Treu: in Europa occorre puntare sull’economia sociale

L’economia sociale come settore di punta per una nuova visione dell’Europa. è stato questo  il tema al centro del convegno, organizzato nei giorni scorsi da Cnel, Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro, e ministero dell’Economia e Finanze, “Quali opportunità per l’Italia dall’Action plan for the social economy?”, l’iniziativa della Commissione Europea per promuovere l’economia sociale, creare posti di lavoro e favorire in modo concreto una ripresa equa e inclusiva e le transizioni verde e digitale

“L’innovazione che dobbiamo attuare – ha detto il presidente del Cnel Tiziano Treu – non è solo finanziaria e tecnica, ma è anche sociale: è un settore di punta” e l’Action plan for the social economy dell’Unione Europea “è un altro segno, non scontato, di una nuova visione dell’Europa. Non solo un nuovo tipo di sviluppo economico più sostenibile, speriamo positivo, sostenuto, ma una scoperta di un potere sociale dell’Europa, che è sempre stato un po’ in ombra”.

“Abbiamo visto il segno già importantissimo del Next Generation Eu e questo è un altro segno, non scontato, parallelo al social pillar europeo”, ha proseguito Treu, ricordando che “è una questione vecchia e ora l’Action Plan dà strumenti a una realtà già imponente. Le entità dell’economia sociale sono 2,8 milioni in Europa, con quasi 14 milioni di persone coinvolte. E i risultati ci saranno anche dal punto di vista dell’economia, perché la ripresa sociale delle varie organizzazioni che si occupano del sociale ha un valore anche economico”.

“La prima cosa che si dice dell’Action Plan è che ci vuole più visibilità e riconoscimento di questa realtà: è poco visibile spesso e su questo l’Europa si impegna a fare comunicazione, studio, diffondere dati e su questo noi vorremmo farlo per l’Italia. La seconda – ha detto ancora il presidente del Cnel – è che questo filone nuovo è coerente, molto più forte del passato, con la nuova visione di sviluppo iscritta nel Next Generation. Terza indicazione che dà: servono investimenti mirati, ma un impegno della comunità civile. Questo tipo di economia, più di quella tradizionale, vive se è immersa nei territori, se è di prossimità e se è sostenuta”.

“L’Europa vuole stabilire degli stimoli perché questo si sviluppi: questo settore dell’economia ha grandi potenzialità di risorse umane, compatibili con gli orizzonti di sviluppo, ma ovviamente ha bisogno di competenze. Il mondo variegato delle attività sociali deve rafforzarsi e l’Ue ha immaginato di strutturarsi. È un’opera che dovrà durare almeno il periodo del Next Generation Eu, dovremmo monitorare come vanno le cose per vedere se siamo all’altezza delle indicazioni fornite. Queste cose si valutano dall’impatto sociale: tutte queste attività si devono verificare nella loro ricaduta economica e sociale”, ha concluso Treu.

L’economia sociale come settore di punta per una nuova visione dell’Europa. è stato questo  il tema al centro del convegno, organizzato nei giorni scorsi da Cnel, Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro, e ministero dell’Economia e Finanze, “Quali opportunità per l’Italia dall’Action plan for the social economy?”, l’iniziativa della Commissione Europea per promuovere l’economia sociale, creare posti di lavoro e favorire in modo concreto una ripresa equa e inclusiva e le transizioni verde e digitale

“L’innovazione che dobbiamo attuare – ha detto il presidente del Cnel Tiziano Treu – non è solo finanziaria e tecnica, ma è anche sociale: è un settore di punta” e l’Action plan for the social economy dell’Unione Europea “è un altro segno, non scontato, di una nuova visione dell’Europa. Non solo un nuovo tipo di sviluppo economico più sostenibile, speriamo positivo, sostenuto, ma una scoperta di un potere sociale dell’Europa, che è sempre stato un po’ in ombra”.

“Abbiamo visto il segno già importantissimo del Next Generation Eu e questo è un altro segno, non scontato, parallelo al social pillar europeo”, ha proseguito Treu, ricordando che “è una questione vecchia e ora l’Action Plan dà strumenti a una realtà già imponente. Le entità dell’economia sociale sono 2,8 milioni in Europa, con quasi 14 milioni di persone coinvolte. E i risultati ci saranno anche dal punto di vista dell’economia, perché la ripresa sociale delle varie organizzazioni che si occupano del sociale ha un valore anche economico”.

“La prima cosa che si dice dell’Action Plan è che ci vuole più visibilità e riconoscimento di questa realtà: è poco visibile spesso e su questo l’Europa si impegna a fare comunicazione, studio, diffondere dati e su questo noi vorremmo farlo per l’Italia. La seconda – ha detto ancora il presidente del Cnel – è che questo filone nuovo è coerente, molto più forte del passato, con la nuova visione di sviluppo iscritta nel Next Generation. Terza indicazione che dà: servono investimenti mirati, ma un impegno della comunità civile. Questo tipo di economia, più di quella tradizionale, vive se è immersa nei territori, se è di prossimità e se è sostenuta”.

“L’Europa vuole stabilire degli stimoli perché questo si sviluppi: questo settore dell’economia ha grandi potenzialità di risorse umane, compatibili con gli orizzonti di sviluppo, ma ovviamente ha bisogno di competenze. Il mondo variegato delle attività sociali deve rafforzarsi e l’Ue ha immaginato di strutturarsi. È un’opera che dovrà durare almeno il periodo del Next Generation Eu, dovremmo monitorare come vanno le cose per vedere se siamo all’altezza delle indicazioni fornite. Queste cose si valutano dall’impatto sociale: tutte queste attività si devono verificare nella loro ricaduta economica e sociale”, ha concluso Treu.

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