Trieste chiama Banksy

di Benedetta Basile

Di recente il celebre street artist Bansky ha espresso la sua opinione riguardo la guerra e lo ha fatto a modo suo, condividendo sui social le nuove opere che ha realizzato in Ucraina.
Pochi giorni fa, invece, ha diffuso un post in cui si prendeva gioco del famoso brand di moda Guess, colpevole di aver realizzato una collezione di magliette e felpe raffigurati alcune sue opere senza autorizzazione.
Bansky segna la sua presenza anche in Italia, precisamente nel Salone degli Incanti a Trieste, con la mostra “The Great Comunicator Bansky. Unauthorized exhibition”. Sì, non autorizzata perché quando si tratta di dover contattare l’artista, sorge un problema: chi firma queste opere?
Quel che è certo è che sta dimostrando di saper “giocare” con la comunicazione in maniera esemplare.
L’esposizione, curata da Giovanni Mercurio e fortemente voluta dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dal comune di Trieste, in collaborazione con Madeinart, presenta 60 opere, tra cui la famosa e gigantesca “People who enjoy waving flags don’t deserve to have one”, che rappresenta un angelo caduto. Questa si trova al centro della prima sala, una posizione “d’onore”, viste le sue rare opportunità di poterla ammirare, provenendo da una collezione privata. C’è da scommettere che lo street artist dirà la sua anche su questa mostra. Nell’attesa gli appassionati, non solo aspettano la sua prossima “mossa”, ma continuano ad interrogarsi su quale sia la sua identità.
Al momento le ipotesi più accreditate sono che si tratti di un collettivo, oppure che dietro queste misteriose vesti si nasconda Robert De Naja, il leader del gruppo musicale britannico, Massive Attack.
“Bansky ormai è un brand riconoscibilissimo e ora non credo importi più di tanto conoscere il suo nome” afferma Mercurio, uno dei massimi esperti dello street artist. “Sappiamo per certo che è nato a Bristol e che ha 50 anni. Da curatore ho tentato più volte di mettermi in contatto con lui: fare una mostra su un artista senza la sua collaborazione è complesso, tanto che oggi le sue opere sono di difficilissimo reperimento”.
In effetti l’organizzazione di una esposizione dedicata a Bansky al momento si presenta con non pochi ostacoli. La maggior parte delle sue opere sono sui muri di svariate città e, purtroppo, molte sono anche in condizioni non ottime. Quelle incorniciate in serigrafie, create dagli stencil, firmate e siglate, invece, sono diventate complementi di arredo di molte case di personaggi facoltosi. Ad esempio, una famosa coppia di collezionisti, o meglio, ex coppia, sono Angelina Jolie e Brad Pitt. Altre ancora sono in mano agli speculatori, che le prestano alle mostre solo per cifre da capogiro.
Questo è uno dei motivi per cui questa mostra a Trieste è un piccolo “gioiello”. Girando per le sale si ripercorre la carriera, dai primi “autoritratti” fotografici, dove ovviamente il suo volto non viene mai svelato ai lavori più recenti fotografie, poster, copertine di dischi, piccole sculture e manifesti.
Viene approfondita sicuramente la tecnica dello stencil, grazie al quale l’opera viene divisa in strisce da dipingere sul muro in negativo, per un’azione rapida e veloce, molto spesso in notturna. Da tutte le opere di Bansky emerge in maniera evidente la sua sorprendente capacità di comunicare.
“The great communicator era il claim con cui Ronald Regan, presidente americano negli anni Ottanta, si era presentato in campagna elettorale: sappiamo che non fu all’altezza del motto” commenta Giovanni Mercurio, “abbiamo pensato, ribaltando il punto di vista, di accostare a Bansky proprio lo slogan conservatore, per dimostrare quanto lui sia invece un comunicatore efficace della nostra epoca”.
Il suo stile è decisamente inconfondibile, spazia dall’interpretazione ironica di politici, regnati alle celebri metafore il tutto condito con una buona dose di sarcasmo. Il messaggio di Bansky è sempre chiaro, non fraintendibile, e arriva in modo particolarmente diretto a chi in quel momento si trova davanti a una sua creazione.
Ai ragazzini è dedicata una delle sue opere più delicate, la celebre “Girl with Ballon” e “Napalm”.
Sarà possibile ammirare le opere di questo misterioso artista presso Il Salone degli Incanti ancora fino al 10 aprile.

