Turi (Commercialisti Napoli): dal Codice dell’insolvenza alla “crisi del debitore”

Una riforma efficace e utile o solo un acceleratore della burocrazia e della molteplicità di procedure da caricare sulle imprese e sul mondo delle professioni ad ese collegate? Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza doveva riformare la disciplina delle procedure concorsuali, semplificare il quadro normativo, soddisfare l’esigenza di certezza del diritto e migliorare in generale l’efficienza del sistema economico del Paese.

Ma ora i professionisti sono ogni giorno alle prese con la “crisi del debitore”, così la definisce Eraldo Turi, presidente dell’Ordine dei commercialisti a Napoli, in vista di un focus previsto per martedì 15 settembre, a partire dalle ore 15.00, nel capoluogo campano.

Il Codice entrato in vigore lo scorso 15 luglio – questo l’assunto di partenza dell’incontro da parte di Turi  – “rappresenta l’ennesima sfida culturale per i professionisti i quali dovranno confrontarsi, volendo citare solo talune delle peculiarità del nuovo testo normativo, con l’universalizzazione delle procedure concorsuali estese ad ogni categoria di debitore, cui aggiungere una nuova visione del rapporto con la “crisi del debitore”, vista la propensione a favorire meccanismi di allerta e composizione tempestiva”.

All’incontro presso la sala conferenze di piazza dei Martiri interverranno Gianpiero Scoppa (presidente della Sezione fallimentare del Tribunale di Napoli), Livia De Gennaro e Marco Pugliese (magistrati della Sezione fallimentare del Tribunale di Napoli), Maria Caputo (consigliere segretario dell’Odcec Napoli), Carolina Rumboldt (vicepresidente della Commissione Diritto della Crisi di Impresa), Immacolata Maria Lorenza Vasaturo, Gioina Iuliano e  l’avvocato Gaetano Caggiano (compenenti della Commissione Diritto della Crisi di Impresa). Le conclusioni saranno affidate al professor Fabrizio Di Marzio (ordinario di Diritto Privato presso l’Università degli studi D’Annunzio di Chieti-Pescara).

“Il nuovo Codice  avrà un impatto significativo sul tessuto economico e sociale, quale riflesso della sua manifestazione giuridica. Tra le altre cose – sostiene il professor Ciro Esposito (presidente della Commissione crisi di impresa e insolvenza dell’Odcec di Napoli) -, si assiste innanzitutto alla universalizzazione delle procedure concorsuali che non riguardano più unicamente gli imprenditori commerciali, essendo estese ad ogni categoria di debitore (imprenditore agricolo, piccolo imprenditore, professionista e consumatore). Anche questi avranno la possibilità di curare la propria crisi accedendo a strumenti concordatari tesi a trovare soluzione alla loro condizione. Ciò, tenuto conto che il legislatore impone al debitore in crisi una cura tempestiva della propria condizione, mettendogli a disposizione vari percorsi di “guarigione”. Ne deriva tuttavia che ove il debitore (sia esso anche consumatore o professionista) non segua la strada della cura tempestiva potrà patire la liquidazione concorsuale di tutto il suo patrimonio, secondo una procedura simile a quello che una volta si chiamava fallimento e che oggi viene qualificato, in maniera più soft, come liquidazione”.

Si cambia tutto per non cambiare nulla, allora? “In questo contesto – aggiunge il presidente della Commissione crisi di impresa e insolvenza -, i professionisti vedono aumentare le loro occasioni di impegno professionale patendo, al tempo stesso, una amplificazione delle responsabilità. Si pensi soltanto alla figura dell’esperto, nominato in sede di composizione negoziata della crisi, o ancora alle ulteriori possibilità di assistenza professionale a vantaggio degli imprenditori in crisi, nella ricerca di soluzioni”.

Si tratta di incarichi – questa la considerazione che verrà approfondita a Napoli –  che richiedono specifiche competenze professionali e che possono condurre a soddisfazioni  ma anche a grandi responsabilità ove si somministri colpevolmente la cura sbagliata, realizzxando anche in questo scenario quelli che in tema di salute vengono definiti senza mezzi termini “accanimenti terapeutici”.  

In più, anche coloro che assumono la carica di membri del collegio sindacale vedono aumentare le loro prerogative di intervento con una amplificazione delle correlative responsabilità.

“Insomma il nuovo Codice, conclude Esposito – al di là dei suoi limiti costituiti da una non facile comprensione delle singole regole e da una certa asistematicità si presenta come una rilevantissima occasione per chi voglia accedere ad una cura tempestiva della “malattia della crisi”, ma al tempo stesso uno strumento di sofferenza per coloro che, noncuranti, non realizzino processi di guarigione, potendo patire la perdita concorsuale di tutto il patrimonio” E avverte: “Non si deve commettere l’errore di pensare che il Codice sia una marea, perché è un diluvio”.

