Trenta caccia cinesi invadono lo spazio aereo di Taiwan. Guerra alle porte?

È sempre più alta la tensione tra Cina e Stati Uniti. La situazione di Taiwan sta deteriorando i rapporti tra le due potenze, tanto che il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, è arrivato a parlare di “pace a rischio” nello Stretto di Formosa. Ieri trenta aerei militari cinesi, di cui 22 caccia, hanno violato lo spazio aereo di Taiwan. Si tratta della più grande incursione dal 23 gennaio scorso, quando Pechino invase lo spazio aereo dell’isola di Formosa con 39 aerei militari. Sul piano diplomatico è la risposta cinese alla visita a sorpresa della senatrice Usa democratica, Tammy Duckworth, a Taipei. La Cina, che considera Taiwan parte integrante del proprio territorio, ha più volte protestato formalmente con gli Stati Uniti, giudicando l’attivismo americano nei confronti di Taipei come un attacco alla propria sovranità territoriale.

Sotto la presidenza di Joe Biden gli Stati Uniti hanno rilanciato con maggiore forza il proprio attivismo nel Pacifico. Dal rafforzamento del Quad, l’alleanza strategica con India, Giappone e Australia, all’istituzione dell’Ipef, la partnership economica a cui per il momento hanno aderito 13 Paesi dell’area, un eventuale accordo economico Usa-Taiwan sarebbe il tassello finale del piano americano per contrastare l’influenza cinese nel Pacifico. Ma anche la goccia che potrebbe far traboccare il vaso e convincere Pechino a passare dalle minacce ad una vera e propria operazione militare. Per questo per il momento l’isola autogovernata è stata lasciata fuori dagli accordi promossi dagli Usa, che però continuano a piccoli passi nella loro politica di avvicinamento a Taiwan.

Per ora dunque restano solo schermaglie diplomatiche, ma un audio diffuso nei giorni scorsi da un’attivista cinese anti-governativa racconterebbe di un’invasione cinese ormai imminente. Pechino starebbe pianificando di attaccare Taiwan con almeno 140 mila uomini, quasi mille navi e droni. Questo in sintesi sarebbe il contenuto di una presunta intercettazione di 52 minuti tra l’Esercito popolare di liberazione e i vertici della provincia di Guangdong. A livello tecnologico poi alcune aziende sarebbero pronte a mettere a disposizione dell’invasione 16 satelliti “in orbita terrestre ultra-bassa” per osservare con precisione quello che accade sul terreno. L’ipotesi di un intervento militare di Pechino susciterebbe la reazione statunitense. Questo almeno è quello che ha assicurato Joe Biden intervenendo da Tokyo: “Se la Cina invaderà Taiwan interverremo”.  Se fino a poco tempo fa una possibile guerra nel Pacifico, a quasi ottant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, sembrava fantascienza, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina l’ipotesi di una possibile escalation nella regione deve essere presa seriamente in considerazione.

È sempre più alta la tensione tra Cina e Stati Uniti. La situazione di Taiwan sta deteriorando i rapporti tra le due potenze, tanto che il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, è arrivato a parlare di “pace a rischio” nello Stretto di Formosa. Ieri trenta aerei militari cinesi, di cui 22 caccia, hanno violato lo spazio aereo di Taiwan. Si tratta della più grande incursione dal 23 gennaio scorso, quando Pechino invase lo spazio aereo dell’isola di Formosa con 39 aerei militari. Sul piano diplomatico è la risposta cinese alla visita a sorpresa della senatrice Usa democratica, Tammy Duckworth, a Taipei. La Cina, che considera Taiwan parte integrante del proprio territorio, ha più volte protestato formalmente con gli Stati Uniti, giudicando l’attivismo americano nei confronti di Taipei come un attacco alla propria sovranità territoriale.

Sotto la presidenza di Joe Biden gli Stati Uniti hanno rilanciato con maggiore forza il proprio attivismo nel Pacifico. Dal rafforzamento del Quad, l’alleanza strategica con India, Giappone e Australia, all’istituzione dell’Ipef, la partnership economica a cui per il momento hanno aderito 13 Paesi dell’area, un eventuale accordo economico Usa-Taiwan sarebbe il tassello finale del piano americano per contrastare l’influenza cinese nel Pacifico. Ma anche la goccia che potrebbe far traboccare il vaso e convincere Pechino a passare dalle minacce ad una vera e propria operazione militare. Per questo per il momento l’isola autogovernata è stata lasciata fuori dagli accordi promossi dagli Usa, che però continuano a piccoli passi nella loro politica di avvicinamento a Taiwan.

Per ora dunque restano solo schermaglie diplomatiche, ma un audio diffuso nei giorni scorsi da un’attivista cinese anti-governativa racconterebbe di un’invasione cinese ormai imminente. Pechino starebbe pianificando di attaccare Taiwan con almeno 140 mila uomini, quasi mille navi e droni. Questo in sintesi sarebbe il contenuto di una presunta intercettazione di 52 minuti tra l’Esercito popolare di liberazione e i vertici della provincia di Guangdong. A livello tecnologico poi alcune aziende sarebbero pronte a mettere a disposizione dell’invasione 16 satelliti “in orbita terrestre ultra-bassa” per osservare con precisione quello che accade sul terreno. L’ipotesi di un intervento militare di Pechino susciterebbe la reazione statunitense. Questo almeno è quello che ha assicurato Joe Biden intervenendo da Tokyo: “Se la Cina invaderà Taiwan interverremo”.  Se fino a poco tempo fa una possibile guerra nel Pacifico, a quasi ottant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, sembrava fantascienza, dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina l’ipotesi di una possibile escalation nella regione deve essere presa seriamente in considerazione.

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