di Benedetta Basile

Di recente il celebre street artist Bansky ha espresso la sua opinione riguardo la guerra e lo ha fatto a modo suo, condividendo sui social le nuove opere che ha realizzato in Ucraina.
Pochi giorni fa, invece, ha diffuso un post in cui si prendeva gioco del famoso brand di moda Guess, colpevole di aver realizzato una collezione di magliette e felpe raffigurati alcune sue opere senza autorizzazione.
Bansky segna la sua presenza anche in Italia, precisamente nel Salone degli Incanti a Trieste, con la mostra “The Great Comunicator Bansky. Unauthorized exhibition”. Sì, non autorizzata perché quando si tratta di dover contattare l’artista, sorge un problema: chi firma queste opere?
Quel che è certo è che sta dimostrando di saper “giocare” con la comunicazione in maniera esemplare.
L’esposizione, curata da Giovanni Mercurio e fortemente voluta dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dal comune di Trieste, in collaborazione con Madeinart, presenta 60 opere, tra cui la famosa e gigantesca “People who enjoy waving flags don’t deserve to have one”, che rappresenta un angelo caduto. Questa si trova al centro della prima sala, una posizione “d’onore”, viste le sue rare opportunità di poterla ammirare, provenendo da una collezione privata. C’è da scommettere che lo street artist dirà la sua anche su questa mostra. Nell’attesa gli appassionati, non solo aspettano la sua prossima “mossa”, ma continuano ad interrogarsi su quale sia la sua identità.
Al momento le ipotesi più accreditate sono che si tratti di un collettivo, oppure che dietro queste misteriose vesti si nasconda Robert De Naja, il leader del gruppo musicale britannico, Massive Attack.
“Bansky ormai è un brand riconoscibilissimo e ora non credo importi più di tanto conoscere il suo nome” afferma Mercurio, uno dei massimi esperti dello street artist. “Sappiamo per certo che è nato a Bristol e che ha 50 anni. Da curatore ho tentato più volte di mettermi in contatto con lui: fare una mostra su un artista senza la sua collaborazione è complesso, tanto che oggi le sue opere sono di difficilissimo reperimento”.
In effetti l’organizzazione di una esposizione dedicata a Bansky al momento si presenta con non pochi ostacoli. La maggior parte delle sue opere sono sui muri di svariate città e, purtroppo, molte sono anche in condizioni non ottime. Quelle incorniciate in serigrafie, create dagli stencil, firmate e siglate, invece, sono diventate complementi di arredo di molte case di personaggi facoltosi. Ad esempio, una famosa coppia di collezionisti, o meglio, ex coppia, sono Angelina Jolie e Brad Pitt. Altre ancora sono in mano agli speculatori, che le prestano alle mostre solo per cifre da capogiro.
Questo è uno dei motivi per cui questa mostra a Trieste è un piccolo “gioiello”. Girando per le sale si ripercorre la carriera, dai primi “autoritratti” fotografici, dove ovviamente il suo volto non viene mai svelato ai lavori più recenti fotografie, poster, copertine di dischi, piccole sculture e manifesti.
Viene approfondita sicuramente la tecnica dello stencil, grazie al quale l’opera viene divisa in strisce da dipingere sul muro in negativo, per un’azione rapida e veloce, molto spesso in notturna. Da tutte le opere di Bansky emerge in maniera evidente la sua sorprendente capacità di comunicare.
“The great communicator era il claim con cui Ronald Regan, presidente americano negli anni Ottanta, si era presentato in campagna elettorale: sappiamo che non fu all’altezza del motto” commenta Giovanni Mercurio, “abbiamo pensato, ribaltando il punto di vista, di accostare a Bansky proprio lo slogan conservatore, per dimostrare quanto lui sia invece un comunicatore efficace della nostra epoca”.
Il suo stile è decisamente inconfondibile, spazia dall’interpretazione ironica di politici, regnati alle celebri metafore il tutto condito con una buona dose di sarcasmo. Il messaggio di Bansky è sempre chiaro, non fraintendibile, e arriva in modo particolarmente diretto a chi in quel momento si trova davanti a una sua creazione.
Ai ragazzini è dedicata una delle sue opere più delicate, la celebre “Girl with Ballon” e “Napalm”.
Sarà possibile ammirare le opere di questo misterioso artista presso Il Salone degli Incanti ancora fino al 10 aprile.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli