa ma che ci ha trovato comunque impreparati.  La nostra bandiera ha tre colori ed anche la penisola ne ha tre, il rosso, l’arancione ed il giallo, con il primo che prevale ampiamente, che individuano le regioni più o meno colpite dal virus. Rispetto alla prima ondata, però, il Paese sembra spaccato nella lotta contro il covid ed il governo non ha più quei consensi che aveva ricevuto con le misure adottate per affrontare la pandemia, ovvero con la limitazione dei movimenti, la chiusura delle scuole, dei musei, dei cinema, delle palestre ed altro e la riduzione d’orario per molte attività produttive. Le proteste contro i nuovi provvedimenti sono state e sono numerose e hanno interessato ogni angolo della Penisola, dal nord al sud, alle isole. E’ in questo contesto che Giuseppe Conte, alla guida del governo giallorosso, ha varato, in ritardo rispetto alle consuete tabelle di marcia, la legge di bilancio che ha iniziato da qualche giorno il suo iter in Parlamento. Considerati i tempi brevi per la sua approvazione (il provvedimento deve essere licenziato definitivamente entro il 31 dicembre se si vuole evitare l’esercizio provvisorio che limiterebbe moltissimo l’attività e le spese dello Stato) è molto probabile, per non dire sicuro, che il governo ricorrerà al voto di fiducia sia al Senato che alla Camera. Considerati i molti mal di pancia all’interno della coalizione di governo ed il malcontento che serpeggia all’interno dei cinquestelle Conte, ma soprattutto il Pd di Nicola Zingaretti e Italia Viva di Matteo Renzi, hanno spinto e spingono l’esecutivo – anche sull’onda dell’esortazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a combattere unitariamente la battaglia contro il virus – a cercare una qualche forma di intesa con il centrodestra, o almeno con una parte di questo, per approvare nei tempi dovuti il bilancio ed i vari decreti “ristori” che ancora intasano le aule parlamentari. Il governo, quindi, cerca stampelle e, forse, le ha trovate in Forza Italia dell’un tempo vituperato Silvio Berlusconi. Il fatto è che, in base ai sondaggi ed anche delle elezioni regionali svoltesi negli scorsi mesi, il partito fondato dall’ex “cavaliere” quasi trenta anni fa versa in una crisi profonda che lo hanno visto precipitare dai consensi stellari di meno di un decenno fa a percentuali tra il 6 ed il 7 per cento. Berlusconi ha quindi bisogno di risalire la china ed ha individuato la strada per farlo nella differenziazione dai suoi alleati “populisti” Lega e Fratelli d’Italia.  Sapendo bene che Matteo Salvini e Giorgia Meloni non possono fare a meno di Fi se vogliono vincere le prossime elezioni politiche, il leader azzurro, che nemmeno troppo sotto sotto punta anche al Quirinale, ha dichiarato la sua disponibilità a collaborare con il governo in questa fase difficile per il “bene dell’Italia e degli italiani”. Uno strappo non indifferente nei confronti dei suoi alleati, che non hanno molto gradito lo smarcamento di Fi, ma che ha portato un certo scompiglio anche nell’area governativa presidiata dai cinquestelle che hanno sempre avversato fortemente il cavaliere. Da entrambe le parti, sia forze di governo che Forza Italia, si è smentito che le possibili intese possano portare ad un allargamento della maggioranza, ma quello che è certo è che un appoggio degli azzurri ai provvedimenti all’esame del Parlamento è particolarmente gradito soprattutto al Senato, dove i numeri sono ballerini ed un passo falso è sempre possibile.  Certo, ogni cosa ha il suo prezzo. E la disponibilità al dialogo dimostrata da Berlusconi è costata la fuoriuscita di tre deputati azzurri verso la Lega. I massimi esponenti del partito azzurro hanno parlato di tradimento, forse dimenticando quanti fuoriusciti Fi ha accolto nei momenti difficili dei governi Berlusconi, ma così è la vita. Se vieni da me sei un patriota, se vai via da me sei un traditore. Comunque, staremo a vedere nei prossimi giorni che cosa succederà nelle aule parlamentari e nelle segreterie dei partiti. Sicuramente, questo periodo che si separa dal Natale sarà alquanto turbolento e potremmo avere molte sorprese.

Giuseppe Leone

Siamo a fine novembre e l’Italia è alle prese, oramai da tempo, con la seconda ondata del coronavirus, prevista mesi fa ma che ci ha trovato comunque impreparati.  La nostra bandiera ha tre colori ed anche la penisola ne ha tre, il rosso, l’arancione ed il giallo, con il primo che prevale ampiamente, che individuano le regioni più o meno colpite dal virus. Rispetto alla prima ondata, però, il Paese sembra spaccato nella lotta contro il covid ed il governo non ha più quei consensi che aveva ricevuto con le misure adottate per affrontare la pandemia, ovvero con la limitazione dei movimenti, la chiusura delle scuole, dei musei, dei cinema, delle palestre ed altro e la riduzione d’orario per molte attività produttive. Le proteste contro i nuovi provvedimenti sono state e sono numerose e hanno interessato ogni angolo della Penisola, dal nord al sud, alle isole. E’ in questo contesto che Giuseppe Conte, alla guida del governo giallorosso, ha varato, in ritardo rispetto alle consuete tabelle di marcia, la legge di bilancio che ha iniziato da qualche giorno il suo iter in Parlamento. Considerati i tempi brevi per la sua approvazione (il provvedimento deve essere licenziato definitivamente entro il 31 dicembre se si vuole evitare l’esercizio provvisorio che limiterebbe moltissimo l’attività e le spese dello Stato) è molto probabile, per non dire sicuro, che il governo ricorrerà al voto di fiducia sia al Senato che alla Camera. Considerati i molti mal di pancia all’interno della coalizione di governo ed il malcontento che serpeggia all’interno dei cinquestelle Conte, ma soprattutto il Pd di Nicola Zingaretti e Italia Viva di Matteo Renzi, hanno spinto e spingono l’esecutivo – anche sull’onda dell’esortazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a combattere unitariamente la battaglia contro il virus – a cercare una qualche forma di intesa con il centrodestra, o almeno con una parte di questo, per approvare nei tempi dovuti il bilancio ed i vari decreti “ristori” che ancora intasano le aule parlamentari. Il governo, quindi, cerca stampelle e, forse, le ha trovate in Forza Italia dell’un tempo vituperato Silvio Berlusconi. Il fatto è che, in base ai sondaggi ed anche delle elezioni regionali svoltesi negli scorsi mesi, il partito fondato dall’ex “cavaliere” quasi trenta anni fa versa in una crisi profonda che lo hanno visto precipitare dai consensi stellari di meno di un decenno fa a percentuali tra il 6 ed il 7 per cento. Berlusconi ha quindi bisogno di risalire la china ed ha individuato la strada per farlo nella differenziazione dai suoi alleati “populisti” Lega e Fratelli d’Italia.  Sapendo bene che Matteo Salvini e Giorgia Meloni non possono fare a meno di Fi se vogliono vincere le prossime elezioni politiche, il leader azzurro, che nemmeno troppo sotto sotto punta anche al Quirinale, ha dichiarato la sua disponibilità a collaborare con il governo in questa fase difficile per il “bene dell’Italia e degli italiani”. Uno strappo non indifferente nei confronti dei suoi alleati, che non hanno molto gradito lo smarcamento di Fi, ma che ha portato un certo scompiglio anche nell’area governativa presidiata dai cinquestelle che hanno sempre avversato fortemente il cavaliere. Da entrambe le parti, sia forze di governo che Forza Italia, si è smentito che le possibili intese possano portare ad un allargamento della maggioranza, ma quello che è certo è che un appoggio degli azzurri ai provvedimenti all’esame del Parlamento è particolarmente gradito soprattutto al Senato, dove i numeri sono ballerini ed un passo falso è sempre possibile.  Certo, ogni cosa ha il suo prezzo. E la disponibilità al dialogo dimostrata da Berlusconi è costata la fuoriuscita di tre deputati azzurri verso la Lega. I massimi esponenti del partito azzurro hanno parlato di tradimento, forse dimenticando quanti fuoriusciti Fi ha accolto nei momenti difficili dei governi Berlusconi, ma così è la vita. Se vieni da me sei un patriota, se vai via da me sei un traditore. Comunque, staremo a vedere nei prossimi giorni che cosa succederà nelle aule parlamentari e nelle segreterie dei partiti. Sicuramente, questo periodo che si separa dal Natale sarà alquanto turbolento e potremmo avere molte sorprese.

Giuseppe Leone

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