Transizione green in Veneto e Friuli, da Intesa Sanpaolo un plafond di 500 milioni per le imprese

Intesa Sanpaolo lancia il “Laboratorio ESG – Environmental Social Governance”, che sarà al servizio delle imprese venete e friulane per i progetti di economia sostenibile, digitale e circolare.
L’accordo coinvolge Fondazione di Venezia, Fondazione Friuli, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Fondazione Giorgio Cini e l’Autorità del Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale. A disposizione, un plafond per le imprese di 500 milioni di euro, nel quadro di Motore Italia, il programma strategico che favorisce la liquidità e gli investimenti nella transizione sostenibile e digitale, che già mette a disposizione del tessuto produttivo del Triveneto un plafond di 10 miliardi di euro.

Francesca Nieddu, direttore regionale Intesa Sanpaolo, spiega: “Con un plafond di 500 milioni di euro per progetti di economia sostenibile, digitale e circolare vogliamo favorire le imprese nel cogliere le opportunità del PNRR e rilanciare l’economia locale”. Il Laboratorio ESG vuole essere un acceleratore per la crescita nell’ambito del PNRR. Lo farà con Circularity, la prima piattaforma di simbiosi industriale dedicata all’Economia Circolare in Italia; Nativa, la prima B Corp e Società Benefit in Europa che incorpora il «purpose» nel DNA delle organizzazioni per migliorarne i risultati di business; CE LAB, che nasce dalla partnership tra Innovation Center di Intesa Sanpaolo e Cariplo Factory; Intesa Sanpaolo Formazione, che progetta e sviluppa percorsi formativi specializzati; E-Ambiente, una delle prime società italiane nell’ingegneria ambientale e consulenza energetica che segue le PMI nella riduzione reale dell’impatto in termini di CO2, Rifiuti e Acqua; Strategy Innovation Srl, uno spin off dell’Università Ca’ Foscari Venezia nato per rendere le imprese “significanti”, provocandole, attraverso la distruzione creativa e l’interdisciplinarietà.

Circa lo scenario economico dell’area, la banca ha realizzato un’analisi delle opportunità della transizione green per le imprese. Qui di seguito il report.

Lo sviluppo sostenibile delle destinazioni turistiche deve essere sempre più all’altezza delle attuali aspettative dei turisti e, nello stesso tempo, tendere ad un equilibrio tra i tre aspetti ambientale, economico e socio-culturale, attraverso il corretto uso delle risorse naturali e la conservazione della biodiversità, il rispetto e la comprensione del patrimonio culturale e delle tradizioni delle comunità locali, la realizzazione di benefici economici per il territorio, tra cui l’opportunità di occupazione e di reddito, ed i relativi servizi sociali per i residenti. Secondo i dati del Censimento permanente ISTAT (2018) circa 7 imprese turistiche di alloggio e ristorazione su 10 nel Veneto e nel Friuli Venezia Giulia agiscono per ridurre l’impatto ambientale, in linea con il dato nazionale. Nelle due regioni l’attenzione all’ambiente trova espressione nella gestione della raccolta differenziata che raggiunge il 74,7% dei rifiuti urbani nel Veneto e il 67,3 in Friuli Venezia Giulia, superando il valore medio nazionale del 61,3%. Anche la digitalizzazione è importante: l’offerta turistica si propone sempre di più su piattaforme evolute integrate per la ricerca, la programmazione della vacanza e la scelta della sistemazione.

La scelta della sostenibilità non risponde solamente a questioni etiche e di responsabilità sociale ma riveste sempre più una dimensione economica: le imprese del Veneto e del Friuli Venezia Giulia che si sono dotate di certificazione di impatto ambientale hanno realizzato performance di crescita migliori nel lungo periodo (+34% di fatturato tra il 2008 e il 2019) rispetto a quelle senza certificazioni (+21% di fatturato nello stesso periodo) e anche nei livelli di redditività (EBITDA dell’8,7% nel 2019 delle aziende con certificazione ambientale rispetto al 7,4% di quelle senza certificazione). Tra le azioni per ridurre l’impatto ambientale sono risultate più adottate (Istat, 2018) quelle legate alla raccolta differenziata e alla gestione dei rifiuti inquinanti e al consumo idrico, mentre solo 1 su 4 risulta aver adottato azioni sul contenimento delle emissioni atmosferiche, mentre resta da potenziare il riutilizzo delle materie prime seconde in processi più integrati di economia circolare, che possono mitigare i rischi di lungo termine legati non solo ai cambiamenti climatici, ma anche alle interruzioni della supply chain e all’indisponibilità delle materie prime, come la pandemia ci ha recentemente mostrato.

