Salute

Tumori e nuove terapie: La frontiera delle donne – Intervista al Professor Giuseppe Vizzielli

di Eleonora Ciaffoloni -


Nuovi approcci, ricerca, e consapevolezza. Questi sono i punti fermi quando si parla della ginecologia oncologica, una sotto-specialità giovane, arrivata in Italia solo negli anni ’90. A parlarcene è Giuseppe Vizzielli, professore associato in Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Udine, specializzato nella cura dei tumori oncologici.
L’8 maggio è stata la giornata mondiale del carcinoma ovarico. Una ricorrenza al suo decimo anno. Cosa sappiamo oggi?
Il tumore all’ovaio è un tumore subdolo, su cui purtroppo non esiste ad oggi la possibilità di una diagnosi precoce. Quello che si consiglia è una visita ginecologica annuale, ma non esiste screening: non c’è modo di fare prevenzione. Per questo la diagnosi, nel 90% dei casi, è tardiva ed esordisce a uno stadio avanzato. Inoltre, spesso i sintomi vengono sottovalutati e la paziente arriva dallo specialista a un terzo o quarto stadio.
 
Cosa si può fare di fronte ad una diagnosi?
Rivolgersi a centri specializzati. Quello ovarico è un tumore raro e la maggiore esperienza nel trattamento amplia la speranza e la possibilità di un percorso di cura. Esistono i centri di riferimento (Hub) con tutte quelle infrastrutture professionali e strutturali per poter fronteggiare al meglio una patologia complessa come il tumore ovarico. Questo richiede un approccio multidisciplinare di alto profilo, con persone dedicate. Quindi prevede all’interno dell’equipe un ginecologo-oncologo, un anatomopatologo dedicato, l’oncologo dedicato, il radioterapista dedicato, il radiologo dedicato e il medico nucleare dedicato. Figure che si riuniscono periodicamente in un “tumor board multidisciplinare” per la valutazione della patologia e della paziente, poiché a ogni tipo di tumore ovarico corrisponde un differente approccio terapeutico.

Quali sono oggi le innovazioni terapeutiche?
Ci sono stati avanzamenti che hanno cambiato l’approccio alla malattia. Intanto, dal punto di vista delle complessità dell’intervento chirurgico. La figura del ginecologo-oncologo riesce a garantire alla donna un approccio chirurgico integrato. È uno specialista che conosce i confini anatomici e culturali in cui muoversi e, soprattutto, conosce i principi per cui si opta per un intervento radicale e demolitivo, sa come effettuarlo ma soprattuto quando farlo, cioè il suo corretto timing. Inoltre, dal primo gennaio 2018, abbiamo le terapia target: ovvero farmaci che colpiscono alcune particolari cellule, qualora queste siano mutate. Quindi oggi abbiamo la possibilità di caratterizzare il tumore ovarico e capire per esempio se la donna è portatrice della mutazione del BRCA. I farmaci target hanno rivoluzionato le percentuali di sopravvivenza e stanno cambiando anche l’evoluzione della patologia. Ciò è importante sia dal punto di vista terapeutico, ma anche dal punto di vista profilattico. Infatti una donna che porta la mutazione sa che ha un rischio del 20/40% in più di sviluppare la patologia e, esaurito il ciclo riproduttivo, ha la possibilità di agire con una asportazione profilattica di ovaie e tube.

Giugno è il mese della consapevolezza del tumore all’utero. Quali sono gli approcci oggi?
È il tumore più frequente nelle donne dopo quello mammario, con circa 5mila casi all’anno. Ancora oggi si tende a sottovalutare il tumore dell’utero: fino a qualche anno fa, l’isterectomia (l’asportazione) veniva banalizzata, cioè operando e asportando l’utero si riteneva di aver risolto il quadro clinico. Viene sottovalutata la semplicità dell’atto chirurgico e non viene centralizzata la cura nei centri di riferimento. Ciò ricade in un aggravamento della prognosi. Mentre abbiamo miglioramenti prognostici eccezionali per il carcinoma dell’ovaio, in quello dell’endometrio non siamo riusciti negli ultimi dieci anni a ottenere un miglioramento della sopravvivenza. Anche in questo caso per esempio è fondamentale il patologo dedicato: perché esiste una classificazione molecolare dell’endometrio per personalizzare il trattamento. Ogni tumore è diverso dall’altro e questo cambia l’indirizzo terapeutico: a seconda del profilo molecolare si decide qual è il più adeguato.
Il tumore alla cervice uterina?
A differenza del tumore ovarico ci sono delle campagne di screening efficaci e che hanno aumentato la diagnosi precoce. È uno dei pochi tumori che nel 70% dei casi è legato all’insorgenza del Papilloma Virus, contro cui abbiamo l’arma efficace del vaccino, che ne abbassa in maniera importante l’incidenza.

Quali i prossimi passi avanti?
La chiave di volta è la ricerca: per fare questo è necessario centralizzare le cure in strutture con personale dedicato: sia per dare possibilità alla ricerca di procedere più speditamente, sia per far accedere alla paziente a delle potenziali cure sperimentali che in un centro non specializzato probabilmente le verrebbero negate.

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