Ambiente

Trasmutazione nucleare: dalla Svizzera una nuova tecnologia pulita che parla anche italiano

di Redazione -


di ANNALISA TIRRITO
Il dibattito sul nucleare accende anche la campagna elettorale in Italia in vista delle europee, con fronti trasversali ai due schieramenti politici. Il tema è stato sollecitato negli ultimi giorni dalla presa di posizione a favore del nucleare pulito di ultima generazione da parte del neopresidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in una delle sue prime uscite al Festival dell’economia di Trento. E l’opinione pubblica, come dimostra il sondaggio SWG presentato a Pavia in occasione dell’iWeek lo scorso 15 aprile, comincia a dar segni di ripensamento rispetto alle scelte antinucleari del passato. A dimostrazione di quanto il problema sia sentito in tutto il continente, messo a dura prova dall’aumento dei costi energetici dovuto alle crisi in Ucraina e in Medio Oriente, e di come le opinioni pubbliche di altri paesi si stiano riorientando, è doveroso citare il caso Svizzera riportato dal Financial Times: qui, dove la popolazione nel 2017 ha votato contro la sostituzione dei quattro reattori nucleari esistenti dicendosi favorevole a un loro progressivo spegnimento, il Nagra, società cooperativa elvetica per la gestione e l’immagazzinamento dei rifiuti radioattivi, ha riconosciuto pochi giorni fa che la tecnologia della trasmutazione, a cui sta lavorando la ginevrina Transmutex, potrebbe abbattere dell’80% il volume delle scorie altamente radioattive.
“La trasmutazione – spiega Lorenzo Cattoni, ingegnere italiano impegnato nel settore ricerca di questa start up elvetica – con l’impiego del torio, permette di utilizzare le scorie radioattive delle vecchie centrali a fissione come carburante, trasformandole in elementi meno radioattivi e producendo energia. Questo fenomeno e la sua possibile applicazione sono stati scoperti e ideati dal premio Nobel italiano per la fisica Carlo Rubbia: un fascio di protoni, fornito da un acceleratore di particelle, investe un bersaglio, nel nostro caso del piombo, generando neutroni ad elevata energia capaci di trasmutare i rifiuti a lunga vita più critici, come il plutonio, provenienti dai reattori a fissione tradizionali, che hanno una vita radioattiva di centinaia di migliaia di anni, in elementi che decadono radioattivamente in poche centinaia di anni, più facilmente ed economicamente gestibili”.
Produrre energia pulita senza produrre scorie nucleari a lunga vita è infatti il principio sul quale si basa questa tecnologia, priva di emissioni di anidride carbonica e senza le sfide tradizionali poste dalle centrali atomiche esistenti, capace di fornire elettricità a costi competitivi. Con la trasmutazione nucleare, gli elementi più radioattivi vengono trasformati in altri elementi meno radioattivi, producendo energia attraverso l’utilizzo di un reattore sottocritico veloce in cui un fascio di particelle, prodotto da un acceleratore accoppiato, entra nel nocciolo per mantenere attiva la reazione a catena che in questo modo non può autoalimentarsi. Senza l’alimentazione del fascio, il reattore si spegne entro due millisecondi, rendendo impossibili gli incidenti finora accorsi nelle centrali nucleari tradizionali. Inoltre, grazie all’impiego del torio, è possibile riutilizzare in modo molto efficiente le scorie radioattive delle vecchie centrali a fissione come carburante. Le nuove centrali a trasmutazione permetteranno quindi di produrre energia sicura smaltendo i vecchi rifiuti radioattivi, sfruttando interamente il combustibile e producendo elettricità in modo continuo e in grandi quantità senza emissioni di gas serra.
“Ridurre il tempo di vita dei rifiuti nucleari e riciclarli come nuova fonte di energia – dichiara il CEO di Transmutex, Franklin Servan-Schreiber (nella foto) – sono entrambi fattori determinanti per rendere sostenibile il ricorso al nucleare. Siamo grati all’agenzia svizzera Nagra per aver validato i risultati del nostro studio, che promette di ridurre il tempo di vita dei rifiuti radioattivi ad alta attività da un tempo stimato di un milione di anni a circa 500 anni”.
Si resta in attesa che anche in Italia si rinsavisca, abbandonando posizioni ideologiche e pregiudiziali in favore dell’energia nucleare pulita: le tecnologie esistono, e vi lavorano anche degli italiani. Ma non nel nostro Paese.


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