Per quanto riguarda la manifattura veneta, un aspetto distintivo è l’alta propensione all’export con valori nettamente superiori alla media nazionale: prima della pandemia le imprese impiegavano il 18% degli occupati totali ed esprimevano il 31,5% del valore aggiunto totale dell’economia (superiore di ben 7 punti percentuali al peso medio nazionale), mentre la propensione all’export (rapporto tra esportazioni e valore aggiunto) era del 43,5% contro il 29,1% nazionale. Grazie a un’elevata competitività le imprese venete tra gennaio e giugno 2021 sono riuscite a riattivare le esportazioni che hanno toccato i 34 miliardi di euro superando, del 5% i valori dello stesso periodo del 2019. Il recupero si è realizzato in modo diffuso a livello settoriale: in particolare la Meccanica, ha superato i 6,4 miliardi di euro (-1% rispetto allo stesso periodo 2019), il Sistema Moda con 6,1 miliardi di euro ha invece superato i valori pre-pandemici (+1%) e la Filiera dei metalli li ha abbondantemente oltrepassati (+12%), spinta anche dall’aumento dei prezzi alla produzione.

Nell’ottica di un rafforzamento degli scambi intra-europei come conseguenza di una revisione delle strategie di approvvigionamento su base continentale, la posizione del Veneto e il suo porto di Venezia rappresentano un importante asset di sviluppo per i futuri traffici che dovrebbero intensificarsi nel Mar Adriatico: il trasporto via mare delle merci delle imprese venete copre il 30% del totale merci, secondo solo al trasporto su gomma (55%). Tra i settori più rilevanti del traffico marittimo si ritrovano la Meccanica, l’alimentare e le bevande ad alta penetrazione sui mercati internazionali.

Le imprese del Veneto e Friuli Venezia Giulia sono consapevoli che per continuare a competere con successo sui mercati internazionali è necessario un cambio di passo per gli investimenti mettendo al primo posto delle loro intenzioni di investimento il potenziamento della digitalizzazione, la R&S, l’ampliamento dei mercati di vendita, la transizione ecologica e l’attenzione alla formazione e al capitale umano (indagine interna giugno 2021

Intesa Sanpaolo lancia il “Laboratorio ESG – Environmental Social Governance”, che sarà al servizio delle imprese venete e friulane per i progetti di economia sostenibile, digitale e circolare.
L’accordo coinvolge Fondazione di Venezia, Fondazione Friuli, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Fondazione Giorgio Cini e l’Autorità del Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale. A disposizione, un plafond per le imprese di 500 milioni di euro, nel quadro di Motore Italia, il programma strategico che favorisce la liquidità e gli investimenti nella transizione sostenibile e digitale, che già mette a disposizione del tessuto produttivo del Triveneto un plafond di 10 miliardi di euro.

Francesca Nieddu, direttore regionale Intesa Sanpaolo, spiega: “Con un plafond di 500 milioni di euro per progetti di economia sostenibile, digitale e circolare vogliamo favorire le imprese nel cogliere le opportunità del PNRR e rilanciare l’economia locale”. Il Laboratorio ESG vuole essere un acceleratore per la crescita nell’ambito del PNRR. Lo farà con Circularity, la prima piattaforma di simbiosi industriale dedicata all’Economia Circolare in Italia; Nativa, la prima B Corp e Società Benefit in Europa che incorpora il «purpose» nel DNA delle organizzazioni per migliorarne i risultati di business; CE LAB, che nasce dalla partnership tra Innovation Center di Intesa Sanpaolo e Cariplo Factory; Intesa Sanpaolo Formazione, che progetta e sviluppa percorsi formativi specializzati; E-Ambiente, una delle prime società italiane nell’ingegneria ambientale e consulenza energetica che segue le PMI nella riduzione reale dell’impatto in termini di CO2, Rifiuti e Acqua; Strategy Innovation Srl, uno spin off dell’Università Ca’ Foscari Venezia nato per rendere le imprese “significanti”, provocandole, attraverso la distruzione creativa e l’interdisciplinarietà.

Circa lo scenario economico dell’area, la banca ha realizzato un’analisi delle opportunità della transizione green per le imprese. Qui di seguito il report.

