Trappola Schlein. E nel Pd parte la caccia all’outsider

Creata in laboratorio e poi sacrificata. È la storia di Elly Schlein. La docente, prodotta dalla Franklin University di Lugano, sembrava essere la soluzione ad arte o meglio ancora la medicina per far restare in vita il Pd. Per dirla in breve, la classica nipote dell’antifascista che poteva raccogliere i voti della sinistra. Un curriculum perfetto, quindi, per scalare il vertice del Nazareno. A bloccargli la corsa, però, è quella stessa setta che prima l’ha portata in cielo e ora le tarpa le ali prima che possa spiccare il volo. L’ultima scoperta nel vivaio degli Scientologist, idioma di quella gioventù fuori dal mondo, avrebbe creato più di qualche perplessità nelle chat del Nazareno. Secondo alcuni non sarebbe adeguata a contrastare Bonaccini, mentre secondo altri sarebbe un essere pensante e quindi incapace di sottostare ai diktat dei soliti noti. Il Jurassik Pd non può mai chiudere. Ecco perchè meglio attrezzarsi, sin da ora, per garantire la sopravvivenza di chi non può e non deve mai estinguersi. Bisogna sempre contenere le ambizioni di quegli esseri, ritenuti in grado di emergere.

A suon di tortellini

Il governatore dell’Emilia Romagna, intanto, avrebbe messo in piedi un’armata di tutto rispetto, che sin dal principio avrebbe messo in ansia la sua vice. Oltre agli ex renziani di Base Riformista, in cerca di riscatto, questo profilo sembrerebbe affascinare la sinistra che non si riconosce in Pierluigi Bersani, sponsor di Paola De Micheli e soprattutto nell’ormai ex ministro Andrea Orlando. Bisogna, poi, tener conto del tour che il viceré di Bologna sta per avviare. Si tratta di una comunicazione a impatto, che schiaccerebbe come un elefante fa con una mosca chi ha 37 anni solo all’ufficio anagrafe. Su Tik Tok un redivivo Silvio Berlusconi gliene darebbe di santa ragione. Ecco perché quel gotha, a cui nulla sfugge, pensa di tagliarla subito dai giochi, evitando l’ennesima brutta figura. Dopo Letta, meglio non riprovare con un altro docente universitario incapace di parlare a quel “popolino”, che poco comprende di politichese. Soprattutto se l’avversario interno è un tale Giuseppe Conte, preferibile evitare ulteriori schemi di palazzo. L’unica persona tra le stanze del Nazareno in grado di parlare con la piazza si chiama solo Nicola Zingaretti. Rispetto al futuro del governatore del Lazio, però, non vengono sciolte le riserve. Molto dipenderà dalla capacità del fratello di Montalbano di trovare un’alternativa vincente per quel palazzo di vetro situato sulla Cristoforo Colombo, su cui ha messo gli occhi una tale Giorgia Meloni.

L’outsider

Chi dovrà, quindi, rallentare la corsa di un incontrollabile Bonaccini? La soluzione tra i burattinai del Nazareno sarebbe già stata trovata. Si tratta di un mister x. Non si sa nulla di lui. Qualcuno dice che sia un uomo dei territori, un amministratore, giovane e in discontinuità col passato. La speranza è che sia davvero così, cosa poco probabile. Altrimenti ci sarebbe semplicemente una noiosa successione. Una corsa solitaria o peggio ancora dove non ci sono avversari in grado di competere, un incubo da evitare per tutti, dai vari De Luca ed Emiliano, che non vogliono bruciarsi in un momento difficile per i progressisti fino a quella sinistra dem distrutta da un Movimento, ormai nuovo baluardo dei compagni. Ecco perché tutti i dem, giovani e meno, devono adoperarsi sin da subito per trovare lo sconosciuto giusto a riaccendere gli entusiasmi ed evitare un’ulteriore disaffezione, che in casa Pd vuol dire morte sicura. Il risultato delle ultime politiche è più di un semplice monito. Errare è umano, perseverare è diabolico.

La corsa alla strada

Nei palazzi e sui marcipiedi, intanto, è corsa alla rabbia. Nessun soggetto politico di minoranza intende rinunciare a sfruttare la grande opportunità venutasi a creare con gli effetti delle sanzioni inflitte alla Russia. La destra al governo, dovrà tenere a bada il malcontento, mentre chi la contrasta dovrà solo cavalcare un’ onda, che se non sarà governata da chi è in Parlamento, diventerà terreno di conquista per quelle forze antisistema in cerca di riscatto dopo l’esclusione del 25 settembre.