Una riforma efficace e utile o solo un acceleratore della burocrazia e della molteplicità di procedure da caricare sulle imprese e sul mondo delle professioni ad ese collegate? Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza doveva riformare la disciplina delle procedure concorsuali, semplificare il quadro normativo, soddisfare l’esigenza di certezza del diritto e migliorare in generale l’efficienza del sistema economico del Paese.

Ma ora i professionisti sono ogni giorno alle prese con la “crisi del debitore”, così la definisce Eraldo Turi, presidente dell’Ordine dei commercialisti a Napoli, in vista di un focus previsto per martedì 15 settembre, a partire dalle ore 15.00, nel capoluogo campano.

Il Codice entrato in vigore lo scorso 15 luglio – questo l’assunto di partenza dell’incontro da parte di Turi  – “rappresenta l’ennesima sfida culturale per i professionisti i quali dovranno confrontarsi, volendo citare solo talune delle peculiarità del nuovo testo normativo, con l’universalizzazione delle procedure concorsuali estese ad ogni categoria di debitore, cui aggiungere una nuova visione del rapporto con la “crisi del debitore”, vista la propensione a favorire meccanismi di allerta e composizione tempestiva”.

All’incontro presso la sala conferenze di piazza dei Martiri interverranno Gianpiero Scoppa (presidente della Sezione fallimentare del Tribunale di Napoli), Livia De Gennaro e Marco Pugliese (magistrati della Sezione fallimentare del Tribunale di Napoli), Maria Caputo (consigliere segretario dell’Odcec Napoli), Carolina Rumboldt (vicepresidente della Commissione Diritto della Crisi di Impresa), Immacolata Maria Lorenza Vasaturo, Gioina Iuliano e  l’avvocato Gaetano Caggiano (compenenti della Commissione Diritto della Crisi di Impresa). Le conclusioni saranno affidate al professor Fabrizio Di Marzio (ordinario di Diritto Privato presso l’Università degli studi D’Annunzio di Chieti-Pescara).

“Il nuovo Codice  avrà un impatto significativo sul tessuto economico e sociale, quale riflesso della sua manifestazione giuridica. Tra le altre cose – sostiene il professor Ciro Esposito (presidente della Commissione crisi di impresa e insolvenza dell’Odcec di Napoli) -, si assiste innanzitutto alla universalizzazione delle procedure concorsuali che non riguardano più unicamente gli imprenditori commerciali, essendo estese ad ogni categoria di debitore (imprenditore agricolo, piccolo imprenditore, professionista e consumatore). Anche questi avranno la possibilità di curare la propria crisi accedendo a strumenti concordatari tesi a trovare soluzione alla loro condizione. Ciò, tenuto conto che il legislatore impone al debitore in crisi una cura tempestiva della propria condizione, mettendogli a disposizione vari percorsi di “guarigione”. Ne deriva tuttavia che ove il debitore (sia esso anche consumatore o professionista) non segua la strada della cura tempestiva potrà patire la liquidazione concorsuale di tutto il suo patrimonio, secondo una procedura simile a quello che una volta si chiamava fallimento e che oggi viene qualificato, in maniera più soft, come liquidazione”.

Si cambia tutto per non cambiare nulla, allora? “In questo contesto – aggiunge il presidente della Commissione crisi di impresa e insolvenza -, i professionisti vedono aumentare le loro occasioni di impegno professionale patendo, al tempo stesso, una amplificazione delle responsabilità. Si pensi soltanto alla figura dell’esperto, nominato in sede di composizione negoziata della crisi, o ancora alle ulteriori possibilità di assistenza professionale a vantaggio degli imprenditori in crisi, nella ricerca di soluzioni”.

Si tratta di incarichi – questa la considerazione che verrà approfondita a Napoli –  che richiedono specifiche competenze professionali e che possono condurre a soddisfazioni  ma anche a grandi responsabilità ove si somministri colpevolmente la cura sbagliata, realizzxando anche in questo scenario quelli che in tema di salute vengono definiti senza mezzi termini “accanimenti terapeutici”.  

In più, anche coloro che assumono la carica di membri del collegio sindacale vedono aumentare le loro prerogative di intervento con una amplificazione delle correlative responsabilità.

“Insomma il nuovo Codice, conclude Esposito – al di là dei suoi limiti costituiti da una non facile comprensione delle singole regole e da una certa asistematicità si presenta come una rilevantissima occasione per chi voglia accedere ad una cura tempestiva della “malattia della crisi”, ma al tempo stesso uno strumento di sofferenza per coloro che, noncuranti, non realizzino processi di guarigione, potendo patire la perdita concorsuale di tutto il patrimonio” E avverte: “Non si deve commettere l’errore di pensare che il Codice sia una marea, perché è un diluvio”.

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