Lo sviluppo sostenibile delle destinazioni turistiche deve essere sempre più all’altezza delle attuali aspettative dei turisti e, nello stesso tempo, tendere ad un equilibrio tra i tre aspetti ambientale, economico e socio-culturale, attraverso il corretto uso delle risorse naturali e la conservazione della biodiversità, il rispetto e la comprensione del patrimonio culturale e delle tradizioni delle comunità locali, la realizzazione di benefici economici per il territorio, tra cui l’opportunità di occupazione e di reddito, ed i relativi servizi sociali per i residenti. Secondo i dati del Censimento permanente ISTAT (2018) circa 7 imprese turistiche di alloggio e ristorazione su 10 nel Veneto e nel Friuli Venezia Giulia agiscono per ridurre l’impatto ambientale, in linea con il dato nazionale. Nelle due regioni l’attenzione all’ambiente trova espressione nella gestione della raccolta differenziata che raggiunge il 74,7% dei rifiuti urbani nel Veneto e il 67,3 in Friuli Venezia Giulia, superando il valore medio nazionale del 61,3%. Anche la digitalizzazione è importante: l’offerta turistica si propone sempre di più su piattaforme evolute integrate per la ricerca, la programmazione della vacanza e la scelta della sistemazione.

La scelta della sostenibilità non risponde solamente a questioni etiche e di responsabilità sociale ma riveste sempre più una dimensione economica: le imprese del Veneto e del Friuli Venezia Giulia che si sono dotate di certificazione di impatto ambientale hanno realizzato performance di crescita migliori nel lungo periodo (+34% di fatturato tra il 2008 e il 2019) rispetto a quelle senza certificazioni (+21% di fatturato nello stesso periodo) e anche nei livelli di redditività (EBITDA dell’8,7% nel 2019 delle aziende con certificazione ambientale rispetto al 7,4% di quelle senza certificazione). Tra le azioni per ridurre l’impatto ambientale sono risultate più adottate (Istat, 2018) quelle legate alla raccolta differenziata e alla gestione dei rifiuti inquinanti e al consumo idrico, mentre solo 1 su 4 risulta aver adottato azioni sul contenimento delle emissioni atmosferiche, mentre resta da potenziare il riutilizzo delle materie prime seconde in processi più integrati di economia circolare, che possono mitigare i rischi di lungo termine legati non solo ai cambiamenti climatici, ma anche alle interruzioni della supply chain e all’indisponibilità delle materie prime, come la pandemia ci ha recentemente mostrato.

Per quanto riguarda la manifattura veneta, un aspetto distintivo è l’alta propensione all’export con valori nettamente superiori alla media nazionale: prima della pandemia le imprese impiegavano il 18% degli occupati totali ed esprimevano il 31,5% del valore aggiunto totale dell’economia (superiore di ben 7 punti percentuali al peso medio nazionale), mentre la propensione all’export (rapporto tra esportazioni e valore aggiunto) era del 43,5% contro il 29,1% nazionale. Grazie a un’elevata competitività le imprese venete tra gennaio e giugno 2021 sono riuscite a riattivare le esportazioni che hanno toccato i 34 miliardi di euro superando, del 5% i valori dello stesso periodo del 2019. Il recupero si è realizzato in modo diffuso a livello settoriale: in particolare la Meccanica, ha superato i 6,4 miliardi di euro (-1% rispetto allo stesso periodo 2019), il Sistema Moda con 6,1 miliardi di euro ha invece superato i valori pre-pandemici (+1%) e la Filiera dei metalli li ha abbondantemente oltrepassati (+12%), spinta anche dall’aumento dei prezzi alla produzione.

Nell’ottica di un rafforzamento degli scambi intra-europei come conseguenza di una revisione delle strategie di approvvigionamento su base continentale, la posizione del Veneto e il suo porto di Venezia rappresentano un importante asset di sviluppo per i futuri traffici che dovrebbero intensificarsi nel Mar Adriatico: il trasporto via mare delle merci delle imprese venete copre il 30% del totale merci, secondo solo al trasporto su gomma (55%). Tra i settori più rilevanti del traffico marittimo si ritrovano la Meccanica, l’alimentare e le bevande ad alta penetrazione sui mercati internazionali.

Le imprese del Veneto e Friuli Venezia Giulia sono consapevoli che per continuare a competere con successo sui mercati internazionali è necessario un cambio di passo per gli investimenti mettendo al primo posto delle loro intenzioni di investimento il potenziamento della digitalizzazione, la R&S, l’ampliamento dei mercati di vendita, la transizione ecologica e l’attenzione alla formazione e al capitale umano (indagine interna giugno 2021

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