Creata in laboratorio e poi sacrificata. È la storia di Elly Schlein. La docente, prodotta dalla Franklin University di Lugano, sembrava essere la soluzione ad arte o meglio ancora la medicina per far restare in vita il Pd. Per dirla in breve, la classica nipote dell’antifascista che poteva raccogliere i voti della sinistra. Un curriculum perfetto, quindi, per scalare il vertice del Nazareno. A bloccargli la corsa, però, è quella stessa setta che prima l’ha portata in cielo e ora le tarpa le ali prima che possa spiccare il volo. L’ultima scoperta nel vivaio degli Scientologist, idioma di quella gioventù fuori dal mondo, avrebbe creato più di qualche perplessità nelle chat del Nazareno. Secondo alcuni non sarebbe adeguata a contrastare Bonaccini, mentre secondo altri sarebbe un essere pensante e quindi incapace di sottostare ai diktat dei soliti noti. Il Jurassik Pd non può mai chiudere. Ecco perchè meglio attrezzarsi, sin da ora, per garantire la sopravvivenza di chi non può e non deve mai estinguersi. Bisogna sempre contenere le ambizioni di quegli esseri, ritenuti in grado di emergere.

A suon di tortellini

Il governatore dell’Emilia Romagna, intanto, avrebbe messo in piedi un’armata di tutto rispetto, che sin dal principio avrebbe messo in ansia la sua vice. Oltre agli ex renziani di Base Riformista, in cerca di riscatto, questo profilo sembrerebbe affascinare la sinistra che non si riconosce in Pierluigi Bersani, sponsor di Paola De Micheli e soprattutto nell’ormai ex ministro Andrea Orlando. Bisogna, poi, tener conto del tour che il viceré di Bologna sta per avviare. Si tratta di una comunicazione a impatto, che schiaccerebbe come un elefante fa con una mosca chi ha 37 anni solo all’ufficio anagrafe. Su Tik Tok un redivivo Silvio Berlusconi gliene darebbe di santa ragione. Ecco perché quel gotha, a cui nulla sfugge, pensa di tagliarla subito dai giochi, evitando l’ennesima brutta figura. Dopo Letta, meglio non riprovare con un altro docente universitario incapace di parlare a quel “popolino”, che poco comprende di politichese. Soprattutto se l’avversario interno è un tale Giuseppe Conte, preferibile evitare ulteriori schemi di palazzo. L’unica persona tra le stanze del Nazareno in grado di parlare con la piazza si chiama solo Nicola Zingaretti. Rispetto al futuro del governatore del Lazio, però, non vengono sciolte le riserve. Molto dipenderà dalla capacità del fratello di Montalbano di trovare un’alternativa vincente per quel palazzo di vetro situato sulla Cristoforo Colombo, su cui ha messo gli occhi una tale Giorgia Meloni.

L’outsider

Chi dovrà, quindi, rallentare la corsa di un incontrollabile Bonaccini? La soluzione tra i burattinai del Nazareno sarebbe già stata trovata. Si tratta di un mister x. Non si sa nulla di lui. Qualcuno dice che sia un uomo dei territori, un amministratore, giovane e in discontinuità col passato. La speranza è che sia davvero così, cosa poco probabile. Altrimenti ci sarebbe semplicemente una noiosa successione. Una corsa solitaria o peggio ancora dove non ci sono avversari in grado di competere, un incubo da evitare per tutti, dai vari De Luca ed Emiliano, che non vogliono bruciarsi in un momento difficile per i progressisti fino a quella sinistra dem distrutta da un Movimento, ormai nuovo baluardo dei compagni. Ecco perché tutti i dem, giovani e meno, devono adoperarsi sin da subito per trovare lo sconosciuto giusto a riaccendere gli entusiasmi ed evitare un’ulteriore disaffezione, che in casa Pd vuol dire morte sicura. Il risultato delle ultime politiche è più di un semplice monito. Errare è umano, perseverare è diabolico.

La corsa alla strada

Nei palazzi e sui marcipiedi, intanto, è corsa alla rabbia. Nessun soggetto politico di minoranza intende rinunciare a sfruttare la grande opportunità venutasi a creare con gli effetti delle sanzioni inflitte alla Russia. La destra al governo, dovrà tenere a bada il malcontento, mentre chi la contrasta dovrà solo cavalcare un’ onda, che se non sarà governata da chi è in Parlamento, diventerà terreno di conquista per quelle forze antisistema in cerca di riscatto dopo l’esclusione del 25 settembre.

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